
Esiste una asimmetria, rilevata anche da indagini empiriche, tra il sempre più complesso mondo del credito e della finanza e la capacità di accedere alle informazioni che lo riguardano. Le regole sono importanti, ma insufficienti. Certo, un programma di educazione finanziaria è destinato a offrire risultati soltanto nel lungo periodo, può essere costoso e non conquista le prime pagine dei giornali. Ma ci renderebbe tutti meno ignoranti in un campo dove la conoscenza è potere. Non a caso, il Congresso degli Stati Uniti sta discutendo proprio di questo.
Strano destino quello dei mutui: continuano a mettere paura perché nessuno sa se gli effetti dei subprime siano finiti, e così le Autorità di vigilanza insistono nel chiedere alle banche, a tutte, anche a quelle meno esposte, di rafforzare la trasparenza e aumentare il proprio patrimonio in vista di tempi peggiori.
I MUTUI SERVONO ANCORA
Però, i mutui bisogna continuare a farli perché comunque rappresentano non solo uno strumento importante per assicurare a tutti il diritto all’abitazione, ma un fattore di sviluppo per l’economia in generale.
In questi giorni la stampa ha dato grande risalto alle inchieste giudiziarie oltreoceano contro chi pur sapendo che il castello stava crollando non ha detto niente agli ignari investitori. Ma forse i giornali avrebbero fatto bene anche a dare qualche informazione sul Federal Housing Finance Regulatory Reform Act, e cioè quei provvedimenti che il Congresso americano sta adottando per rivedere le regole sui mutui. Oltreoceano, oltre che al passato, si guarda al futuro: la nuova legge interviene su diversi aspetti, riorganizza e sottopone a più stringente vigilanza le società governative nel settore, le cosiddette Government Sponsored Enterprises che si chiamano Fannie Mae e Freddie Mac, prevede fondi di garanzia per rifinanziare i mutui di chi è in difficoltà e rafforza i programmi di consulenza e educazione finanziaria.
AL DI QUA DELL’OCEANO
Al di qua dell’oceano sono ancora incerti gli esiti degli ultimi provvedimenti governativi sulla rinegoziazione dei mutui e pare definitivamente dissolto il fondo di solidarietà previsto dalla Finanziaria 2008. Nel frattempo Il Governatore della Banca d’Italia non si stanca di ripetere che per il futuro la soluzione è quella di lasciare spazio alla concorrenza tra le offerte migliori e l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato richiama la necessità di trasparenza, semplificazione e comparabilità delle informazioni e di rafforzamento degli strumenti di tutela dei consumatori. (1)
Sicuramente, per il futuro questa è la strada giusta: chi stipula un mutuo deve essere messo nelle condizioni di comprendere, anche con simulazioni ed esempi, non solo quanto paga, ma quanto potrà pagare in ragione dei possibili mutamenti delle condizioni di mercato. E le informazioni devono essere poche, semplici e standardizzate: l’eccesso di documentazione spesso genera reazioni di rifiuto, e si firma senza aver letto niente. Compito della banche è valutare con attenzione il merito di creditore, operare con correttezza e garantire la massima trasparenza e, come dice l’Autorità antitrust, consentire la comparabilità delle offerte e la mobilità dei mutuatari. Ma compito dei clienti deve essere quello di informarsi, fare scelte consapevoli sapendo che stipulare un contratto a tasso variabile può convenire per un periodo (e a molti è convenuto) ma anche comportare rischi, e quindi bisogna programmare le proprie risorse, se il vento cambia.
LA CONOSCENZA È POTERE
A questo punto però, le regole non bastano e da oltreoceano viene l’indicazione di un progetto organico di educazione finanziaria. Quello dell’educazione finanziaria è un tema vecchio, ma finora si è proceduto un po’ in ordine sparso tra iniziative pubbliche e private, e manca quel coordinamento nelle finalità, nelle aree di intervento (dalla scuola alla formazione degli adulti), nelle risorse e negli strumenti da utilizzare richiamato anche dalle ultime comunicazioni della Commissione europea. (2) In realtà, si discute ancora di quali possano essere gli effetti dei programmi di financial literacy, e c’è qualcuno che sostiene non servano poi a molto. (3)
Oggi, però, esiste una oggettiva asimmetria, rilevata anche da indagini empiriche, tra il sempre più complesso mondo del credito e della finanza e la capacità di accedere alle (e usufruire delle) informazioni che lo riguardano. Per questo le regole sono importanti, ma insufficienti.
Sicuramente un programma di educazione finanziaria è destinato a offrire risultati soltanto nel lungo periodo, può essere costoso e non ha il glamour per conquistare le prime pagine dei giornali. Ma ci renderebbe tutti meno ignoranti in un campo dove il vecchio aforisma “la conoscenza è potere” conta e conta molto.
(1) Il primo nelle “Considerazioni finali all’assemblea dei partecipanti”, 31 maggio 2008, p. 18. La seconda nelle “Considerazioni e proposte per una regolazione proconcorrenziale dei mercati a sostegno della crescita economica”, 11 giugno 2008, p. 7.
(2) Financial Education, dicembre 2007. Notizie su tutte le iniziative comunitarie si possono trovare sul sito Euroactiv.com, compresa quella di rafforzare ulteriormente il sito dedicato all’educazione finanziaria Dolceta.eu (consultabile anche in italiano).
(3) L.E. Willis, Against Financial Literacy Education, Penn Law. Public Law and Legal Theory Research Paper Series, n. 10/08.