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CHI PAGA LA DEINDICIZZAZIONE DELLE PENSIONI *

di Massimo Baldini e Daniele Pacifico 13.12.2011

Il blocco dell'adeguamento all'inflazione delle pensioni è indicato spesso come una delle misure inique della manovra Monti. Ma le simulazioni mostrano che se si salvaguardano le pensioni più basse, il mancato aggiustamento ai prezzi chiama a un sacrificio maggiore gli assegni più alti, che di solito sono quelli erogati dall'Inps a pensionati di anzianità usciti dal lavoro negli ultimi anni. La deindicizzazione parziale può essere quindi vista anche come un modo per far contribuire maggiormente al risanamento dei conti chi ha beneficiato di norme ora in via di superamento.

Una delle misure della manovra Monti che più ha sollevato dubbi di scarsa equità riguarda la deindicizzazione integrale delle pensioni al di sopra di una certa soglia. Il testo del decreto legge prevede per il 2012 e il 2013 la sospensione dell’aggiornamento all’indice dei prezzi dell’anno precedente per tutte le pensioni di importo superiore a due volte il trattamento minimo (468 euro al mese per tredici mensilità), ma è probabile che la discussione in Parlamento porti a coprire integralmente gli importi fino a tre volte la soglia.

LE SIMULAZIONI

Per studiare l’impatto di questa scelta sulla distribuzione del reddito e verificare se davvero si tratta di una misura scarsamente equa non è sufficiente conoscere la distribuzione degli importi delle singole pensioni. È possibile infatti che un anziano con pensione bassa viva in un nucleo in cui vi sono altri percettori di reddito o possieda egli stesso altri redditi. Inoltre, bisogna anche tenere conto della possibilità che una persona percepisca diverse pensioni, ciascuna delle quali inferiore al limite a partire dal quale scatta la deindicizzazione, ma nel loro insieme tali da garantire un reddito non basso. I dati relativi a un campione rappresentativo delle famiglie italiane forniscono quindi la migliore fonte per poter valutare l’equità di una manovra. Consideriamo a questo scopo l’indagine Silc (Statistics on income and living conditions) dell’Istat relativa al 2008 (con importi monetari rivalutati al 2012), e su di essa proviamo a simulare l’impatto della deindicizzazione parziale delle pensioni.
La figura 1 mostra quanto peserà il prossimo anno il blocco delle pensioni, in percentuale del reddito disponibile delle famiglie italiane. Si è detto che la misura resterà in vigore due anni: l’impatto complessivo nei due anni dovrebbe essere poco meno del doppio di quanto presentato nella figura, visto che l’inflazione nel prossimo anno è prevista in leggero calo. Nel grafico sono considerate tutte le famiglie, anche quelle che non hanno subito effetti da questa misura, ordinate per decili di reddito disponibile: il primo decile raggruppa il 10 per cento più povero, il decimo il 10 per cento più ricco. Consideriamo quattro diverse ipotesi di deindicizzazione: totale, oltre il trattamento minimo, oppure oltre due o tre volte il minimo. Questo non solo perché è incerto a quale livello verrà alla fine posta la soglia, ma anche per mostrare come cambia l’effetto distributivo della manovra al variare della soglia garantita.

ESENTE IL DECILE PIÙ POVERO

Il profilo dell’impatto distributivo è in effetti molto variabile a seconda della soglia a partire dalla quale le pensioni vengono bloccate. Se sono completamente congelate, l’impatto è chiaramente regressivo, con le perdite maggiori nei decili più bassi. Anche l’indicizzazione delle pensioni solo fino al trattamento minimo manterrebbe un profilo molto regressivo.
Se però si garantiscono totalmente i trattamenti fino a due o tre volte il minimo, e per nulla gli altri, il quadro distributivo cambia: ora l’impatto è progressivo, moderatamente e solo per la prima metà della distribuzione nel caso della copertura fino a due volte il minimo, fortemente nel caso di copertura fino a 1.400 euro al mese. È sufficiente indicizzare le pensioni fino a due volte il minimo per rendere molto modesto l’impatto sui primi due decili. Non si può quindi sostenere che questa parte della manovra sia regressiva.

Figura 1. Perdita da deindicizzazione delle pensioni nel 2012, in percentuale del reddito disponibile delle famiglie (media per decile, tutte le famiglie italiane).

 

La figura 2 conferma i risultati, mostrando come si ripartisce nel 2012 la perdita totale da indicizzazione tra i decili. La figura ci dice, ad esempio, che nel caso di totale deindicizzazione le famiglie del primo decile contribuirebbero al 4 per cento circa del risparmio totale per le casse dello Stato. Con copertura fino a due o tre volte il minimo, il primo decile sarebbe praticamente esente dalla manovra. Si noti che più della metà del risparmio totale viene sempre dai cinque decili meno poveri. Ciò non dovrebbe stupire, se teniamo conto che la diseguaglianza nella distribuzione del reddito tra i pensionati non è molto diversa da quella generale tra tutte le famiglie italiane.

Figura 2. Ripartizione della perdita totale da deindicizzazione nel 2012 per decili (totali per decile, tutte le famiglie italiane)

 

Se si salvaguardano le pensioni più basse, il mancato aggiustamento ai prezzi chiama a un sacrificio maggiore le pensioni più alte, che di solito sono quelle erogate dall’Inps a pensionati di anzianità usciti dal lavoro negli ultimi anni. La deindicizzazione parziale può essere quindi vista anche come un modo per far contribuire maggiormente al risanamento dei conti chi ha beneficiato di norme per il pensionamento anticipato ora in via di superamento.


* Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità degli autori e non impegnano in alcun modo il ministero dell’Economia e delle Finanze, presso il quale Daniele Pacifico presta la propria attività professionale.