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La guerra aiuterà l'economia?

di Tommaso Monacelli 18.09.2002
Quale effetto può avere un’eventuale guerra all’Irak sull’economia degli Stati Uniti e degli altri paesi? ..........

Quale effetto può avere un'eventuale guerra all'Irak sull'economia degli Stati Uniti e degli altri paesi? Può la guerra innescare una fase espansiva dell'economia statunitense e, indirettamente, di quella mondiale? È azzardato affermarlo.

In primo luogo, i dati danno ben poco sostegno alla tesi che le spese militari abbiano effetti espansivi sull'economia. È invece difficile escludere l'ipotesi che la causalità vada nella direzione opposta, cioè che proprio nelle fasi di espansione i governi trovino il clima favorevole per attuare programmi di spese militari.

In secondo luogo, tra i vari possibili scenari, uno è molto probabile: che il nuovo sforzo militare costringa ad un successivo aumento delle imposte, in chiaro contrasto con la politica finora seguita dall'Amministrazione Bush. Questa misura, oltretutto, sarebbe facilmente prevista dagli operatori economici, con probabili effetti depressivi.

C'è però in molti la fastidiosa sensazione che gli Stati Uniti abbiano fatto ricorso alla guerra in più occasioni per sfuggire ad una recessione divenuta persistente. Non pochi storici hanno sostenuto che la Grande Depressione degli Anni '30 si è dissolta solo con le spese militari della Seconda Guerra Mondiale. C'è chi si spinge ad affermare che l'espansione delle spese militari delle amministrazioni Reagan e Bush negli anni '80 abbia fortemente contribuito all'espansione dell'economia americana degli anni '90. Allora perché non aspettarsi anche questa volta che la crescita delle spese militari rilanci l'economia?

 

Argomenti favorevoli

Vediamo di capire innanzitutto gli argomenti a favore di questa tesi. Innanzitutto, c'è il ruolo delle aspettative. Se si diffonde la convinzione che l'assetto geo-politico corrente non sia più sostenibile, le aspettative di guerra possono contribuire positivamente al ciclo economico, perché ciò riduce almeno l'incertezza, avviando il mondo verso una situazione di maggior stabilità. In secondo luogo, è un fatto che negli Stati Uniti l'industria militare sia tra le più imponenti del Paese e come tale sia un settore trainante della domanda economica complessiva.

 

Argomenti contrari

Tuttavia, gli argomenti in senso contrario non sono certo di minor peso. Non è affatto detto che la prospettiva di una guerra riduca l'incertezza sugli scenari successivi al conflitto. Anzi, l'incertezza potrebbe aumentare, deprimendo la fiducia dei consumatori, scoraggiando gli investimenti a lungo termine, e raffreddando le Borse. Inoltre c'è un aspetto che differenzia una potenziale guerra all'Irak da altri precedenti conflitti, come per esempio quello nel Golfo Persico. Quella guerra costò agli Stati Uniti 61,1 miliardi di dollari (secondo le stime del Congressional Research Service), ma circa 48,4 miliardi furono pagati dagli altri paesi. Questa volta è plausibile immaginare che gli Stati Uniti debbano affrontare un conflitto in sostanziale isolamento. E il governo statunitense prima o poi dovrà finanziare queste spese con aumenti delle imposte. La gente capirà che l'espansione militare oggi comporterà un aumento delle imposte domani, sempre che le imposte non aumentino fin dal primo momento. Un robusto aumento della pressione fiscale, in aperto contrasto con la politica economica seguita dall'Amministrazione Bush finora, non potrà che avere effetti depressivi.

 

Cosa dicono i dati?

Visto che vi sono argomenti validi a sostegno di entrambe le tesi, vale la pena di chiedersi che cosa dicono i dati e l'esperienza del passato sul legame tra crescita delle spese militari e ciclo economico.

In rapporto al Prodotto Interno Lordo (PIL), mentre la spesa pubblica complessiva degli Stati Uniti è sostanzialmente stabile (circa il 20%), la spesa militare mostra un chiaro andamento decrescente (dal 15% del PIL durante la guerra di Corea  a circa il 4% attuale, vedi grafico qui sopra). Le variazioni della spesa militare sembrano dissociate dalle fluttuazioni cicliche del PIL, e molto più ampie e persistenti.

Dal 1947 a oggi, gli Stati Uniti hanno affrontato tre principali conflitti: la guerra di Corea, quella del Vietnam e quella del Golfo. Solo la guerra del Golfo ha avuto inizio durante una recessione. È perciò un laboratorio interessante per la nostra analisi, visto che anche oggi l'economia statunitense si trova in una fase di rallentamento. I dati mostrano che quella guerra non portò ad un aumento significativo delle spese militari, al contrario dei due precedenti conflitti. Dopo il 1992, in particolare, la spesa militare non può aver contribuito all'uscita dalla recessione. Infatti, mentre il PIL riprendeva a crescere, la spesa militare  continuava a contrarsi. Inoltre, i dati mostrano che negli anni '80 la crescita delle spese militari si è avuta in assenza di un effettivo conflitto. E' comunque impossibile che la spesa militare abbia contribuito all'espansione degli anni '90, visto che in tale periodo non ha fatto che contrarsi.

Di recente, gli economisti hanno studiato con attenzione il legame tra variazioni della spesa militare e ciclo economico. La loro conclusione è stata che un aumento della spesa militare determina un'espansione del PIL e delle ore lavorate ma anche una caduta dei salari reali. Tuttavia, quando si guarda alla componente privata del PIL questo effetto positivo è molto modesto: il grosso dell'espansione è proprio quella della spesa pubblica. Non solo. Una crescita della spesa militare comporta una caduta della produttività nel settore manifatturiero, e invariabilmente una successiva crescita delle imposte, ampia e persistente. Se ci si aspetta che le imposte aumentino in futuro, si tenderà a lavorare un po' di più oggi e relativamente meno domani. Questo può forse spiegare l'iniziale, seppur modesto, aumento del PIL che si osserva nei dati, poi compensato dall'effetto recessivo combinato dell'aumento delle imposte e della caduta della produttività.

 

Causalità inversa?

I risultati discussi fin qui si basano sull'ipotesi che sia la variazione della spesa militare a causare variazioni del ciclo economico e non viceversa. Ma una interpretazione alternativa può essere che durante periodi di espansione il governo in carica si avvantaggi del clima politico favorevole e riesca a far approvare aumenti della spesa. Cioè, che sia il ciclo economico a causare variazioni della spesa militare. Possiamo chiedere ai dati di dirci quale tipo di relazione vi sia tra una variazione del PIL oggi e le variazioni della spesa militare nei trimestri successivi. Quello che emerge è che dopo che il tasso di crescita del PIL ha raggiunto il suo picco ci vuole circa un anno perché la spesa militare raggiunga il proprio. È perciò plausibile che sia in realtà il ciclo economico a determinare l'andamento delle spese militari, e non viceversa.

 

Concludendo…

In conclusione, la spesa militare non sembra avere effetti espansivi sul ciclo economico. È perciò azzardato prevedere che una guerra degli Stati Uniti all'Irak allontanerà l'economia americana e mondiale dalle secche della recessione.

 

 

Per saperne di più

Una lista accurata di lavori di ricerca si trova  in http://www.iue.it/ECO/courses/2-2002Perotti.pdf