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E ADESSO IL DEBITO COSTA MENO

di Angelo Baglioni e Luca Colombo  25.11.2008

La crisi finanziaria potrebbe avere anche un effetto collaterale positivo: la riduzione del costo del debito per lo Stato. Da una parte c'è infatti la diminuzione dei tassi ufficiali decisa dalla Bce, che riduce la spesa per interessi. Dall'altro, la fuga dall'investimento in Borsa, che si traduce in un aumento di domanda per gli strumenti finanziari più sicuri, anche a costo di doversi accontentare di bassi rendimenti. Una prima stima prudenziale indica in quasi 4 miliardi di euro il risparmio in un anno sul servizio del debito. Risorse utili per iniziative di sostegno all'economia.

L’esplosione della crisi finanziaria desta crescenti e fondate preoccupazioni. Ciò è particolarmente vero nel caso dell’Italia, dove i vincoli di bilancio riducono i margini di manovra per interventi a sostegno dell’economia. Tuttavia, la crisi può avere un effetto collaterale positivo: la riduzione del costo del debito per lo Stato.

I BENEFICI DELLA FUGA VERSO LA QUALITÀ

La riduzione del costo del debito per lo Stato è il risultato di due fattori concomitanti. Primo, la riduzione dei tassi ufficiali di politica monetaria: la Bce ha ridotto di un punto il tasso di policy nell’arco dell’ultimo quadrimestre, e si può prevedere che continuerà su questa strada anche nel prossimo futuro. Secondo, la fuga dall’investimento in Borsa, direttamente e tramite il risparmio gestito, si traduce in un aumento di domanda per gli strumenti finanziari più sicuri, anche a costo di doversi accontentare di bassi rendimenti (flight to quality). A trarre beneficio da queste evoluzioni è il Tesoro, che ricorre ampiamente al mercato finanziario emettendo titoli percepiti dal pubblico come privi di rischio.
In realtà, il premio al rischio pagato dal Tesoro italiano rispetto al benchmark, rappresentato dai titoli di Stato tedeschi, è aumentato: lo spread Btp-Bund è passato da un livello di circa 20 punti base all’inizio di quest’anno a un livello superiore a un punto percentuale nelle ultime settimane. La “fuga verso la qualità” ha premiato, in termini relativi, l’emittente considerato più sicuro. Tuttavia, la riduzione in termini assoluti dei rendimenti sui titoli di Stato ha giovato in misura significativa al Tesoro italiano.
Abbiamo provato a fare qualche calcolo per quantificare, seppure in via preliminare, il beneficio per i conti pubblici della recente riduzione dei tassi d’interesse. Una stima prudenziale indica in quasi 4 miliardi di euro il risparmio in un anno.

QUANTO RISPARMIA LO STATO

In particolare, il nostro esercizio confronta l’onere per interessi derivante dal rinnovo del debito pubblico in scadenza nel 2009 ai tassi attuali con l’onere che si avrebbe rinnovando il debito ai tassi prevalenti a giugno di quest’anno, utilizzando le stesse tipologie di titoli in scadenza. Abbiamo preso questa data di riferimento perché corrisponde al periodo nel quale è stato formulato il Dpef: quindi la nostra stima mostra il minore costo del debito rispetto allo scenario prevalente all’epoca della stesura del documento di programmazione economica e finanziaria.
La figura mostra lo slittamento verso il basso dei tassi di rendimento lordi all’emissione tra giugno e novembre: su quasi tutte le scadenze la differenza è superiore al punto percentuale, sulla scadenza annuale si avvicina ai due punti. Abbiamo moltiplicato questi differenziali per i quantitativi di titoli in scadenza nel 2009, suddivisi per tipo di strumento, in totale quasi 280 miliardi di euro. Il risultato è un minore onere per interessi pari a 3,82 miliardi di euro su base annua (si veda la tavola). Ovviamente, il risparmio non è concentrato tutto nel 2009: sarebbe così solo se i titoli scadessero tutti all’inizio dell’anno, mentre le scadenze sono distribuite su tutti i dodici mesi. Inoltre, le nostre stime non tengono conto dell’effetto derivante dal prelievo fiscale sugli interessi pagati dal Tesoro e potrebbero quindi in qualche misura sovrastimare la riduzione dell’onere per interessi. D’altra parte, è anche prevedibile che i tassi d’interesse scendano ancora nei prossimi mesi, il che dovrebbe avere un effetto di segno opposto. In sintesi, la cifra fornita è solo una prima indicazione approssimativa, che tuttavia mostra che il risparmio sul servizio del debito è significativo e potrebbe liberare risorse per iniziative di sostegno all’economia in questa fase congiunturale particolarmente debole. Due esempi sono l’istituzione di un sussidio unico di disoccupazione (proposto da Boeri e Garibaldi) e l’introduzione di un reddito minimo garantito: il costo di quest’ultimo è stato stimato in 3-6 miliardi di euro nell’ipotesi di un reddito garantito di 400 euro: si veda il Rapporto della Fondazione Rodolfo De Benedetti del marzo 2007.

 

Titoli in scadenza nel 2009 e risparmio di interessi
(in migliaia di euro)