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I programmi elettorali sulla regolamentazione del lavoro

di Pietro Garibaldi 04.04.2006
La Casa delle libertà si limita a indicare la riforma Biagi tra le trentasei approvate dal Governo. E a promettere la creazione di un altro milione di posti di lavoro. Più articolato il programma dell'Unione. Due i punti centrali: la modifica della legge 30 e la riforma degli ammortizzatori sociali, partendo dal presupposto che bisogna distinguere tra flessibilità e precariato. Gli interventi proposti potrebbero facilitare l’accettazione di un mercato del lavoro flessibile. Sono ovviamente onerosi, ma sui finanziamenti il programma non si esprime.

Altrove si discute di cuneo e manovre fiscali sul lavoro. Qui analizziamo la "regolamentazione" del mercato.
I programmi dei due schieramenti sono molto diversi l’uno dall’altro.

Casa delle libertà

Tra i dieci punti del programma del centrodestra non si trova alcuna sezione specificatamente riferita alla regolamentazione del lavoro. Il programma menziona la riforma Biagi come una tra quelle fondamentali approvate dal Governo, preceduta soltanto dalla riforma costituzionale. Il programma elenca trentasei riforme, presumibilmente in ordine di importanza. Si sostiene che il centrodestra al Governo creerà un altro milione di posti di lavoro, specialmente al Sud, ma non offre strumenti nuovi a tal fine. Non vi è menzione della riforma degli ammortizzatori sociali.

Unione

Il programma del centrosinistra è invece molto più articolato, anche in materia di regolamentazione del mercato. Si concentra fondamentalmente su due punti: la modifica della legge Biagi e la riforma degli ammortizzatori sociali. Il programma afferma che è necessario distinguere tra flessibilità e precariato, intervenendo per ridurre quest’ultimo. Prevede perciò la cancellazione di alcune tipologie introdotte dalla legge Biagi, quali il il job on call, lo staff leasing e il contratto di inserimento. Come abbiamo già scritto sul sito , si sa molto poco su queste figure contrattuali. Non vi è, infatti, alcun riferimento statistico ufficiale sulla loro importanza. La legge Biagi è una legge che, al di là della sostituzione delle collaborazioni coordinate con i contratti a progetto, "c’è ma non si vede". È evidente che, nel programma del centrosinistra, alcune delle nuove figure contrattuali hanno un valore simbolico, e l’idea di una loro cancellazione deve essere letta in questa direzione.
Sul lavoro a progetto, il programma del centrosinistra sostiene la necessità di eliminarne "l’utilizzo distorto", con una "graduale armonizzazione dei contributi sociali" intesi qui come contributi previdenziali. In particolare, "occorre garantire una relazione tra versamenti e prestazioni e prevedere che l’innalzamento dei contributi non sia totalmente a carico di questi lavoratori". Quest’ultima frase è molto significativa, ma contiene, a nostro avvisto, una contraddizione interna. Da un lato, il programma auspica un’armonizzazione dei contributi sociali e una relazione tra versamenti e prestazioni, ossia un legame esplicito al sistema pensionistico contributivo, dove l’ammontare della pensione futura è legato all’ammontare dei versamenti. Tuttavia, quando si afferma che l’innalzamento dei contributi non deve essere totalmente a carico di questi lavoratori, si fa riferimento a un finanziamento della fiscalità generale, spezzando quindi il legame contributivo.
Il programma del centrosinistra fa anche riferimento a una profonda riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, con l’incremento e l’estensione dell’indennità di disoccupazione a tutti i lavoratori (anche discontinui, economicamente dipendenti e non subordinati); il riordino e l’armonizzazione dei trattamenti del settore agricolo; la costituzione di una rete di sicurezza universale che protegga tutti i lavoratori nei casi di crisi produttive.
Sono tre interventi molto importanti, e la loro attuazione servirebbe anche a facilitare l’accettazione di un mercato del lavoro flessibile. Si tratta ovviamente di interventi onerosi, specialmente il primo dei tre (anche se manca la quantificazione di quanto si deve incrementare ed estendere l’indennità di disoccupazione), mentre il programma non appare affatto trasparente in termini di finanziamento. Ma quest’osservazione è vera per tutti i programmi, di tutti gli schieramenti, di tutte le democrazie.
Un’altra tema rilvante è quello della rappresentanza sindacale. Pietro Ichino su questo sito ha spesso illustrato la necessità di un deciso intervento in materia. Il programma del centrosinistra dice soltanto che è necessario riprendere il confronto, senza specificare in quale direzione.