
Il decreto legge 248/2007, meglio noto come “decreto milleproroghe” è stato approvato nei giorni scorsi dalla Camera con l'accordo di maggioranza e opposizione. Dovrebbe essere ribattezzato “ millederoghe” perché contiene una serie di misure ad personam o a favore di specifiche lobby che, annegate in pagine di articoli e commi scritti in linguaggio ostico, non possono essere individuati che da pochi addetti ai lavori. Qui cerchiamo di segnalare alcune di queste disposizioni, ma chiediamo anche ai lettori delavoce.info di aiutarci a scavare nelle pieghe del decreto che sta per essere convertito in legge.
Art. 47 quater, c.1. Estensione di due anni del mandato dei componenti delle autorità indipendenti che sinora duravano in carica cinque anni. Riguarda quelli della Consob e del Garante della privacy. In particolare, il primo beneficiario del provvedimento sarà il presidente della Consob, vicino alla scadenza, Lamberto Cardia, il cui mandato è così prorogato al 2010.
Art. 12. Gli ultimi concorsi universitari previsti a livello locale (prima di tornare ai concorsi nazionali come caldeggiato dalla riforma del ministro Mussi) dovevano tenersi senza permettere il solito “voto di scambio”, quello che permette alle baronie locali di far votare dai commissari esterni un proprio docente offrendo, in cambio, l’idoneità a un loro candidato. Si torna invece al vecchio sistema, senza che Mussi abbia denunciato il colpo di mano.
Art. 8 c. 1, 1bis. Nel silenzio più totale si è proceduto scientemente a smantellare i pochi elementi strutturali di controllo della spesa introdotti nella passata legislatura. In particolare, si è depotenziato il patto sulla spesa sanitaria delle Regioni introdotto con la Finanziaria 2007 (e inasprito nell’ottobre scorso) che prevedeva sanzioni automatiche, fino al commissariamento delle amministrazioni responsabili degli sforamenti, per le Regioni inadempienti, a partire da Campania, Lazio e Puglia, regioni decisive nel voto di aprile. Sono voci di spesa che contano fino a un quinto del bilancio dello Stato.
Nutrito il pacchetto di proroghe e dei nuovi interventi nel settore dei trasporti e delle infrastrutture. Le misure più rilevanti sono:
Art. 17, c. 1. Si proroga al 31 dicembre 2008 il termine per la riformulazione, da parte di RFI dei criteri per la determinazione dei canoni di accesso alla infrastruttura ferroviaria, che dovevano essere pronti il 30 giugno 2006. Così, fino alla nuova scadenza, rimane inapplicata una direttiva europea del 2001.
Art. 17, c. 2. L’indagine sul trasporto ferroviario di media e lunga percorrenza, che si sarebbe dovuta concludere entro gennaio 2008 (il legislatore aveva previsto che si facesse in 30 giorni!) dovrà essere completata entro il 15 dicembre 2008. C’è da dubitare che anche proroga dei termini porti a qualcosa. Per fare una indagine seria sui servizi ferroviari è necessario conoscere dati di costo e ricavo per singola linea e per singolo servizio, che F.S. da circa 10 anni si rifiuta ostinatamente di fornire finanche al suo azionista.
Art. 21 bis. Consente al ministro dei Trasporti di far aumentare i diritti aeroportuali, cioè le “tariffe” pagate dalle compagnie aeree (e quindi dai passeggeri) alle concessionarie aeroportuali, nella misura del tasso programmato di inflazione, cioè in barba alla logica del price cap, che prevede aumenti tariffari inferiori al tasso di inflazione, per trasferire a vantaggio dei consumatori gli aumenti di produttività. Da segnalare il fatto che la misura viene giustificata con la mancata emanazione dei decreti previsti da una legge del 1993 (la 537, art. 10, di preciso), cioè di quindici anni fa! In quindici anni non c’era proprio modo di scrivere i decreti previsti?
Art. 21quater. In vari commi si stanziano fondi per estendere il trattamento di cassa integrazione ai lavoratori che dovessero essere danneggiati dalla decisione di Alitalia di ridurre fortemente la sua presenza a Malpensa. E’ l’ennesimo caso di welfare à la carte, esteso e modificato in risposta a casi particolari, senza alcun disegno organico e razionale. Al comma 4 si prevede l’istituzione del “fondo di continuità infrastrutturale” per finanziare investimenti nell’area di Malpensa per 40 milioni di euro. Non è chiaro a cosa esattamente servano questi denari, ma si ha la marcata impressione che si tratti di un’offa per addolcire la rinnovata ringhiosità lombarda.