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UN ESERCITO NASCOSTO NELLA GUERRA DEI SONDAGGI

di Laura Fumagalli e Emanuela Sala 29.04.2008

Ancora una volta il risultato elettorale ha smentito i sondaggi della vigilia. Che in Italia sono condotti su un campione estratto dall'elenco telefonico. Una pratica basata implicitamente sull'assunto dell'identità fra intenzioni di voto di chi è presente nella lista di campionamento e chi ne risulta sistematicamente escluso, perché il suo numero di telefono non è nella guida. Invece, i due gruppi manifestano a priori un livello di interesse e partecipazione alla politica ben diverso. Ragionevole ipotizzare che anche i loro comportamenti elettorali siano differenti.

Così come era già accaduto nel 2006, i sondaggi non hanno saputo prevedere l’esito delle elezioni politiche. Due esempi per tutti. Un’indagine campionaria condotta da Ipr  il 5 e 6 marzo 2008 ha attribuito alla Sinistra-l’Arcobaleno il 7,5 per cento dei consensi alla Camera e il 6,5 per cento al Senato, mentre ha stimato per la Lega Nord una percentuale fra il 4,5 a Montecitorio e il 5 per cento a Palazzo Madama. (1) Secondo un’altra rilevazione effettuata dalla Swg l’11 marzo 2008, la coalizione guidata da Bertinotti avrebbe ottenuto una quota dell’elettorato compresa tra il 6,5 e il 7 per cento, mentre il Popolo della Libertà avrebbe avuto un solo punto percentuale di vantaggio sul Partito democratico. Infine, alla lega Nord sarebbero andati circa il 7 per cento dei voti.
I risultati delle elezioni hanno smentito le previsioni, decretando l'esclusione della Sinistra-l'Arcobaleno dal Parlamento, sancendo l'ascesa della Lega fin oltre l'8 per cento su base nazionale e segnando uno scarto di più di quattro punti a favore del Pdl sul Pd. Già in tempi non sospetti abbiamo denunciato la possibilità di gravi errori nelle stime fornite dai sondaggi.
Quali sono, allora, le ragioni all’origine dello scarso potere predittivo delle indagini campionarie condotte in occasione delle ultime tornate elettorali? Perché, in altri termini, i sondaggi “sbagliano”?

COME SI COSTRUISCE UN SONDAGGIO

La qualità di un sondaggio, e con essa la precisione delle stime a cui dà origine, è determinata principalmente da due fattori: le scelte in merito alle procedure metodologiche adottate (definizione del piano di campionamento, scelta del metodo di rilevazione dei dati, livelli dei tassi di risposta, procedure di aggiustamento ex post dei dati eccetera) e la serietà scientifica con cui tali procedure vengono poi, nei fatti, implementate. In questa sede ci focalizziamo principalmente su questioni attinenti la definizione del piano di campionamento e la scelta del metodo di rilevazione dati.
I sondaggi condotti per indagare l’orientamento politico e le intenzioni di voto degli italiani sono effettuati principalmente con il metodo Cati, Computer Assisted Telephone Interview, ovvero attraverso interviste telefoniche. (2) Per quanto riguarda, invece, il campione da intervistare, sembrerebbe essere estratto dagli elenchi telefonici. (3)
La pratica di condurre sondaggi politici esclusivamente su un campione estratto dall’elenco telefonico si basa implicitamente su un forte assunto: l’identità fra comportamenti elettorali e intenzioni di voto di individui appartenenti a nuclei familiari presenti nella lista di campionamento, ovvero elettori potenzialmente intervistabili, e persone che fanno parte di famiglie che ne risultano sistematicamente escluse, cioè elettori non intervistabili a priori, in quanto il loro numero di telefono non è riportato nell’elenco telefonico. 
Abbiamo condotto un’analisi empirica sui dati dell' “Indagine multiscopo - Aspetti della vita quotidiana 2006” per verificare se le procedure di definizione del campione adottate dai principali centri di ricerca possano dare luogo a stime distorte. (4) In assenza di dati relativi al 2008, discutiamo il caso delle elezioni politiche 2006, tornata elettorale in cui le previsioni dei sondaggi si sono rivelate poco attendibili. (5) Riteniamo comunque che le conclusioni a cui giungeremo forniscano utili indicazioni per comprendere le ragioni dello scostamento fra i risultati previsti dalle rilevazioni campionarie e quelli effettivamente ottenuti anche in occasione del voto di aprile 2008.

