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La politica economica ha bisogno di buona teoria

di Pietro Garibaldi 11.10.2006
Edmund Phelps ha vinto il premio Nobel per l'Economia per aver definito in modo formale il concetto di disoccupazione di equilibrio. Secondo il quale esiste uno e un solo livello di disoccupazione che rende il mercato del lavoro in equilibrio, ovvero rende le aspettative e le richieste salariali coerenti con la capacità delle imprese a remunerare i lavoratori. Se la politica monetaria è oggi più efficace, e l'inflazione a due cifre un ricordo del passato, lo si deve al modello di Phelps, utilizzato da tutte le banche centrali.

Nel lungo periodo il tasso di disoccupazione tende al suo valore naturale, definito anche tasso di disoccupazione di equilibrio, indipendentemente dal valore dell’inflazione. Nel mercato del lavoro esiste infatti un livello della disoccupazione tale per cui le richieste salariali dei lavoratori coincidono con le effettive possibilità salariali delle imprese. Al livello di disoccupazione naturale, le autorità monetarie non hanno alcuna possibilità di alterare la disoccupazione, e una maggior crescita della massa monetaria si trasforma direttamente in aumento dell’inflazione.

La disoccupazione d’equilibrio

Il concetto della disoccupazione di equilibrio, così come i modelli della sua determinazione, sono oggi insegnati nei corsi intermedi di macroeconomia, e fanno parte del bagaglio di qualsiasi laureato in economia. Le motivazioni del premio Nobel per l’Economia, assegnato dall’accademia svedese all’americano Edmund Phelps, sottolineano però come "il concetto di disoccupazione di equilibrio rappresenti una delle idee più influenti nella macroeconomia degli ultimi cinquanta anni".
Che si tratti di idee ben diffuse è evidente. Ed Phelps ha sviluppato il concetto di disoccupazione di equilibrio nella prima metà degli anni Settanta, e le sue idee sono poi state incorporate in quasi tutti i libri di testo di macroeconomia.
Prima della formalizzazione di Phelps, molti economisti e diversi banchieri centrali, erano convinti che esistesse un trade off, o un’alternativa, tra maggior disoccupazione e minor inflazione. Negli anni Sessanta sembrava esistere una relazione negativa tra disoccupazione e inflazione, e per qualche tempo si diffuse l’idea che i banchieri centrali potessero liberamente scegliere tra le due alternative.
La figura 1 riportata qui sotto mostra questa relazione negli Sessanta. La relazione inversa tra disoccupazione e inflazione, detta anche curva di Phillips, ignorava però il concetto di disoccupazione di equilibrio, e il fatto che nel lungo periodo il mercato del lavoro tende a generare un livello di disoccupazione naturale, indipendentemente da quello di inflazione.
Nel lungo periodo il trade off tra disoccupazione e inflazione non esiste più e la curva di Phillips è verticale. Questa fondamentale scoperta, che in realtà è legata a un’intuizione che per primo ebbe Milton Friedman (premio Nobel nel 1976), ha effettivamente cambiato il modo di condurre la politica monetaria. Mentre l’intuizione di Milton Friedman si fermò a livello discorsivo, Ed Phelps ha proposto un vero e proprio modello formale della disoccupazione di equilibrio.
Nel suo modello il mercato del lavoro non è in grado di eliminare completamente la disoccupazione, in quanto varie imperfezioni e frizioni rendono impossibile un incontro istantaneo tra lavoratori disoccupati e posti vacanti. Ma anche se una certa quota di disoccupazione è inevitabile, esiste uno e un solo livello di disoccupazione che rende il mercato del lavoro in equilibrio, dove l’equilibrio rende le aspettative e le richieste salariali coerenti con la capacità delle imprese a remunerare i lavoratori.

L’importanza del modello

Qualcuno può sostenere che tra l’intuizione di Friedman e la modellizzazione di Phelps non c’è molta differenza, e il premio Nobel di Phelps riflette soltanto la crisi della scienza economica. Ma questa critica ignora l’impatto e l’importanza di modellizzare i concetti economici.
Ai giorni nostri, qualunque dipartimento di ricerca di qualunque banca centrale lavora con una stima del tasso di disoccupazione di equilibrio, e utilizza un modello di previsione e trasmissione della politica monetaria che ruota intorno a tale concetto. Senza modello formale, le autorità monetarie non potrebbero stimare il livello di disoccupazione di equilibrio. L’intuizione del modello di Phelps è semplice: se l’autorità monetaria esplicitamente cerca di sfruttare, nel breve periodo, la relazione negativa tra disoccupazione e inflazione, gli operatori aggiusteranno immediatamente le loro aspettative, rendendo nullo il tentativo di ridurre la disoccupazione, e aumentando invece il tasso di inflazione. La figura 2 mostra infatti chiaramente come, dopo gli anni Sessanta, la curva di Phillips (la relazione negativa tra disoccupazione e inflazione) sia effettivamente sparita. È davvero raro in economia che un’intuizione e una previsione economica siano, col senno di poi, così chiaramente verificate.
Si può così sostenere che la riduzione dell’inflazione negli anni Ottanta e Novanta, osservata in tutti i paesi industrializzati, sia in parte legata ai risultati di Phelps e alla sua teoria della disoccupazione d’equilibrio. La politica monetaria è oggi più efficace, e l’inflazione a due cifre un concetto del passato. Ma gli insegnamenti di Phelps suggeriscono che non esiste buona politica economica senza buona teoria economica.

Per saperne di più

Friedman, M. (1968), "The Role of Monetary Policy", American Economic Review, Vol. 58, 1-17.
Phelps, E. S. (1968a), "Money-Wage Dynamics and Labor-Market Equilibrium", Journal of Political Economy, Vol. 76, 678-711.
Phillips, A. W. (1958), "The Relation between Unemployment and the Rate of Change of Money Wage Rates in the United Kingdom 1861-1957", Economica, Vol. 25, 283-289.

 

Figura 1. Inflazione e disoccupazione in Usa prima degli Anni 70: la curva di Phillips

 

Figura 2. Inflazione e disoccupazione in Usa dopo gli anni 70: la curva di Phillips sparisce