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ROBIN HOOD E' RIMASTO A SHERWOOD

di Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra 08.07.2008

L'insieme dei provvedimenti fiscali finora adottati dal governo lascia sostanzialmente invariate le imposte per l'anno in corso e ne comporta un aumento netto tra i 3 e i 4 miliardi per il prossimo triennio. Dubbi sull'efficienza della Robin tax. Di sicuro, non redistribuisce ai poveri perché meno del 10 per cento del gettito atteso va nel fondo di solidarietà per i ceti meno abbienti. E solo per il 2008. Altri interventi sono invece in continuità con quelli analoghi assunti dall'esecutivo precedente, accentuandone però gli aspetti più discutibili.

Contrariamente alle promesse elettorali, e in linea con quanto ipotizzato nel Dpef, l’insieme dei provvedimenti fiscali contenuti nei decreti legge di maggio e giugno adottati dal governo lascia sostanzialmente invariate le imposte per l’anno in corso e ne comporta un aumento netto tra i 3 e i 4 miliardi per il prossimo triennio. L’aumento del gettito è in larga parte dovuto a un insieme di provvedimenti che, denominati Robin Hood tax, lasciano erroneamente intendere che si stia ridistribuendo reddito dai ricchi ai poveri.

I PROVVEDIMENTI FISCALI DEL GOVERNO

I provvedimenti fiscali già adottati dal governo sono concentrati in due decreti legge:

-  il Dl 93/2008 presentato subito dopo l’insediamento  con l’obiettivo di realizzare immediatamente alcune promesse elettorali (Ici e straordinari)
-  il Dl 112/2008, che concorre a formare la manovra finanziaria per il triennio 2009-2011.

Stando alle valutazioni ufficiali, contenute nella Relazione tecnica che li accompagna, il primo decreto comporta uno sgravio netto di 2,3 miliardi di euro nel 2008 e importi successivamente decrescenti fino ai circa 1,7 miliardi, che rappresentano il costo previsto della abolizione della quota residua di Ici sulla prima casa, in quanto la detassazione degli straordinari dei lavoratori del settore privato ha carattere temporaneo ed esaurisce i suoi effetti nel 2009 (vedi tabella).
Con il secondo Dl si compensano di fatto questi sgravi con aumenti di imposta pari a circa 2,2, miliardi di euro nel 2008, e tra i 5 e i 5,5, miliardi per ciascuno degli anni del successivo triennio.
Il gettito (cfr. tabella) proviene per il 90 per cento nel 2008, che si riduce al 60 per cento circa nel 2011, da aggravi di imposta su specifici settori: presentati come “Robin tax”, colpiscono in misura e con strumenti diversi quelli che producono o distribuiscono petrolio, gas ed energia elettrica, le banche e le assicurazioni, le cooperative. Aumenta contestualmente il gettito atteso dalle azioni di contrasto all’evasione (che spiegherebbe un po’ più del 30 per cento del gettito aggiuntivo atteso per il 2011).

ROTTURA E CONTINUITÀ CON LE POLITICHE DEL PASSATO

In alcuni casi gli interventi adottati si pongono in continuità con altri analoghi assunti dal governo precedente, accentuandone però gli aspetti più discutibili. Si tratta della completa abolizione dell’Ici-prima casa, che oltre a privare i comuni del tributo che maggiormente contraddistingue la loro sfera di autonomia tributaria, ha carattere fortemente regressivo; della detassazione degli straordinari che segmenta la tassazione dei redditi di lavoro differenziandola a seconda che provengano da lavoro ordinario o straordinario, da lavoro straordinario pubblico o privato, da lavoro supplementare relativo a contratti stipulati prima o dopo una certa data; della detassazione dei premi di produzione che si sovrappone in modo non chiaro con gli incentivi fiscali già previsti, lo scorso anno, dal decreto di attuazione del protocollo sul welfare.
In altri casi, si compiono condivisibili scelte di sistema: si pensi al regime delle stock option, che dopo essere stato rivisto, in senso restrittivo, dal governo Prodi nel 2006, viene ora riformato riconducendo a tassazione, come reddito di lavoro e non come reddito di capitale, la quota dei compensi che i manager ricevono attraverso tali opzioni.