NON TUTTE LE FAMIGLIE SONO UGUALI

Nel 2006 i nuclei familiari il cui numero non appare nell'elenco telefonico costituiscono quasi il 30 per cento delle famiglie italiane, con forti variazioni regionali che oscillano fra il 42,4 per cento della Sicilia e il 18,6 per cento della Toscana. Gli individui appartenenti a nuclei familiari non intervistabili, inoltre, sono caratterizzati da livelli di partecipazione politica inferiori rispetto agli altri. (6) Ad esempio, il 26,4 per cento di coloro che vengono campionati dai sondaggi hanno ascoltato dibattiti politici nei dodici mesi precedenti l'intervista, contro il 20,3 per cento degli esclusi dalle rilevazioni (tabella 1), mentre il 36,4 per cento degli individui che appartengono a nuclei familiari il cui numero è presente nell’elenco telefonico si informano quotidianamente sui fatti della politica italiana contro il 26,9 per cento degli altri. Infine, le differenze tra i diversi indicatori dei comportamenti politici sembrano acuirsi qualora si considerino forme di partecipazione che implicano un maggior grado di continuità o di impegno, come ad esempio il contribuire attivamente alla vita di un partito (tabella 1).

Tabella 1. Partecipazione politica a livello individuale (percentuali di risposte affermative)

 Individui intervistabili  Individui non intervistabili
Partecipazione a riunioni partiti*** 4,03,1
Partecipazioni a comizi 5,35,1
Partecipazioni a cortei **5,24,5
Ascolti dibattiti***26,420,3
Soldi a partiti ***3,42,2
Svolgimento attività gratuita per un partito*** 1,61,1

Fonte:  Indagine multiscopo Istat - Aspetti della vita quotidiana, 2006. Dati pesati.

Nota: ** Differenze statisticamente significative al 5%; *** Differenze statisticamente significative all’1%. N varia tra 40.191 individui (partecipazione a riunioni di partiti) e 40.322 individui (partecipazione a comizi).

Tabella 2.  Coinvolgimento politico a livello individuale (percentuali di colonna)

 Frequenza con cui parla di politicaFrequenza con cui si informa dei fatti della politica italiana 
 Individui intervistabili  Individui non intervistabiliIndividui intervistabili  Individui non intervistabili 
Tutti i giorni10,48,336,426,9
Qualche volta a settimana23,619,221,420,2
1 volta a settimana5,75,0 3,84,0
Qualche volta al mese (meno di 4 volte)15,313,2 8,18,5
Qualche volta all'anno11,412,06,47,3
Mai33,742,324,133,1
N30.14410.45230.16510.436 

Fonte: Indagine multiscopo Istat - Aspetti della vita quotidiana, 2006. Dati pesati.

Nota : Differenze statisticamente significative (Chi quadrato di Pearson, significatività: 1%).

Poiché i cittadini potenzialmente intervistabili e coloro che non sono intervistabili a priori manifestano un livello di interesse e partecipazione alla politica ben diverso, sembra ragionevole ipotizzare che i due gruppi possano avere anche comportamenti elettorali differenti.
Se così fosse, l’assunto su cui si basa la prassi adottata dagli istituti di ricerca che conducono le indagini campionarie in questione non troverebbe riscontro empirico. Da ciò ne deriva che l’esattezza e la precisione delle stime dei sondaggi elettorali circa l’esito delle elezioni dipende anche dal comportamento di voto degli appartenenti al 30 per cento delle famiglie italiane non intervistabili. Se gli individui esclusi dai sondaggi politici fossero elettori scoraggiati che non si recano alle urne, l’errore di copertura potrebbe essere trascurabile. Se invece votassero, le stime fornite dalle indagini campionarie potrebbero essere errate. Nel caso delle elezioni del 2006, il non previsto sostanziale pareggio fra i due schieramenti potrebbe essere riconducibile proprio a questi meccanismi.

(1) www.sondaggipoliticoelettorali.it
(2) Si veda ancora http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/.
(3) Informazione richiesta direttamente ai principali istituti di ricerca.
(4)Istat (2007), La vita quotidiana nel 2006, Indagine multiscopo annuale sulle famiglie. “Aspetti della vita quotidiana”, Anno 2006, Roma.
(5)Callegaro, M. e Gasperoni, G. (2007): “Non cantare vittoria” la capacità predittiva dei sondaggi preelettorali pubblicati in occasione delle elezioni politiche italiane del 2001 e del 2006. Polisp óliV , XXI, 3, dicembre, pp. 463-487.
(6) Idealmente avremmo voluto verificare l’esistenza di differenze nelle intenzioni di voto o nell’appartenenza politica degli individui facenti parte dei due gruppi oggetto di indagine. Non siamo purtroppo a conoscenza dell’esistenza di dataset che permettano di effettuare tale confronto.