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UN UOMO SOLO CONTRO LA DEFLAZIONE

di Francesco Daveri 17.12.2008

La discesa dei prezzi di oggi potrebbe trasformarsi in deflazione e aggravare così la crisi. E' il timore di Ben Bernanke, che per questo ha portato il Fed Funds Rate quasi a zero, per dare fiato ai consumatori e agli investimenti. Ma il presidente della Fed è anche l'unico a combattere questa battaglia. Perché gli Stati Uniti sono nel periodo di transizione fra due presidenti e l'Europa si muove con una lentezza da pachiderma. Soprattutto per la posizione della Germania.

Nell'economia americana, da due mesi, i prezzi scendono anziché salire come era sempre successo da decenni a questa parte. Prima, meno 1 per cento in ottobre, ora meno 1,7 per cento in novembre.

LA FED TAGLIA FINO A ZERO

I consumatori che non hanno perso il loro posto di lavoro vedono la cosa con sollievo. E infatti alla fine di novembre hanno riempito i negozi d'America per approfittare degli sconti e dei saldi anticipati. Quest'anno, però, negli Stati Uniti le luminarie natalizie sono state accese in ottobre.
Per questo Ben Bernanke, il capo della Fed, si è spaventato. Lui che ha studiato la Grande Depressione degli anni Trenta e la stagnazione del Giappone, teme che la discesa dei prezzi di oggi si trasformi in deflazione, cioè in un processo di riduzione generalizzata dei listini che, prima o poi, indurrebbe i consumatori a spostare al domani anziché all'oggi i loro acquisti di auto, elettrodomestici e altri beni durevoli, dunque contribuendo a un peggioramento della crisi.
Ecco perché Bernanke ha deciso di tagliare il tasso di base (il Fed Funds Rate) per il mercato interbancario americano quasi fino a zero. Per dare fiato ai consumatori e agli investimenti e combattere così il rischio di deflazione.

E DOPO?

Arrivati fino a zero, però, i tassi non potranno più scendere. Qualcuno si chiede: cosa succede, cosa farà a quel punto Bernanke, se arriva qualche altra brutta notizia e la crisi peggiora ulteriormente? Nessuno purtroppo ha una risposta certa alla domanda. Per ora Bernanke ha fatto intendere che la Fed non ha ancora sparato tutte le sue cartucce. Potrebbe infatti mettersi ad acquistare titoli pubblici a più lungo termine, in tal modo contribuendo a mantenere bassa l'aspettativa sul livello dei tassi di interesse anche per il futuro, non solo per oggi. Queste misure possono avere un'efficacia, ma sono state poco utilizzate in passato se non in Giappone.
Di sicuro, c'è che Bernanke è oggi l'unico giocatore in campo contro la deflazione. George W. Bush è già fuori campo, mentre il sostituto Barack Obama si sta solo scaldando i muscoli e non può entrare in gioco fino al 20 gennaio. E in Europa, la Bce si muove con una lentezza da pachiderma. Intanto, i governi europei annunciano e annunciano, ma alla fine fanno poco. In definitiva perché la signora Merkel non vuole presentarsi alle elezioni come una che non rispetta i vincoli di bilancio e quella tedesca ha per ora meno bisogno di interventi eccezionali delle altre economie europee. E così oggi non ci rimane che il soldato Bernanke. Da solo, non potrà vincere la guerra contro la deflazione, però.