
Con quasi 700 mila domande presentate, quella che si è appena conclusa è di gran lunga la più grande regolarizzazione di lavoratori immigrati mai avvenuta in Europa. È vero che in termini relativi hanno avuto un maggior peso gli oltre 370 mila regolarizzati nel 1998-'99 nella piccola Grecia (neppure 10 milioni di abitanti contro quasi 57 milioni di italiani), ma in Italia questa è la quinta sanatoria in quindici anni e le quattro precedenti hanno consentito di regolarizzare oltre 800 mila immigrati. Questi dati sollevano due domande.
Immigrazione ed economia sommersa
Gli immigrati regolarizzatisi dal 1995 (oltre un milione) erano senza dubbio inseriti nel mercato del lavoro italiano poiché hanno dovuto dichiarare un rapporto o una proposta di lavoro per soddisfare i requisiti delle sanatorie. Perciò, invece di discutere della permeabilità delle nostre frontiere occorrerebbe chiedersi come mai in Italia esista una così forte domanda di lavoro per immigrati. È indubbio che buona parte di questa domanda provenga dall'economia sommersa, che non trova più un'offerta di lavoro locale disposta ad accettarne le cattive condizioni di lavoro e di salario, ma la gran maggioranza interessa un'economia regolare che deve far fronte a una caduta delle nuove generazioni e in particolare di quelle meno istruite e disposte a lavori poco qualificati. Come mostra l'indagine Excelsior, promossa da Unioncamere, ormai da qualche anno le imprese private non agricole prevedono che gli immigrati siano un quarto delle nuove assunzioni (1). E, non trovando queste esigenze soddisfatte dalle magre quote annue di ingresso autorizzato per motivi di lavoro, ricorrono agli immigrati che riescono ad entrare sfuggendo ai controlli.
I motivi del successo della sanatoria
Occorre anche chiedersi, però, perché il numero delle domande presentate nell'ultima sanatoria sia di gran lunga superiore a quanto facevano prevedere tutte le valutazioni, tendenti piuttosto a sottolineare il crescente inserimento degli immigrati nell'economia regolare, in misura molto superiore a quanto risulta dai dati finora diffusi dall'Inps (che considera soltanto i lavoratori stranieri per cui le imprese pagavano un contributo aggiuntivo, ora abrogato (2)). Diversi fattori hanno concorso ad aumentare la platea degli immigrati interessati a regolarizzarsi. Ad un effetto attrazione, proprio di ogni sanatoria annunciata con grande anticipo (in questo caso di parecchi mesi), si è aggiunto un effetto stabilizzazione. Recentemente è molto cresciuta un'immigrazione "pendolare" dall'Europa orientale: giovani che, entrati con un visto turistico o per studio, dopo tre mesi di lavoro in nero ritornano al paese di origine e qualche tempo dopo riemigrano di nuovo con le stesse modalità. Temendo di non riuscire a continuare nel loro pendolarismo e con la prospettiva di regolarizzarsi, questi giovani si sono fermati in Italia. L'arresto di tali flussi di ritorno, di cui non si ha alcuna contabilità, ha determinato l'improvviso aumento dello stock di immigrati non autorizzati.
Ma bisogna non dimenticare la riproduzione endogena della presenza non autorizzata. Purtroppo il Ministero degli Interni non ha mai fornito dati su quanti immigrati abbiano usufruito di più sanatorie, non essendo riusciti a rinnovare il permesso alla scadenza biennale, ma, poiché alcune stime grossolane ci dicono che non sono stati pochi dopo le sanatorie del 1990 e del 1995 (3), è ragionevole pensare che un fenomeno simile si sia verificato anche dopo la regolarizzazione del 1998-'99. Il motivo sta nell'alta instabilità dell'occupazione degli immigrati (benché la percentuale di avviati a tempo determinato sia nettamente inferiore a quella degli italiani), che si accompagna al loro scarso inserimento nella società italiana. Una volta perso il posto di lavoro regolare grazie al quale si sono regolarizzati, parecchi immigrati, pur ancora in possesso di un permesso di soggiorno, ritornano al lavoro nero perché non possono sostenere la più lunga ricerca di un'occupazione in regola (in Italia i disoccupati sono sostenuti più dalla famiglia che non dagli scadenti ammortizzatori sociali e gli immigrati non possono contare sull'aiuto familiare) oppure perché trovano conveniente guadagnare di più "in contanti" nell'ottica di un'immigrazione di breve durata (un'ottica accentuata da politiche sociali e del lavoro poco volte ad integrare e a favorire un insediamento permanente).