E LA BELLA FAVOLA DELLA ROBIN TAX

Altri casi ancora riflettono la scelta del ministro dell’Economia di prelevare gettito in alcuni settori dove i profitti sono generalmente alti e i contribuenti sono relativamente pochi.  L’operazione è presentata al pubblico come motivata da ragioni di equità (togliere ai ricchi per dare ai poveri, da cui il nome di Robin tax), e di efficienza (riduzione degli extraprofitti favoriti dalla “speculazione”).
L’equità della Robin tax non emerge però dai numeri della Relazione tecnica: il “Fondo di solidarietà per i ceti meno abbienti”, che dovrebbe finanziare una carta acquisti per alleggerire l’onere di acquisto dei beni alimentari e il costo delle bollette per i cittadini che versino in stato di bisogno è alimentato per il solo 2008 e per soli 200 milioni di euro, meno del 10 per cento del gettito atteso dalla Robin tax in quell’anno. Se anche fosse vero che si preleva ai ricchi, è certo che non si ridistribuisce a i poveri.
La sua efficienza è pure dubbia. Sarebbe efficiente tassare gli extra-profitti, ossia i profitti superiori al rendimento normale e derivanti ad esempio da rendite di posizione o da posizioni monopolistiche. Le “rendite” dovrebbero allora essere in primo luogo definite e poi tassate in tutti i settori in cui si manifestano, come avverrebbe adottando sistemi impositivi noti tra gli studiosi come Cft (Cash Flow Tax) o Ace (Allowance for Corporate Equity) o la stessa Dit, presente in Italia dal 1997 al 2003 e ampiamente apprezzata dal mondo produttivo, come testimoniano le audizioni della commissione Biasco. L’intervento del governo è invece ampiamente discrezionale, colpisce alcuni settori e ne lascia indenni altri, come le telecomunicazioni o le autostrade, in cui sicuramente non mancano extraprofitti.
Le modalità dell’inasprimento fiscale sono pure diverse per settore e ciò accentua il contenuto discrezionale dell’intervento e la carenza di una logica di sistema. Nel caso del petrolio, dell’energia e del gas, si interviene con un’addizionale all’Ires del 5,5 per cento che, di fatto, per questo settore, annulla la riduzione dell’aliquota di tale imposta dal 33 al 27,5 per cento, operata dal governo precedente. La maggiore aliquota non si applica agli extraprofitti, ma a tutti gli utili delle imprese del settore con ricavi maggiori di 25 milioni di euro nell’anno precedente. Prendendo a riferimento i ricavi, e non i profitti, per giunta relativi a un esercizio diverso da quello in cui si applica, essa potrebbe quindi colpire anche profitti ordinari, alzando il costo del capitale delle imprese coinvolte, con effetti potenzialmente negativi sugli investimenti interni e dall’estero. Aumenta anche la probabilità che, a dispetto dei vincoli meramente formali posti dal decreto sul divieto di traslazione, le imprese siano indotte a trasferire sui prezzi, e dunque sui cittadini, i maggiori costi fiscali. (1)
Nel caso delle banche e delle assicurazioni si agisce invece ampliando l’imponibile, in parte limitando la completa deducibilità degli interessi passivi, in parte riducendo alcune deduzioni dall’imponibile (per svalutazioni  e accantonamenti rischi su crediti e per riserve sinistri) che erano state già oggetto di restrizioni nel 2005.
Come nel 2005, viene inasprita anche la tassazione sulle cooperative, questa volta in particolare quelle di consumo, riducendo dal 70 al 45 per cento la quota di esenzione riconosciuta agli utili destinati a quelle riserve indivisibili che le connotano come enti mutualistici. (2)
In conclusione, gli interventi del governo in campo fiscale sino a questo momento sono difficilmente riconducibili a logiche di razionalità del sistema, aumentano le imposte, danno le briciole ai poveri, non affrontano il nodo prioritario del sostegno ai redditi dei lavoratori dipendenti.

(1) La Robin tax comprende anche un ragionevole inasprimento nelle royalties del settore petrolifero.
(2) Viene anche aumentata la ritenuta alla fonte sugli interessi relativi ai prestiti dei soci dal 12,5 al 20 per cento.

Tabella: Gli effetti sul gettito dei decreti di maggio e giugno
     
 

2008

2009

2010

2011

Decreto 93/2008

 

 

 

 

esenzione ICI

-1700

-1700

-1700

-1700

detassazione straordinari

-649

-401,5

37

38

Totale decreto 03/2008

-2349

-2101,5

-1663

-1662

 

 

 

 

 

Decreto 112/2008

 

 

 

 

"robin tax"

2260

4695

4394

3531

  - settore dell'energia…

437

2282

1441

1189

  - banche e assicurazioni

1783

2368

2908

2297

  - cooperative

40

45

45

45

contrasto all'evasione e riscossione

50

430

710

1870

altre maggiori imposte

36

296

264

289

Totale maggiori imposte

2346

5504

5451

5773

Totale minori imposte

-118

-545

-134

-97

Totale decreto 112/2008

2228

4959

5317

5676

 

 

 

 

 

Totale

-121

2857,5

3654

4014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota: le stime relative al 2011 per gli effetti del decreto 93/2008 non sono contenute nella relazione tecnica. Si tratta di nostre ipotesi.