
Il decreto legge prevede che i piccoli azionisti e obbligazionisti di Alitalia vengano rimborsati con le risorse del fondo dei depositi dormienti. Le modalità operative sono, però, incerte. Come trovare un criterio discriminante per modulare la protezione soltanto in base alla dimensione? E poi azionisti e obbligazionisti non sono in alcun modo soggetti assimilabili. In ogni caso, si corre il rischio di ingenerare una guerra tra poveri con tutti gli altri risparmiatori ai quali quelle risorse erano state originariamente destinate.
Sembrano ormai il classico prezzemolo buono per tutti i menù e puntuali arrivano anche in quello, del tutto indigesto, di Alitalia.
Forse qualcuno ricorderà il grande battage pubblicitario quando vennero lanciati i depositi dormienti come panacea per il ristoro degli investitori che avevano subito dolorosissimi salassi nei default Parmalat e Argentina.
TRISTI PROFEZIE
All’epoca, tra i molti e retorici richiami alla tutela del risparmio, furono in pochi a sottolineare che era tutto sommato facile individuare i soldi addormentati, e infatti le procedure si stanno concludendo in questi giorni, ma era molto più difficile definire i criteri di ripartizione fra i risparmiatori, profetizzando una scarsissima efficacia della nuova legge.
Profezia puntualmente avveratasi: nella bozza di regolamento che si può trovare sul sito del ministero del Tesoro si prevede che il risparmiatore per avere indietro i suoi soldi deve aver subito un danno ingiusto, accertato con sentenza passata in giudicato o con lodo arbitrale, e comunque non risarcito. In altri termini, bisogna aspettare tutti i gradi di giudizio ed essere in presenza di un intermediario che sebbene condannato non tira fuori un euro. Con questi requisiti e con i noti tempi biblici della giustizia italiana, difficilmente si vedranno, se si vedranno, molti rimborsi. D’altronde, la scelta del decreto è giustissima: la commissione ministeriale di gestione del fondo non può giudicare sui diritti di migliaia e migliaia di investitori, ciascuno con una posizione diversa, e quindi deve necessariamente ancorarsi a un dato certo come l’esistenza di una sentenza. Il problema non è nel decreto, ma nella natura del fondo e nella pretesa di istituire meccanismi di rimborso generalizzato, che se hanno grande effetto mediatico, alla prova dei fatti non funzionano.
E I DEPOSITI SE NE VANNO
La scarsa fiducia nei depositi dormienti è dimostrata dal fatto che prima ancora di conoscere il loro reale ammontare, i diversi governi hanno cominciato a destinare le risorse del fondo ad altri scopi: prima la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, poi la social card. Così oltre che aspettare un bel po’ di tempo, il nostro investitore salassato corre il rischio di trovare le casse vuote.
E adesso, appunto, ci si mette anche Alitalia: in base al decreto di riforma della legge Marzano “al fine di tutela del risparmio” (ancora una volta!) anche “i piccoli azionisti ovvero obbligazionisti” della compagnia di bandiera potranno beneficiare del fondo e sarà un nuovo decreto del Consiglio dei ministri a stabilire come.
LA GUERRA TRA POVERI
A prescindere dal fatto che ormai la mangiatoia comincia a essere decisamente affollata, anche la nuova categoria di risparmiatori corre non pochi pericoli. Innanzitutto bisogna essere “piccoli” e si può essere piccoli rispetto all’investimento effettuato, oppure rispetto al proprio reddito, ma non è facile trovare un criterio discriminante per modulare la protezione soltanto in base alla dimensione.
Ad esempio, se ho investito duecentomila euro probabilmente non verrò considerato “piccolo”, ma se quella somma rappresenta tutti i miei risparmi perché non devo essere tutelato?
Senza tener conto, poi, che azionisti e obbligazionisti non sono in alcun modo soggetti assimilabili, perché ciascun investimento riflette caratteristiche diverse e soprattutto diversa propensione al rischio e non possono essere trattati allo stesso modo. E non è ben chiaro sia il valore dei titoli in base al quale calcolare il rimborso, sia il suo ammontare.
Ma c’è un altro problema, forse il più spinoso: la guerra tra poveri. Non soltanto infatti si introducono evidenti discriminazioni tra diverse categorie di creditori di Alitalia, ma si discrimina anche tra i salassati.
Il possessore di obbligazioni Parmalat o Argentina che, dopo i precari e le social card, si vede rapidamente passare davanti l’obbligazionista (o peggio ancora l’azionista) Alitalia, sicuramente non sarà felicissimo e forse qualche triste pensiero su quanto fumo negli occhi i depositi dormienti abbiano prodotto, lo farà.
Chi invece ha la fortuna di non appartenere alla categoria dei salassati farà comunque qualche triste riflessione su queste misure ad hoc che, oltre a introdurre nel sistema elementi di iniquità, non contribuiscono certo a realizzare una equilibrata ed efficace tutela del risparmio.