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La riforma del Patto: la proposta della Commissione

di Andrea Montanino 26.11.2002
Dopo diversi mesi di discussione, il Commissario agli Affari Economici e Monetari Pedro Solbes ha reso pubblica la proposta della Commissione Europea per migliorare il Patto di Stabilità e Crescita. .....

Dopo diversi mesi di discussione, il Commissario agli Affari Economici e Monetari Pedro Solbes ha reso pubblica la proposta della Commissione Europea per migliorare il Patto di Stabilità e Crescita. La strategia della Commissione si articola in cinque punti chiave:

1. Maggiore attenzione all'impatto del ciclo economico sui conti pubblici. La valutazione delle condizioni di bilancio dei singoli paesi aderenti all'Unione Europea andrà condotta in termini strutturali, cioè al netto delle fluttuazioni cicliche e delle manovre che hanno effetti transitori sul bilancio.

2. Rendere il Patto più orientato alla crescita economica e all'occupazione. Una deviazione "temporanea" dall'equilibrio strutturale dei conti pubblici può essere accettata a patto che serva ad implementare riforme strutturali. Queste infatti potrebbero avere un impatto inizialmente negativo sui conti pubblici ma benefici nel lungo periodo. Deve pero' essere garantita la stabilità complessiva delle finanze pubbliche: in particolare, prima di proporre una deviazione, il paese in questione deve avere un debito pubblico al di sotto del 60% in rapporto al PIL e il bilancio inizialmente in pareggio. Una deviazione dal pareggio di bilancio più di tipo permanente può altresì essere accettata, ma soltanto in quei paesi dove il debito è ben al di sotto del 60% e dove non vi siano rischi di squilibri nel lungo periodo (dovuti, ad esempio, all'impatto dell'invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica). Non si tratta dunque della "golden rule", in quanto non si specificano spese pubbliche (in particolare investimenti) da considerare al di fuori delle regole correnti del Trattato e del Patto (si veda al proposito Blanchard e Giavazzi).

3. Definizione di un sentiero di aggiustamento per i paesi che non hanno ancora raggiunto il pareggio di bilancio. Come già annunciato a fine settembre da Prodi e Solbes, i paesi non virtuosi si dovranno impegnare ad un aggiustamento strutturale di almeno lo 0.5% del Pil ogni anno, fino a che non raggiungeranno il pareggio di bilancio.

4. La sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche diventa un obiettivo centrale del Patto. A questo riguardo, maggiore attenzione rispetto al passato verrà dedicata alla dinamica del debito pubblico, rendendo operativa la lettera del Trattato di Maastricht che richiede ai paesi che non hanno ancora raggiunto il 60% nel rapporto debito/PIL di ridurre il debito ad un "tasso soddisfacente".

5. Politiche fiscali espansive in periodi di crescita sostenuta dovranno in genere essere evitate. Tra le ragioni delle attuali difficoltà di bilancio in diversi paesi Europei vi è certamente l'allentamento del processo di consolidamento fiscale nel biennio 1999-2000, quando la crescita economica è stata relativamente sostenuta. Per evitare il ripetersi di tali circostanze, la Commissione ritiene che politiche espansive pro-cicliche vadano di fatto considerate come una violazione del Patto di Stabilità e Crescita.

In generale, l'insieme della proposta mira a spostare l'attenzione da aspetti meramente contabili e di breve periodo al ruolo che finanze pubbliche sane hanno nello stimolare la crescita economica e nel favorire la sostenibilità nel lungo periodo. La qualità della spesa pubblica e la composizione dell'aggiustamento fiscale diventano allora punti cardine del Patto ma non a scapito del rigore economico, in quanto il vincolo del 3% nel rapporto deficit/PIL sancito nel Trattato di Maastricht non viene messo in discussione. Anche il principio del "bilancio vicino al pareggio" fissato nel Patto non cambia. Ciò che cambia è la sua interpretazione, aprendo a trattamenti differenziati tra paesi in modo da combinare il rigore con la flessibilità.

La maggiore attenzione al debito pubblico riguarda da vicino l'Italia dove quest'anno il rapporto debito/PIL dovrebbe rimanere pressoché costante (si veda anche Gros). Secondo il Trattato di Maastricht la procedura di deficit eccessivo (quella cioè appena intrapresa nei confronti della Germania) si dovrebbe applicare anche in quei casi in cui il debito non si riduce in maniera soddisfacente. L'ambiguità del testo ha fatto si' che fino ad ora in nessun paese sia mai stata aperta una procedura relativa alla dinamica del debito e rendere operativo un criterio del debito significa nient'altro che esplicitare il Trattato. Ai paesi membri verrà richiesto di delineare una chiara strategia di riduzione, che sia compatibile con il Trattato: per l'Italia, ciò significa intraprendere di nuovo un percorso di riduzione, che renda le finanze pubbliche più sostenibili nel lungo periodo.

La Commissione dunque si prepara ad una interpretazione del Patto che tenga conto delle specificità di ogni paese, per favorire la crescita economica ma salvaguardando al contempo il rigore dei conti pubblici.

 

 

* Le opinioni espresse non coinvolgono in nessun modo le Istituzioni di appartenenza.

 

Per saperne di più
La Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo (27 novembre 2002): Strengthening the co-ordination of budgetary policies