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QUANTE ASPETTATIVE NEL BARILE

di Daniel Gros 25.08.2008

La speculazione non c'entra, almeno non come la si intende nell'immaginario collettivo. Ma non è neanche corretto dire che tutto dipende dal gioco della domanda e dell'offerta. Il fatto è che il petrolio è una risorsa esauribile. E il suo prezzo rimarrà elevato e variabile fino a quando i produttori continueranno ad aspettarsi che le sue quotazioni possano solo salire. Per esempio, perché si stima che la domanda cinese di greggio aumenterà molto in futuro, tanto da giustificare un prezzo intorno ai 250 dollari. Il ruolo dei tassi di interesse.

 

Che cosa c'è dietro le fluttuazioni del prezzo del greggio? Fino a poco tempo fa sembrava che il prezzo potesse solamente salire. Poi la tendenza si è bruscamente invertita e il prezzo è sceso del 20 per cento in poche settimane. Per i politici, e molti altri con loro, è evidente che tutto questo non può che essere colpa della “speculazione”.

LE IPOTETICHE COLPE DELLA SPECULAZIONE

Nell’immaginazione popolare il colpevole è lo “speculatore” che compra petrolio anche se non ne ha bisogno per un’attività industriale e lo mette da parte per “speculare” su ulteriori rialzi. Tuttavia, è facile vedere che questa immagine della speculazione che artificialmente riduce l’offerta è sbagliata. Se gli “speculatori” fossero molti, le scorte dovrebbero aumentare, ma questo non è avvenuto: le scorte sono rimaste finora intorno ai livelli minimi.
La “speculazione” così intesa non può dunque essere responsabile dell’aumento del prezzo. Ma si può allora concludere che tutte queste fluttuazioni sono giustificate dai fondamentali della domanda e dell’offerta? Neanche questa conclusione appare corretta. 
Infatti, tutta la controversia sul ruolo della speculazione nel mercato del petrolio è poco utile perché non tiene conto di un fattore fondamentale: il petrolio è un bene durevole e una risorsa esauribile.

UNA RISORSA ESAURIBILE

Il fatto che il petrolio sia una risorsa esauribile è fondamentale perché implica che per qualsiasi proprietario di un giacimento (ad esempio Bp o il re dell'Arabia Saudita) la scelta è sempre e solo inter-temporale: estrarre oggi o estrarre domani. Che cosa determinerà la scelta? Se estrae oggi, riceve il prezzo di oggi (meno il costo di estrazione). Se estrae domani, ottiene il prezzo di domani (di nuovo, meno costi di estrazione), scontato per l’odierno tasso di interesse
È chiaro che produrre più petrolio oggi sarà conveniente solo se quello che si può guadagnare domani è inferiore a quello che si avrebbe producendo oggi e investendo il ricavo sul mercato dei capitali. In altre parole, vale la legge di Hotelling: il proprietario ha interesse a produrre oggi soltanto se il prezzo di domani è inferiore al prezzo di oggi (maggiorato degli interessi). 
In questo senso, sono “speculatori” tutti i proprietari di giacimenti di petrolio: le compagnie petrolifere, Putin e anche il re dell'Arabia Saudita. Tutti quanti basano le loro scelte sul rapporto tra prezzo odierno e prezzo futuro.
Ma il futuro, ovviamente, non è mai certo. 
Oggi prevale l’opinione che la domanda di greggio esploderà in Cina quando tutte le famiglie cinesi si compreranno una macchina. Se questo si verificherà veramente nei prossimi dieci-venti anni, è chiaro che un prezzo altissimo sarà giustificato. Ma non è detto che sarà così, l’economia cinese potrebbe rallentare o magari qualcuno inventerà un'auto elettrica più conveniente. A seconda di come variano queste aspettative, il prezzo di mercato del greggio può variare molto, anche se la domanda e l’offerta odierna rimangono costanti.
Ciò implica che la Cina influenza il prezzo del petrolio di oggi non tanto perché la domanda cinese è alta oggi (la Cina rappresenta oggi meno del 10 per cento del consumo globale di greggio), ma perché si stima che la domanda cinese di greggio aumenterà molto in futuro, alimentando le aspettative di prezzi più elevati in futuro. E ciò induce i produttori a ridurre le loro estrazioni oggi.
Non è un mistero che l'offerta ha reagito poco ai prezzi elevati del greggio: i produttori di petrolio razionali stanno solo aspettando i prezzi ancora più elevati di domani.
Non a caso, il re saudita ha dichiarato di recente che se verranno scoperte riserve supplementari di petrolio nel suo paese, consiglia di lasciarlo sotto terra, perché “con la grazia di Dio i nostri figli potrebbero farne un utilizzo migliore”.
Non è un atteggiamento della sola Arabia Saudita. Negli ultimi anni, le principali compagnie petrolifere hanno restituito più soldi ai propri azionisti attraverso dividendi e riacquisto di azioni di quello che hanno investito in esplorazione e produzione. Questo comportamento suggerisce che la maggior parte dei fornitori ha l'impressione che sia più vantaggioso ritardare l'estrazione. Il presidente della russa Gazprom ha parlato di un prezzo futuro di 250 dollari (a barile).
Se la domanda futura proveniente dalla Cina dovesse rendere il petrolio così scarso, per esempio nel 2025, da giustificare un prezzo di mercato di 250 dollari, in questo momento gli speculatori starebbero effettivamente facendo quello che è ottimale da un punto di vista sociale: preparano già oggi l'economia per un periodo di scarsità futuro. Naturalmente, possono sbagliarsi, ma ci vorrà molto tempo prima di poterlo capire.

