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Disegno di Legge del Ministro Gasparri sul riassetto del settore delle comunicazioni modifica significativamente i vincoli alla concentrazione nel settore dei media. Le nuove misure, tuttavia, non incidono laddove il problema del pluralismo si pone maggiormente, perché non limitano l'eccessiva concentrazione dei canali televisivi generalisti.Il DdL del 6 settembre si presta a molti commenti, ma qui mi soffermerò sui modi con cui la concentrazione di mezzi in capo ad uno stesso operatore è stata trattata, tema cruciale per la garanzia del pluralismo. Le norme vigenti pongono un limite al numero di licenze nazionali in capo ad uno stesso operatore televisivo e severe restrizioni alla partecipazione contemporanea a più mercati dei media.
I tetti antitrust nel Disegno di Legge Gasparri
Il disegno di legge si muove su due fronti.
1.Esso definisce (art.12) una soglia del 20% delle autorizzazioni per la diffusione di programmi televisivi, soglia da applicare nell'attuazione del piano di assegnazione delle frequenze televisive e radiofoniche in tecnica digitale. Il piano frequenze rispetto a cui applicare queste soglie è quindi quello che consentirà la trasmissione di alcune decine di canali, con il passaggio dalla tecnica analogica a quella digitale.
2. Il DdL Gasparri prevede inoltre (art.13) un ulteriore sbarramento del 20%, non più legato alla percentuale di autorizzazioni ma alla massima quota di mercato in termini di fatturato che un singolo operatore può raccogliere nel sistema integrato delle comunicazioni: un'aggregazione dei mercati televisivo, radiofonico, editoriale, di Internet, di produzione cinematografica e fonografica e della pubblicità che vuole richiamare le dinamiche di convergenza e integrazione che sempre più si manifesteranno tra questi segmenti.
I due termini che abbiamo evidenziato in corsivo, tecnica digitale e sistema integrato delle comunicazioni, rappresentano i termini chiave per capire se effettivamente i vincoli posti dal DdL Gasparri consentano di incidere sugli assetti strutturali molto concentrati del sistema italiano, riequilibrando le attuali distorsioni in tema di pluralismo richiamate anche dal Presidente Ciampi.
I vincoli sul numero di canali televisivi
Con la moltiplicazione del numero di canali consentito con il passaggio alla tecnica digitale, oltre ai tradizionali canali generalisti finanziati con pubblicità, vi sarà spazio anche per molti canali che, guardando all'esperienza degli altri paesi, si specializzeranno in determinati generi di programmi, quali sport, film, programmi per ragazzi, ecc. finanziandosi con gli abbonamenti. Le dinamiche concorrenziali dei grandi canali generalisti finanziati con pubblicità, caratterizzate da un forte investimento nel palinsesto e da una forte concentrazione dei ricavi pubblicitari tra i pochi canali vincenti di questa gara, sono tuttavia molto diverse da quelle che si osservano nei canali tematici, caratterizzate dalla specializzazione in piccole nicchie di mercato e dal finanziamento attraverso gli abbonamenti dei telespettatori. Ne deriva una struttura degli ascolti molto diversa, come già si osserva in molti paesi: pochi canali generalisti continueranno a raccogliere la maggioranza della audience, mentre i canali tematici si divideranno piccole quote di telespettatori.
È evidente che, dal punto di vista del pluralismo, quello che preoccupa è la concentrazione eccessiva nel segmento delle televisioni generaliste: detenere due o tre licenze in questo caso può consentire di raggiungere una quota del 30-40% dei telespettatori, mentre tre canali tematici potrebbero raggiungere una audience del 3-4%. Il DdL Gasparri, tuttavia, non fa distinzioni all'interno degli operatori televisivi, ad esempio tra canali finanziati con pubblicità o con abbonamento, e di conseguenza pone apparentemente dei vincoli che tuttavia non sono mai di fatto operativi: con un numero iniziale plausibile di 50 autorizzazioni di canali digitali, nessun operatore televisivo potrà detenere più di 10 autorizzazioni!
I vincoli sul fatturato
Passiamo alla nozione di sistema integrato delle comunicazioni, rispetto a cui sono definite le soglie in termini di fatturato. L'argomento apparentemente è sensato e "moderno": siamo nell'era della convergenza tra comunicazione, telecomunicazioni e Internet, non possiamo continuare a pensare in termini separati a questi mercati e a porre paletti allo sviluppo di operatori integrati e multimediali, come nella legislazione corrente.
Anche in questo caso, tuttavia, vale la considerazione che abbiamo svolto più sopra: le caratteristiche della concorrenza, e il conseguente emergere di operatori dominanti, sono estremamente diverse per la televisione (generalista) rispetto alla radio e soprattutto alla stampa quotidiana: in questi ultimi due comparti il mercato appare più frammentato, l'importanza della dimensione locale permette a molti piccoli operatori di rimanere attivi frenando la crescita di operatori nazionali.
Per comprendere questo punto, basti un dato: i primi due operatori televisivi, Rai e Mediaset, hanno raccolto nel 2001 il 90,7% degli ascolti, mentre i primi due gruppi editoriali, Rcs-Corriere della Sera e L'Espresso-Repubblica hanno, sempre nel 2001, coperto il 31.5% dei lettori di quotidiani (Autorità di Garanzia delle Comunicazioni, Relazione Annuale 2002, p. 102 e 125).
Di conseguenza, se il pluralismo è seriamente posto in discussione dalla concentrazione nel settore televisivo mentre appare sostanzialmente preservato nella struttura frammentata della stampa quotidiana, vorremmo soglie mirate laddove il problema si pone, ad esempio ponendo una soglia di due licenze per le reti generaliste, e non un vincolo che si riferisca ad un insieme composito ed ampio di mercati, accomunati dalla prospettiva della convergenza multimediale ma assai diversi dal punto di vista delle tendenze alla concentrazione.
Definendo invece un aggregato così ampio, qualunque concentrazione, anche pericolosa, in un comparto si diluisce nell'aggregato e una quota del 20% del fatturato può risultare compatibile con il persistere di situazioni di forte concentrazione in alcuni segmenti cruciali del mercato.
In conclusione, le preoccupazioni per gli assetti concentrati del settore delle comunicazioni non sembrano trovare una risposta adeguata nel Disegno di Legge Gasparri: dietro un linguaggio moderno troviamo molti cancelli, ma tutti rigorosamente aperti.