I tempi lunghi della regolarizzazione
L'alta instabilità dell'occupazione degli immigrati, dovuta essenzialmente ai settori e alle mansioni in cui sono per lo più occupati, pone seri problemi anche per il funzionamento dell'attuale sanatoria. Poco dopo la chiusura dei termini per la presentazione delle domande, si è avanzata la previsione che occorrerà almeno un anno per esaminarle, ma, considerando che per esaminare quelle molto meno numerose presentate nel 1998 fu necessario un anno e mezzo, è ragionevole temere che i tempi saranno ben superiori. Se l'Istat stima che un italiano su cinque cambia lavoro nel corso di un anno, si può pensare che il turnover annuo dei lavoratori immigrati raggiunga il 25-30%. Ma se un datore di lavoro ha presentato una domanda di regolarizzazione, il futuro beneficiario potrà lasciarlo per trovarne un altro, prima che tale domanda sia accolta? La procedura prevista (datore di lavoro e lavoratore immigrato dovranno presentarsi insieme in Prefettura quando saranno convocati per esaminare la domanda) fa pensare che non possa, di fatto imponendo la non rottura del rapporto di lavoro sino all'accoglimento della domanda di regolarizzazione, che potrà avvenire oltre un anno dalla presentazione.
Il rischio di ingessamento del mercato del lavoro degli immigrati
Si delinea quindi per una quota niente affatto piccola di immigrati e di datori di lavoro un lungo "ingessamento" forzoso dei rapporti di lavoro che li legavano al momento della sanatoria. Poiché il mercato del lavoro ha delle dinamiche che non è possibile comprimere con norme rigide, è però più probabile che di fatto gran parte di tali rapporti si rompano e che molti immigrati stabiliscano nuovi rapporti di lavoro irregolari e non regolarizzabili, cercando magari di assicurarsi una buona disponibilità del vecchio datore di lavoro a presentarsi con lui in Prefettura quando saranno convocati. Un problema simile si pose in occasione della sanatoria iniziata a metà 1998 e chiusa con l'esame delle ultime domande ai primi del 2000. Allora il Ministero del Lavoro lo risolse emanando nel settembre 2000 una circolare che "sanava" retrospettivamente i nuovi rapporti di lavoro contratti dagli immigrati, la cui domanda di sanatoria era stata presentata, ma non ancora accolta. Ora lo stesso Ministero cosa si inventerà in un contesto in cui si vorrebbe ulteriormente irrigidire la gestione del mercato del lavoro degli immigrati?(4)
(1) L. Zanfrini, "Programmare" per competere. I fabbisogni professionali delle imprese italiane e la politica di programmazione dei flussi, Milano, angeli, 2000.
(2) C. Bonifazi e S. Chiri, "Il lavoro degli immigrati in Italia", La questione agraria, n. 1, 2001.
(3) E. Reyneri, "Integrazione nel mercato del lavoro" in Secondo rapporto sull'integrazione degli immigrati in Italia, a cura di G. Zincone, Bologna, Il Mulino, 2001.
(4) Come dimostra la riduzione della durata del permesso di soggiorno per coloro che hanno perso un lavoro e l'abolizione della procedura di ingresso per ricerca del lavoro garantita da uno sponsor.