
L'abitudine di gridare "al lupo, al lupo!".
Questo il diffuso atteggiamento di chi analizza il livello e la dinamica della spesa sanitaria pubblica in Italia. In realtà i dati indicano che non esiste alcun intrinseco fattore di allarme.
E' innanzi tutto importante tenere presente che non esiste alcun parametro di riferimento rispetto al quale esprimere un giudizio assoluto. Il giudizio non può che essere formulato attraverso un confronto nel tempo e nello spazio.
Cominciamo dai confronti internazionali. Se consideriamo i paesi con un livello di sviluppo simile al nostro, i dati dell'Oecd indicano che la quota di risorse destinata in Italia alla sanità pubblica è inferiore a quella della maggior parte dei paesi sviluppati (
http://www.oecd.org/xls/M00031000/M00031385.xls). Il rapporto spesa pubblica /Pil, pari a 5,9% nel 2000, è inferiore a quello della Germania (8%), della Francia (7,2%), della Danimarca (6,8%), della Norvegia (6,7%), della Svezia (6,6%), del Canada (6,5%), del Belgio (6,2%), della Svizzera (6%), del Giappone (5,9%). Si noti che gli Usa destinano alla sanità pubblica il 5,8% del Pil, una quota piuttosto rilevante se si tiene conto che i programmi pubblici hanno funzioni residuali, ovvero proteggono solo i poveri e gli anziani.Passiamo alla dinamica della spesa. Ancora una volta ci vengono in soccorso i dati Oecd i quali indicano che l'Italia è in controtendenza rispetto agli anni Novanta. A fronte infatti di aumenti quasi generalizzati (che in alcuni casi superano nel decennio il punto di Pil, si vedano Germania, Portogallo, Giappone, Usa e Svizzera) il nostro paese registra un drastico contenimento delle risorse destinate alla sanità pubblica, solo in parte mitigato dal recupero degli ultimi anni Novanta: si passa dal 6,4% del Pil nel 1990 al 5,9% nel 2000.
Anche le proiezioni di medio e lungo periodo della Ragioneria Generale dello Stato (riprese nel Dpef 2003-2006 - pag. 55 - quale supporto tecnico alle ipotesi di intervento,
http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Analisi-Pr/Documenti-/Documento-/Dpef-2003-2006.pdf) non sono allarmanti: fra 50 anni la quota di risorse assorbita dal Ssn sarà pari a 7,2 punti di Pil, un valore inferiore a quello attuale della Germania e pari a quello attuale della Francia!Quali allora le ragioni del diffuso allarme per la spesa sanitaria?
Le ragioni sono in gran parte esterne al sistema sanitario e sono riconducibili, da un lato, allo stato della finanza pubblica (che impone un faticoso percorso di risanamento) e, dall'altro, alla maggiore difficoltà, tecnica e politica, degli altri settori di spesa a spostare il finanziamento dal pubblico al privato. Il grido di allarme sulla spesa sanitaria risponde quindi a esigenze per lo più estranee alle dinamiche della sanità, funzionali più a favorire un progressivo ridimensionamento dell'intervento pubblico nel settore sanitario che a contenerne i costi e a migliorarne l'efficacia.