
Il sistema di incentivi non funziona se una piccola nazione può punire Bruxelles e la sua classe politica a costi bassissimi. L'Irlanda rappresenta l'1 per cento dell'Unione Europea e il costo del suo no ricade sull'altro 99 per cento. Ma la soluzione per superare il veto irlandese c'è, anche se è radicale: gli altri Stati membri dovrebbero abbandonare la vecchia Unione e fondarne una nuova con il Trattato di Lisbona come legge fondamentale. A quel punto gli irlandesi dovrebbero dire se vogliono stare dentro o fuori la nuova Europa.
Il mantra ufficiale, dopo il “no” irlandese al Trattato di Lisbona, sembra essere “lasciateci continuare il processo di ratificazione”. È una strategia ad alto rischio, dal momento che il potere di veto dell’Irlanda continuerà a esistere, anche se tutti gli altri 26 paesi ratificheranno il Trattato. L’elettorato irlandese lo sa e pertanto non ha né motivo né interesse a votare in modo diverso al secondo referendum. A questo punto, se fallisse anche la seconda consultazione, l’Unione Europea non avrebbe un altro piano di riserva.
CONSEGUENZE DELL'UNANIMITÀ
Il no irlandese ha messo in luce una plateale inefficienza della struttura legale dell’Unione. Per dirla in breve, la conditio sine qua non dell’unanimità genera conseguenze devastanti. Un no si ripercuote a caro prezzo su tutti i membri. Per gli elettori di un singolo paese, specie se piccolo, è quindi assolutamente logico votare no. Gli elettori intendono così punire Bruxelles e la loro classe politica, senza però pagarne il prezzo. L’Irlanda rappresenta l’1 per cento dell’Unione Europea. Il 99 per cento del costo dell’Unione malfunzionante è pertanto sopportato dagli altri 26 Stati membri. Nessun sistema politico, alla lunga, può sopravvivere a una struttura di incentivi così sbilanciata.
È giunto il momento di cambiar sistema, cosicché le riforme dell’Unione Europea non possano essere bloccate da qualsivoglia piccolo Stato membro. Procedere semplicemente con la ratifica del Trattato di Lisbona non è sufficiente proprio perché modifica il precedente Trattato di Nizza: si può farlo solo col consenso di tutti i 27 paesi.
COME SUPERARE IL VETO
Tuttavia, un piccolo mutamento di rotta nella linea ufficiale potrebbe cambiare totalmente le carte in tavola. La “crisi irlandese” potrebbe essere risolta con facilità, qualora tutti gli altri paesi fossero realmente determinati ad andare avanti. Nel prossimo Consiglio europeo, i paesi membri potrebbero semplicemente firmare la versione consolidata dei Trattati sull’Unione Europea, quale risulta dall’inserimento degli emendamenti di Lisbona nel vecchio Trattato. (1) Questo testo è stato di recente pubblicato ufficialmente.
Il governo irlandese, stando così le cose, potrebbe non sottoscrivere questa versione del Trattato; ma gli altri paesi membri non darebbero l’impressione di voler escludere un paese che, per trentacinque anni, è stato un membro attivo dell’Unione e che non sembra essere divenuto euro-scettico. Al governo irlandese si dovrebbe chiedere di presentare, entro un ragionevole lasso di tempo, un insieme di protocolli di opt out, che gli permetterebbero di firmare il Trattato e avere una ragionevole certezza di ottenere un risultato diverso, al prossimo referendum.
Nel frattempo, la versione consolidata potrebbe essere firmata dagli altri 26 paesi membri (o forse 25, qualora il governo ceco reputasse di poter incontrare difficoltà nel processo di ratifica). Questa versione consolidata è un nuovo Trattato coerente e potrebbe entrare in vigore nel momento in cui i 26 paesi membri firmatari lo avessero ratificato. (2) La ratifica del testo consolidato dovrebbe avvenire in breve tempo, dal momento che non deve essere sottoposta a referendum e che tutti i 26 (25?) paesi si sono impegnati a ratificare il Trattato di Lisbona con procedura parlamentare. E 18 paesi l’hanno già fatto.