IL RUOLO DEI TASSI

Per un futuro così lontano, l'impatto dei tassi di interesse può essere molto importante. Se utilizziamo gli attuali tassi di interesse a lungo termine (3,8 per cento) degli Stati Uniti per scontare a oggi i 250 dollari dell'anno 2025, troviamo che un barile dovrebbe costare, oggi, circa 130 dollari. Tuttavia, lo stesso prezzo del 2025 scontato al tasso di interesse più elevato dello scorso anno (4,6 per cento) comporterebbe un prezzo oggi di soli 110 dollari a barile. La corsa dei prezzi del petrolio negli ultimi mesi potrebbe quindi essere dovuta anche al fatto che i tassi di interesse negli Stati Uniti sono scesi notevolmente: ceteris paribus, i produttori di petrolio sono disposti a vendere petrolio oggi solo a un prezzo molto più elevato.
Il prezzo del petrolio rimarrà dunque elevato e variabile fino a quando i produttori continueranno ad aspettarsi che i prezzi possano solo salire (mentre la remunerazione del capitale rimane bassa). La negoziazione frenetica tra i veri “speculatori” che stanno semplicemente scommettendo l'uno contro l'altro è irrilevante.
In ogni caso, ciò che una parte guadagna l'altra la perde nel mercato dei derivati. Regolamentare i mercati dei derivati del petrolio potrebbe influenzare l’ammontare (del mercato degli scambi) delle “speculazioni”, ma non indurrà i produttori ad aumentare le estrazioni.
Se gli “speculatori” non sono da biasimare, ne consegue che non vi è alcuna bolla nel mercato petrolifero? Non necessariamente. Una bolla inizia quando l’aumento del prezzo di ieri porta ad aspettative di aumenti di prezzo domani.
Potrebbe benissimo accadere che i prezzi non aumentino come si pensa, se la futura domanda di petrolio della Cina sarà inferiore a quella prevista oggi, o se l’approvvigionamento da fonti di energia alternativa diventerà così economico come alcuni suggeriscono. Fino a quando non lo scopriremo, i prezzi del petrolio resteranno probabilmente alti e molto variabili.