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MARCHIONNE E PANTALONE

di Roberto Perotti 17.10.2008

Per Sergio Marchionne, sul Sole 24 Ore del 17 ottobre, è inaccettabile che “siano le imprese e i loro lavoratori“ a pagare il costo della crisi. Questo è un problema. Ci sono tre tipi di agenti economici: le imprese, i lavoratori, e coloro che non lavorano. Se il conto non possono pagarlo né le prime né i secondi, rimangono i disoccupati, i pensionati, le casalinghe, e i bambini. Dubito che sia questo che intendeva Marchionne.
In realtà, c’è un altro agente: il solito, vecchio Pantalone, cioè lo Stato. E, infatti, Marchionne avanza la “legittima richiesta” di un pacchetto di aiuti di almeno 40 miliardi di euro, naturalmente per l’industria dell’auto europea. Facciamo due conti: ci sono 217 milioni di lavoratori nell’Unione Europea, di cui circa 12 milioni nell’auto. Se tutti i settori avanzassero la stessa “legittima richiesta”, il conto salirebbe a 720 miliardi. Togliamo pure le banche, che hanno già avuto; questo lascia diciamo 600 miliardi, circa i 2/5 del PIL italiano.
Il problema, ovviamente, è che Pantalone non esiste: prima o poi la spesa pubblica va finanziata con tasse, e le tasse le pagano proprio i lavoratori e le imprese. Ma Marchionne chiede anche una detassazione dei lavoratori. Qualcosa non quadra.
Come era da prevedere, uno delle conseguenze più gravi della crisi attuale è che ha messo miracolosamente tutti d’accordo sugli aiuti alle imprese. Si può capire che politici di destra e di sinistra, a cominciare dal Presidente del Consiglio, cavalchino questa tigre; ma per la Confindustria è un gioco molto rischioso. Si ha un bel dire che gli aiuti devono essere provvisori, che lo Stato deve ritirarsi appena sarà passata la buriana. Sappiamo tutti che non sarà così. E far credere che con gli aiuti pubblici vincono tutti – la politica che compra voti e consensi, le imprese, i lavoratori, e i nostri figli - è irresponsabile.