
Cumulo tra pensioni di anzianità e redditi da lavoro.
Non sono ancora chiari gli elementi dell'applicazione della proposta di legge-delega (dicembre 2001), che si pone esplicitamente l'obiettivo di elevare l'età effettiva di pensionamento, incentivando i lavoratori anziani (dipendenti e non) a posticipare il pensionamento.
Si è già discusso dell'inefficacia dei vantaggi monetari previsti per i lavoratori e di come tali vantaggi sarebbero notevolmente ridotti dal contemporaneo ampliamento delle possibilità di cumulo tra reddito da lavoro e pensione di anzianità.
Proprio sul regime di cumulabilità tra pensione di anzianità e redditi da lavoro sembrano concentrarsi le novità di questi giorni in materia previdenziale. Quest'ultima dovrebbe essere estesa ai lavoratori che abbiano anzianità contributiva pari a 37 anni, con un limite di 57 anni di età (se dipendenti) o 58 anni (se autonomi). E' da notare che i limiti sia di età che di periodo contributivo sono sostanzialmente in linea con i limiti di accesso alle pensioni di anzianità già in vigore (uno sconto di 3 anni di contributi è offerto agli autonomi rispetto alla normativa vigente al 2003).
Carote senza bastoni
Ma tale proposta ricorda una storia di sole carote, senza bastoni. Non sono chiari innanzitutto gli obiettivi, che sembrano molto lontani da quelli degli accordi sottoscritti a Lisbona. Per incentivare davvero l'allungamento della vita lavorativa occorrono premi e penalizzazioni sostanziali sia ai lavoratori che alle imprese. Le possibilità di cumulo che sembrano delinearsi oltre a creare un incentivo a continuare a lavorare (godendo della pensione), rischiano anche di fare un regalo a chi avrebbe comunque continuato. Se l'obiettivo è quello di far emergere il lavoro sommerso di coloro che godono di una pensione di anzianità, questo sarà difficilmente raggiunto da tale provvedimento in presenza di tassazione progressiva dei redditi da lavoro e da pensione. I vantaggi per le casse previdenziali si giocano sulla differenza tra le pensioni di anzianità erogate ai nuovi aventi diritto e i contributi addizionali pagati dai lavoratori che ritarderebbero l'uscita dal mondo del lavoro (e dalle imprese in cui questi lavorano).
Ma il regime di cumulo potrebbe avere effetti perversi anche su questo fronte: quei lavoratori che trovano vantaggioso continuare a lavorare, pagare il contributo e godere della pensione potrebbero essere coloro che, a fronte di pensioni generose, prevedono un modesto esborso contributivo. Saranno i contributi pagati dalle imprese a saldare il conto?