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IL MISTERO DELLA TABELLA SCOMPARSA

di Enrico D'Elia 22.02.2008

Da qualche mese non vengono più pubblicati i prezzi dei carburanti consigliati dalle diverse compagnie petrolifere, in attuazione di un parere dell'Antitrust. L'Autorità paventava il rischio che la diffusione di quei dati favorisse la collusione tra le imprese. Sebbene esistano vari argomenti teorici a favore di questa tesi, non si può dimenticare che in qualsiasi situazione di asimmetria informativa, eliminare un pezzo di informazione pubblica significa semplicemente aumentare il vantaggio relativo di chi dispone già di più conoscenze.

Da qualche mese, la tabella con i prezzi dei carburanti consigliati dalle diverse compagnie è scomparsa dal sito del ministero dello Sviluppo economico e dai giornali. Probabilmente sono pochi gli automobilisti che rimpiangono quel prospetto, se non altro perché i singoli gestori sono liberi di derogare dai prezzi consigliati anche in misura significativa. Quindi la perdita di informazioni per il pubblico, e il relativo danno, sono stati davvero trascurabili.

L’INFORMAZIONE SUI PREZZI DEI CARBURANTI

È invece preoccupante il motivo, o meglio il pretesto, della scomparsa. Poco più di un anno fa l’Autorità antitrust, con una segnalazione al Parlamento e al governo, suggeriva la modifica “delle modalità di pubblicizzazione dei prezzi consigliati dalle società petrolifere nel senso di non consentire l’individuazione del prezzo consigliato da ciascuna impresa”, paventando il rischio che la diffusione di quei numeri fosse in grado “di ridurre il già scarso grado di incertezza delle imprese sulle rispettive politiche commerciali, facilitando l'adozione di convergenti strategie di prezzo”.

Il suggerimento è del tutto coerente con l’orientamento generale dell’Autorità, che già nel 1994 e nel 1999 aveva segnalato i rischi per la concorrenza di una “eccessiva trasparenza” del mercato derivante dalla pubblicizzazione dei prezzi consigliati dalle società petrolifere, e anche con la filosofia dell’Antitrust europeo, che nel 1999 consigliava di diffondere i prezzi dei carburanti “in una forma che non permetta di risalire a indicazioni specifiche su singole imprese”, e della Corte di giustizia, che nel 2003 aveva censurato la pubblicazione delle tariffe Rc auto sul sito dell’allora ministero dell’Industria.
Ovviamente, il parere dell’Antitrust sul mercato dei carburanti è molto articolato e si inquadra in una critica complessiva della struttura del mercato, di alcune assurdi vincoli regolatori e del malfunzionamento della cabina di monitoraggio dei prodotti petroliferi, alla quale paradossalmente partecipano proprio le compagnie che dovrebbero essere oggetto del controllo. Tuttavia, i pronunciamenti contro l’eccessiva trasparenza del mercato, e soprattutto la loro attuazione pratica, restano discutibili sul piano della teoria economica, anche se è surreale l’idea che una decina di compagnie petrolifere abbiano bisogno di consultare un sito internet o vedersi periodicamente al tavolo di un ministero per concordare le rispettive politiche di prezzo.
In realtà, la tendenza dei prezzi dei carburanti a convergere verso un unico valore, con un campo di variazione minimo tra le diverse compagnie, lamentata dall’Antitrust, può essere tanto un sintomo di accordi collusivi, quanto dei meccanismi tipici di un mercato perfetto. Perfino la price leadership di una sola compagnia, che in Italia è nettissima e ben documentata, potrebbe configurarsi come un semplice caso di segnalazione “barometrica” delle condizioni di mercato da parte dell’operatore meglio informato. Al contrario, sarebbe stata molto più preoccupante la concentrazione dei prezzi su due valori estremi, che è tipica di un mercato in cui i consumatori più informati acquistano al prezzo minimo e la maggior parte di quelli più “pigri” finiscono per pagare il prezzo massimo, secondo un modello teorico descritto quasi trenta anni fa. Non si può escludere che prevalga proprio questo scenario dopo aver limitato le informazioni sui prezzi consigliati, che almeno fornivano a tutti gli automobilisti un insieme minimo di dati di riferimento.
D’altra parte, è vero che in un mercato “troppo trasparente” i consumatori non avrebbero alcun incentivo a cercare i prodotti più a buon mercato, perché tanto sarebbero certi di trovare ovunque gli stessi prezzi, mentre le imprese più “aggressive” potrebbero fissare prezzi molto alti per approfittare di pochi consumatori occasionali e disinformati, trascinando al rialzo i prezzi di tutti gli altri concorrenti. In fondo è proprio quello che accade ogni giorno in qualsiasi zona sprovvista di distributori, dove gli automobilisti rimasti improvvidamente a secco devono pagare i carburanti a prezzi da affezione. Tuttavia, per evitare simili inconvenienti, sarebbe stato sufficiente pubblicizzare solo il prezzo minimo dei carburanti, senza precisare quale compagnia lo consigliasse, possibilmente differenziando i dati per le diverse aree geografiche, pubblicando prezzi effettivi invece di quelli consigliati, oppure organizzando un sistema di display informativi su tutte le strade, come suggerito nello stesso parere dell’Antitrust.

UN SEGNALE PREOCCUPANTE

La scomparsa di una tabella rischia invece di peggiorare la situazione per i consumatori e, soprattutto, lancia un segnale poco rassicurante a chi vorrebbe un mercato più efficiente. In realtà, in qualsiasi situazione di asimmetria informativa, eliminare un pezzo di informazione pubblica significa semplicemente aumentare il vantaggio relativo di chi dispone già di più conoscenze, e la possibilità che ciò induca comportamenti virtuosi nella parte più debole costituisce, al più, un effetto di secondo ordine. Stupisce, dunque, che Antitrust italiana ed europea contribuiscano, seppure indirettamente, ad avallare provvedimenti come l’oscuramento dei prezzi consigliati per i carburanti e delle tariffe Rc auto.