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RICETTE SBAGLIATE: PIÙ SPESA IN GERMANIA

di Alberto Alesina e Roberto Perotti 18.06.2010

Sono in molti ad accusare la Germania per la sua politica fiscale prudente, che finirebbe per aggravare la crisi. La cui soluzione sarebbe invece in un'espansione della spesa pubblica tedesca. Ma si tratta di una ricetta sbagliata, frutto di un keynesianismo datato. E' un'illusione credere che un 5 per cento sul Pil di deficit di bilancio in Germania basti per risolvere i problemi di crescita dell'Europa. Che dipendono piuttosto dalle rigidità sul lato dell'offerta, soprattutto nei paesi oggi più in difficoltà.

I leader dell'Unione europea. Da internet

 

In Europa trova molti consensi la seguente spiegazione dei mali europei. Dopo lo shock della riunificazione, la Germania ha cercato di rafforzare la sua competitività in vari modi. La ricetta si è rivelata di grande successo, trasformando il “malato d’Europa” in una economia fortemente competitiva. Ma da questa politica sarebbe  conseguito uno squilibrio con il resto d’Europa perché il surplus di parte corrente della Germania trova il suo rovescio, tra l’altro, nei deficit di parte corrente dei paesi dell’Europa meridionale e in particolare di Spagna, Portogallo e Grecia.
La situazione non ha suscitato particolari preoccupazioni (o almeno non erano in molti a lamentarsene) fino alla crisi finanziaria. Ora però la recessione e i pacchetti di stimolo hanno fatto crescere disavanzi e debiti pubblici in tutta Europa, e in particolare nella parte più vulnerabile dell’Eurozona, l’Europa del Sud.  Di conseguenza praticamente tutti concordano sul fatto che i paesi del Sud Europa (e l’Irlanda) non abbiano altra alternativa che l’adozione di una forte austerità fiscale, qualunque ne sia il costo.
Ma ciò significa che nella situazione attuale questi stessi paesi sono colpiti da due shock negativi sulla domanda
-         la politica deflazionistica della Germania
-         e la loro stessa austerità fiscale.
Secondo l’opinione in voga, questo impone alla Germania una doppia responsabilità: dovrebbe ridurre il suo vantaggio competitivo e stimolare i consumi in quanto è l’unica possibile fonte di domanda in Europa.
Nel brevissimo periodo, entrambi gli obiettivi possono (e debbono) essere raggiunti, secondo l’opinione comune, attraverso l’unico strumento che i politici tedeschi hanno a disposizione: una politica fiscale espansiva, forse accompagnata da una dose di inflazione.

UN PUNTO DI VISTA SBAGLIATO

Si tratta di un punto di vista sostenuto da molti economisti e commentatori in Europa. È anche il punto di vista ufficioso dell’amministrazione americana espresso nella lettera privata inviata dal segretario al Tesoro ai colleghi del G20 nell’ultimo vertice.
Noi invece riteniamo che diagnosi e cura proposta siano sbagliate. Ovviamente, la bilancia dei pagamenti correnti a livello mondiale è sempre in pareggio, quindi il surplus tedesco deve apparire altrove come deficit. Ma è colpa della Germania se è diventata più competitiva? Ed è ragionevole chiedere alla Germania di sopportare il peso di un paese come la Spagna che ha fondato la sua crescita economica degli ultimi quindici anni sull’edilizia, il settore per definizione non-competitivo? Oppure quello di un paese come la Grecia, che fissa l’età della pensione a 53 anni, falsifica i bilanci e così via? Inoltre, la politica fiscale tedesca non è stata particolarmente restrittiva, i suoi miglioramenti di competitività derivano da altri fattori, come le riforme del mercato del lavoro, certo limitate e timide, ma pur sempre riforme.

ANCHE LA CURA È SBAGLIATA E INATTUABILE

A livello normativo, se in questo momento i mercati temono soprattutto il debito pubblico, non si capisce perché quegli stessi mercati dovrebbero accogliere con favore un incremento nell’offerta di debito da parte del paese che vedono come l’ultimo baluardo della disciplina fiscale e monetaria, quando in questo momento quello che più temono è proprio il debito pubblico. Il pericolo maggiore e più immediato oggi sono i timori dei mercati legati all’eccesso di debito in Europa: come un aumento del debito tedesco possa aiutare a mitigare queste paure, non ci è chiaro.
Tanto più che l’effetto immediato di un aumento dell’offerta di debito sarebbe solo indirettamente e parzialmente compensato dalla crescita di altri paesi: una espansione fiscale di dimensioni realistiche in Germania non potrebbe comunque risollevare l’Europa dalla sua crisi e stimolare significativamente la crescita. Affermare una simile ipotesi significa credere in moltiplicatori della spesa pubblica di dimensioni irragionevolmente ampie.
La teoria, e in parte l’evidenza empirica, confermano invece l’idea che il moltiplicatore sia piccolo se non addirittura negativo, anche se ammettiamo che su questo punto c’è molta incertezza. Ma moltiplicatori fiscali keynesiani di ampie dimensioni, come quelli così popolari negli anni Sessanta, oggi sono difficili da difendere sia sul piano teorico che su quello empirico. E se questo è vero per i moltiplicatori interni, quelli internazionali sono ancora più piccoli.

LA CURA È POLITICAMENTE IMPROPONIBIBILE

L’idea che la Germania debba farsi carico dell’Europa e internalizzare tutte le esternalità positive che ne possono derivare (assumendo che ne esistano) è una sfida al realismo politico. Chiedere a un governo di far propri gli interessi di un piccolo e lontano paese significa cacciarsi in un vicolo cieco politico, specialmente in tempi di crisi finanziaria.
Chi sostiene questa sorta di altruismo ammanta spesso i suoi argomenti nel velo del “così facendo, la Germania rafforzerebbe il suo interesse di lungo periodo”. Forse, ma non è per niente chiaro perché l’interesse di lungo periodo della Germania debba comprendere il salvataggio della Grecia o della Spagna. E anche se così fosse, ciò richiederebbe una lungimiranza che nessun governo eletto in genere ha, che sia tedesco o di un altro paese. Sentire i leader dell’ Europa meridionale che accusano i leader tedeschi di miopia è un po’ paradossale!
Il vincolo alla crescita dell’Europa non è la politica fiscale della Germania. Sono le rigidità sul lato dell’offerta che imbrigliano le economie nazionali europee, e in particolare quelle dei paesi dell’Europa del Sud. Fossilizzarsi sul lato della domanda è semplicemente sbagliato – una sorta di keynesianismo datato ed eccessivamente semplificato. Forse, le riforme sul lato dell’offerta sono impossibili, ma non prendiamoci in giro illudendoci che un deficit di bilancio tedesco del 5 per cento invece che del 3 per cento sul Pil sia sufficiente per portare l’Europa fuori da una situazione difficile.

 

* Il testo in lingua originale è pubblicato su Vox.
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