Nei 18 paesi in cui il Trattato di Lisbona è stato già ratificato, si dovrebbe avviare una procedura accelerata per ri-ratificare il testo consolidato, che in fin dei conti ha esattamente lo stesso contenuto del Trattato di Lisbona, ma tale contenuto, che va letto alla luce dei trattati precedenti, è stato consolidato in un unico testo. L’unica differenza, rispetto al testo già ratificato, sarebbe che il nuovo Trattato avrebbe una firma (o due?) in meno. I parlamenti nazionali di questi 18 Stati membri potrebbero essere invitati a ri-ratificare il medesimo contenuto, usando una procedura accelerata.
Nei paesi in cui il processo di ratifica è ancora in corso, il governo dovrebbe informare il Parlamento di essere ora in grado di presentare il testo consolidato, che ha inglobato gli emendamenti del Trattato, già esaminati. Ciò non dovrebbe provocare rinvii o ritardi .
UNA NUOVA EUROPA
Quando i 26 stati membri avranno ratificato il testo consolidato, esso sarà pronto ad entrare in vigore. Dal punto di vista tecnico, ciò potrà avvenire nel momento in cui i 26 membri dichiarano di non appartenere più alla vecchia Unione Europea: trattandosi di un Trattato internazionale i membri possono rinunciare o ritirarsi in qualsiasi momento.
Il testo consolidato sarebbe allora il trattato fondamentale della “nuova Unione Europea”, un trattato coerente che entrerebbe in vigore una volta ratificato dai 26 Stati membri.
Prima di questo passo finale (l'“opzione nucleare”), sarebbe però opportuno che il governo irlandese indicesse un nuovo referendum. Che porrebbe un quesito diverso dal primo: chiederebbe, infatti, al popolo irlandese se unirsi o meno all’Unione, con il Trattato di Lisbona già in vigore. A questo punto un altro “no” significherebbe chiaramente che l’Irlanda vuole uscire dall’Unione Europea. Ma le carte in tavola saranno cambiate: non ci saranno più conseguenze deleterie per gli altri Stati. Il costo di un secondo no sarebbe sopportato solo dagli irlandesi. È assai probabile che l’Irlanda sceglierebbe di restare nell’Unione, anche se ciò significa accettare il contenuto del Trattato di Lisbona, magari con qualche protocollo in più per salvare la faccia.
(1) I Trattati rappresentano la legge fondamentale dell'Unione Europea: il Trattato di Roma (ufficialmente il Trattato che istituisce la Comunità europea) e il Trattato di Maastricht (Trattato sull’Unione Europea), come modificati dai molti trattati adottati dal 1958 a oggi. I nuovi Trattati, come quello di Lisbona, sono una lista di emendamenti e abrogazioni a quelli già i vigore ed è per questo che sono così difficili da comprendere. Un testo consolidato, con gli emendamenti esplicitamente scritti e inseriti nel testo, rende molto più comprensibile ciò che la legge dice.
(2) Per minimizzare ulteriori rischi potrebbe essere auspicabile inserire nella versione consolidata un articolo in più, in cui si affermasse che la nuova versione del Trattato entra in vigore (nei paesi che lo hanno già ratificato) nel momento in cui fosse ratificato a grandissima maggioranza dai paesi dell’Unione (per esempio da nove Stati su dieci di quei paesi che rappresentano il 90 per cento dei 500 milioni della popolazione totale europea). Tuttavia, stando così le cose, non sembra necessario dal momento che tutti i 26 membri si sono impegnati a ratificare il Trattato di Lisbona. Inoltre, si tratterebbe di un'importante modifica e potrebbe alla fine ritardare ancora il processo di ratifica.
(traduzione di Daniela Crocco)