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Alzare la voce

di Maurizio Maggini 03.11.2006

La Voce che pria s’era innalzata,
sempre però dotta e ascoltata,
per riprovar, severa, il tutto
della rea Casa che niente avea costrutto,

dopo la fausta votazion d’Aprile
fatta si era un poco più soft e flebìle,
anzi talvolta consenziente,
verso l’Unione, cui non mostravasi lo dente.

Perciò s’accinse a commentar del torto,
del quale inver non m’ero accorto,
che il tassista arreca a me consumatore
quando mi porta a casa col motore.

Poi lamentava, dicendosi d’accordo,
laddove io ero per disgrazia sordo,
che in farmacia si sfa’ la ripresina
in quanto non è a sconto l’aspirina.

Pure indiziato fu il nostro panettiere,
che l’inflazion c’infilerebbe nel paniere!
Ma ora la Voce, insieme al Riformista,
s’è fatta meno tenera a sinistra

perché se al fu governo mai si dette lode,
come si può, adesso, fare l’elogio al Prode??
Da San Tommaso era la grazia certa attesa,
di ritrovar del fiacco Pil l’ascesa,

però al momento ci sono solo vecchie e nuove tasse
e gravi dubbi sui sgravi per le masse.
Delle pensioni , sanità, enti e pedaggi
si son scordati gli sprechi e gli svantaggi.

Ci han declassato ingrate le agenzie,
da Luca arrivan scure profezie,
mentre alquanti illustri economisti
non sono più così ottimisti.

E del paese gli infiniti lacci??
Un grido invano si levò "tu lo sviluppo dacci"!
Sì, ma il Bersani ci liberizzò!
Sù, siamo seri, non siamo a Ballarò!

Chiudo e alla Voce quindi raccomando,
d’alzar la voce spesso, e non di quando in quando,
a pro del carro tirato dai pionier del mite ceto medio,
che i pellerossa, delle 11 tribù, han messo sotto assedio.