
Il piano appena varato dal governo propone quello che tutte le persone serie auspicano da anni, ma che il sistema napoletano non è stato finora capace di realizzare: raccolta differenziata per quanto possibile e termovalorizzatori per ciò che resta. Nella fase intermedia, uso degli impianti di selezione meccanica per stabilizzare il rifiuto e metterlo in discarica. Con gli incentivi giusti affinché questo periodo duri il meno possibile. Ma il vero problema non è nello schema tecnologico e logistico, è piuttosto nella capacità di metterlo in atto, organizzarlo e farlo funzionare.
C'è molto Eduardo nella storia della munnezza. Ci sono i Luca, "uomini di fiducia", testardamente impegnati anche sul letto di morte a inseguire un irrealizzabile sogno di pace e di normalità. Ci sono le Ninucce, annoiate dal grigiume matrimoniale e sempre pronte a flirtare con il guappo imbroglione, qui nella versione dell'imbonitore straniero che vende sogni di mondi a rifiuti zero. E ci sono soprattutto i tanti Tommasini, indolenti e in attesa di qualcosa che risolva le loro vite, che stiracchiandosi sul letto coccolati da mammà non sanno far altro che borbottare "nun me piace o' presepe".
Ora che il governo ci ha aggiunto qualche armigero in tenuta antisommossa, il presepe dei rifiuti napoletani non è sicuramente più bello di quello di prima. Ma Natale si avvicina, e di migliori all'orizzonte non se ne vedono.
Il tempo dirà se per risolvere l'emergenza bastava fare la faccia feroce, come sembra disposta a credere, sebbene a denti stretti, perfino l'opposizione, oppure se le tante cassandre - quorum ego - avevano ragione nel prevedere, nella migliore delle ipotesi, un successo effimero, che ritarderà ulteriormente la messa in opera di rimedi strutturali; e nella peggiore, un effetto da grida manzoniana.
IL PIANO DEL GOVERNO
Il cocktail scelto dal piano appena varato, dettaglio più, dettaglio meno, è quello che tutte le persone serie auspicano da anni, ma che il sistema napoletano non è stato finora capace di mettere in atto. Raccolta differenziata per quanto si può; inceneritori, o termovalorizzatori che dir si voglia, per ciò che resta; nella fase intermedia, usare gli impianti di selezione meccanica per stabilizzare il rifiuto e metterlo in discarica alla meno peggio. Con gli incentivi giusti, anche economici, affinché a tutti convenga che la fase intermedia duri il meno possibile.
Si poteva forse osare di più sulla differenziata, ma è anche bene essere realistici. E' irresponsabile, nella situazione di oggi, vagheggiare scenari di riciclo troppo ambiziosi - in difetto dei quali la munnezza tornerebbe puntuale in mezzo alla strada. Meglio tenersi bassi, sebbene impegnandosi al massimo, ed essere pronti a stupirsi se il risultato sarà superiore alle attese. Mentre le soluzioni basate sul recupero meccanico che partono dal rifiuto indifferenziato, compresa la spesso citata Vedelago, sono in realtà solo parziali. Con buona pace di chi pensa che si tratti della bacchetta magica per far sparire i rifiuti, ciò che si ottiene è o un combustibile che va comunque bruciato, con effetti del tutto analoghi a quelli dell'incenerimento puro e semplice, e che solo in alcune fortunate circostanze si riesce a fare in impianti già esistenti; o un materiale che si presta ad essere utilizzato come riempimento (per esempio, massicciate, cave) o come additivo di altri prodotti (per esempio, i calcestruzzi). Il che significa però che anche seppellito non farebbe grandi danni.
Non si andrà mai da nessuna parte se non si inizia dalla consapevolezza che i rifiuti ci sono, che sono sporchi e puzzano, e qualsiasi cosa ci vogliamo fare, in un modo o nell'altro, inquina. Anche i termovalorizzatori, certamente: ma l'unico modo per non inquinare è non produrre rifiuti. Con buona pace di Paul Connett e Walter Ganapini, nella Napoli di oggi è come dire che l'unico rimedio sicuro contro la morte è non nascere affatto.
I TANTI INTERESSI IN GIOCO
Ma il vero problema non è nello schema tecnologico e logistico - lo ripetiamo, una scelta obbligata, almeno nel medio termine. Sta piuttosto nella capacità di metterlo in atto, organizzarlo e farlo funzionare. Sta in un sistema decisionale paralizzato, ostaggio di mille veti, oggettivamente connivente,- per carità di patria fingiamo di credere non deliberatamente, con gli interessi di troppa gente che sulla munnezza ci ha campato, a cominciare dalla camorra, ovviamente, ma senza dimenticare le imprese che costruiscono impianti che non funzionano (a proposito, non si tratterà mica della stessa impresa che capeggia il consorzio per il Ponte sullo Stretto?), le miriadi di aziende e aziendine fasulle cui sono state appaltate e subappaltate le attività più varie e strampalate, le "commissioni per lo studio del nulla", i tanti che tenevano famiglia e sono stati assoldati per lavori inutili o fittizi, per finire con i proprietari dei terreni che è stato necessario affittare per parcheggiare "temporaneamente" le ecoballe. Sta in una magistratura a dir poco strabica, tanto solerte nel perseguire coram populo l'inosservanza veniale di qualche codicillo da parte di chi si sta dando da fare per tirare Napoli fuori dalla melma, quanto disattenta e omissiva fino a oggi nei confronti di chi quella melma l'ha confezionata, ci ha sguazzato dentro, se la tira addosso giocando alla guerriglia urbana. Sta in un dibattito e in un'opinione pubblica che ancora oggi, con la spazzatura che riempie le strade e i soliti ignoti che le danno fuoco, preferisce la discussione sui massimi sistemi, i tanti galletti che si mettono in mostra sparando ciascuno la propria ecoballa, i tanti sgambettatori mascherati che nell'ombra tramano affinché tutto resti come prima, i tantissimi scienziati fai-da-te che nella letteratura sanno sempre pescare un riferimento consonante con le proprie ideologie. Sta in un sistema in cui la criminalità può imperversare a piacimento nello spazio che si crea tra una domanda assolutamente rigida (perché i rifiuti da qualche parte devono ben andare) e un'offerta a sua volta rigida a causa delle mille difficoltà di mettere in piedi una soluzione efficace, legittima e consensuale. E così, mentre si usano termini apocalittici per affossare impianti il cui inquinamento ha effetti paragonabili a qualche decina di automobili e un pacchetto di sigarette, si abbandona tutto in mano a Torcia Selvaggia o si è costretti a sparpagliare il tutto qua e là.
A Chiaiano si possono anche mandare i gendarmi, e se si è disposti a fare sul serio magari si riuscirà anche a tenere aperto qualche sito per un po'. Speriamo che il governo sappia trovare altrettanta energia e determinazione anche per il resto, in attesa che dall'emergenza si riesca a passare a una gestione più ordinaria. Nel finale previsto da Eduardo, Tommasino, un po' a denti stretti, concede che o' presepe non è poi così male. Ma non si capisce se è vero, o è solo il delirante sogno finale dell'agonizzante protagonista.