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VOODOO ECONOMICS E TREMONTI

di Tito Boeri e Fausto Panunzi 27.10.2009

Tremonti fa bene a puntare i piedi quando ricorda che l'Europa ci chiede di avere conti pubblici in ordine. L'oggetto del contendere all'interno del governo è l'abolizione dell'Irap e, più in generale, la riduzione della pressione fiscale. Per compensare la perdita di introiti Irap, si parla di possibili riduzioni di spesa, ma di tagli ai cosiddetti consumi intermedi sono lastricate le strade di molte Finanziarie. E l'llusione più pericolosa è quella secondo cui i tagli fiscali non avrebbero conseguenze sul debito o addirittura potrebbero migliorare i conti pubblici.

Siamo al di sopra di ogni sospetto. Abbiamo pesantemente criticato il ministro Tremonti nelle ultime settimane per la costituzione della Banca del Mezzogiorno e per il suo demagogico elogio del posto fisso. In precedenza lo avevamo criticato per le sue idee sul maestro unico, per la sua assurda battaglia contro gli economisti, il suo stare immobile di fronte alla crisi e, più in generale, il suo culto del bel mondo antico. Avevamo anche previsto che la sua Finanziaria light di 3 articoli si sarebbe prestata all'assalto alla diligenza. Ma oggi Tremonti fa bene a puntare i piedi. Non certo quando chiede di diventare vicepremier. Ma quando ricorda che l'Europa ci chiede di avere conti pubblici in ordine mentre l'Italia ha già così, a bocce ferme, battuto ogni record per quello che riguarda il rapporto debito pubblico/PIL.

TRA COPERTURE FANTASMA …

L’oggetto del contendere è l'abolizione dell'Irap e, più in generale, la riduzione della pressione fiscale. Berlusconi ha annunciato una progressiva riduzione, fino alla sua eliminazione, dell'Irap. Si tratta di 38 miliardi in meno nelle casse delle Regioni. 
Su cosa conta Berlusconi nel sostituire queste entrate? Circola un piano, opera del Centro Studi Economia Reale guidato da Mario Baldassarri, che fantastica di riduzioni immediate di 20 miliardi della spesa per acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche e di 15 miliardi dei trasferimenti a fondo perduto alle imprese. Di tagli ai cosiddetti consumi intermedi sono lastricate le strade di molte Finanziarie. Questi tagli durano al massimo lo spazio … di un esercizio di bilancio: le spese immancabilmente rimbalzano l’anno dopo. Quasi il 70% di queste spese è di competenza delle Regioni. La quota dello Stato finanzia il piano straordinario per l’edilizia scolastica che serve ad evitare che i nostri figli rischino la vita andando a scuola . E non pare facile tagliare neanche i trasferimenti alle imprese, altra proposta di cui si parla da anni, in una congiuntura come quella attuale. 

… CONTABILITA’ CREATIVA…

Sono in pochi in questo momento a restare coi piedi per terra. Non manca la contabilità creativa: ad esempio, non è vero che saldare subito tutti i debiti dello Stato verso le imprese (60 miliardi) non avrebbe effetti sul debito pubblico. Purtroppo non è così: il debito aumenterebbe di ben 4 punti sul Pil. Potrebbe forse non aumentare di pari misura il deficit se queste spese sono già state iscritte a bilancio. Ma per il debito conta la cassa, l’esborso effettivo.

… E CURVE CAMPATE PER ARIA

Prima che qualcuno lo dica, è bene sgombrare il campo da un’altra illusione pericolosa, quella secondo cui i tagli fiscali non avrebbero conseguenze sul debito o addirittura potrebbero migliorare i conti pubblici. Questa idea, che non è che una riedizione della vecchia curva di Laffer, non ha ricevuto alcuna solida conferma empirica. Per quello che riguarda gli Stati Uniti, Greg Mankiw, economista conservatore di Harvard, capo del Council of Economic Advisors durante il primo mandato di Bush junior, ha stimato che la maggior crescita e quindi le entrate extra ad essa associata, riesca a compensare - considerando anche gli effetti dinamici - al massimo il 50% della riduzione delle entrate. Si obietterà che il caso italiano è diverso perché la pressione fiscale è più elevata che negli USA. E, in effetti, per l'Europa, le stime che conosciamo sono più elevate (si arriva fino all'84%) ma non portano in ogni caso alla conclusione che i conti pubblici miglioreranno.

IL DOVERE DI FARE PROPOSTE PIU’ MEDITATE

Ci sono ottime ragioni, a nostro avviso, per ridurre la pressione fiscale. Non solo l'Irap, di cui oggi tutti parlano, ma anche le aliquote Irpef, data l'enorme pressione fiscale che ricade in particolare sui lavoratori dipendenti, quelli che non possono evadere. Ma all’immobilismo di Tremonti non si possono contrapporre i piani avventurosi.
Bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere che alla riduzione delle tasse seguirà probabilmente un peggioramento più o meno pronunciato dei conti pubblici, in assenza di azioni di riduzione effettiva della spesa pubblica. Si può ritenere che questo sia un prezzo che vale la pena di pagare oggi, data la gravità della crisi. A nostro giudizio, ad esempio, valeva la pena di intervenire in disavanzo soprattutto all’inizio della crisi, per evitare una caduta così pronunciata della domanda. Si può oggi anche ritenere che occorra prevedere degli (inevitabilmente impopolari) tagli delle spese per non peggiorare i conti pubblici. Ma non si può fare finta che il problema non esista Altrimenti si fa solo demagogia o, con un termine inventato da Bush senior, voodoo economics.

 
IV Rapporto di Previsione sull'economia italiana 2010 – 2013 curato dal Centro Studi Economia Reale