
La politica in materia di fisco del governo Prodi si è articolata in molte direzioni. Prima fra tutte, però, la lotta all'evasione fiscale, dove i successi sono ormai ampiamente riconosciuti. Positivo in particolare il fatto che l'intervento normativo sia andato di pari passo con il potenziamento dell'azione dell'amministrazione. Più discutibile l'intervento sull'Ici. Ma come per altri importanti provvedimenti, dalla riduzione del cuneo fiscale alla tassazione delle rendite finanziarie, ha seguito, nel bene e nel male, gli impegni presi in campagna elettorale.
La politica in materia di fisco del governo Prodi (giugno 2006 - gennaio 2008) si è articolata in molte direzioni, prima fra tutte la lotta all’evasione fiscale, dove i successi sono innegabili e ormai ampiamente riconosciuti. I più importanti provvedimenti hanno seguito, nel bene e nel male, gli impegni presi in campagna elettorale.
IL CONTRASTO ALL’EROSIONE, ELUSIONE ED EVASIONE FISCALE
Da subito, vi è stata una brusca inversione di rotta rispetto alla politica seguita dal precedente governo di centrodestra (e alla stagione dei condoni). L’azione normativa di contrasto all’evasione e all’elusione, avviata con il decreto Visco-Bersani del luglio 2006), è stata decisa e continuativa, seppure, soprattutto all’inizio, un po’ frettolosa, con norme che hanno creato tensioni e proteste e in alcuni casi hanno richiesto successivi correttivi.
Un aspetto positivo è che l’intervento normativo ha proceduto parallelamente al potenziamento dell’azione dell’amministrazione, senza la quale è illusorio pensare di poter contrastare evasione ed elusione. Si sono ampliate le informazioni a disposizione dell’amministrazione stessa e si è rafforzata la sua potestà di controllo, accertamento e sanzione. L’attività di accertamento, contrariamente a quanto spesso si ritiene, non è stata diretta esclusivamente nei confronti delle piccole imprese (studi di settore, scontrini eccetera), ma ha interessato ampiamente e con risultati apprezzabili, anche i soggetti di grandi dimensioni.
La stima governativa di un aumento di gettito imputabile alla lotta all’evasione di 11,2 miliardi di euro nel 2006 e di altri 6,7 miliardi nel 2007 trova principale riscontro nell’incremento dell’Iva, in misura superiore a ciò che sarebbe giustificato dall’andamento della base imponibile, nel settore del commercio e dei servizi immobiliari e come effetto degli interventi sugli studi di settore ( Si veda l'articolo di Santoro e quello di Guerra ).
LA RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE SUL LAVORO
In campagna elettorale erano stati promessi 5 punti di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, di cui il 60 per cento a favore delle imprese. L’impegno è stato onorato con la Legge finanziaria per il 2007, per la parte a favore delle imprese con una detassazione media pari a circa 3 punti percentuali di retribuzione. Non è possibile valutare ora gli effetti di questo provvedimento, entrato in vigore nella seconda metà del 2007. È comunque condivisibile lo strumento utilizzato: un intervento sull'Irap. La deducibilità dei contributi sociali dalla base imponibile di questo tributo può essere infatti letta non come una semplice agevolazione, ma come una norma di sistema. La deduzione di 5mila euro per ogni lavoratore a tempo indeterminato, differenziata territorialmente, ha reso l’agevolazione più marcata per le fasce retributive più basse e per il Mezzogiorno e le Isole, dove i tassi di partecipazione sono più bassi.
L’intervento di riduzione del cuneo per i lavoratori è stato realizzato attraverso una mini-riforma dell’Irpef, operata con la Finanziaria per il 2007. La riduzione, che ha interessato la maggior parte dei contribuenti con reddito dichiarato inferiore ai 40mila euro, ha avuto un costo molto ridotto per l’erario e un effetto redistributivo modesto (che comunque risulta confermato anche a seguito dell’aumento delle addizionali locali. Il merito principale di questa riforma è stato quello di introdurre una razionalizzazione nel disegno sia dell’Irpef, soprattutto grazie al passaggio dalle deduzioni alle detrazioni per tipologie di reddito e carichi familiari, con una riduzione delle aliquote marginali sui redditi per i quali l’elasticità dell’offerta di lavoro al reddito netto è più alta, sia degli assegni familiari. Era pensata come un primo passo in direzione di un intervento di più ampio respiro finalizzato all’unificazione degli strumenti fiscali (detrazioni) e di spesa (assegni familiari) a sostegno dei carichi familiari; ad affrontare il problema dell’incapienza (cui è stata dedicata anche un’apposita misura una tantum con il collegato alla Finanziaria per il 2008) e a disegnare meglio la struttura degli incentivi implicita nella detrazione per lavoro. Questi temi sono oggetto del Libro bianco sull’Irpef atteso per il mese di febbraio 2008, che avrebbe dovuto ispirare una nuova riforma del più importante tributo del nostro ordinamento.
L’INTERVENTO SULL’ICI E LE DETRAZIONI PER GLI AFFITTI
La campagna elettorale si era chiusa con la promessa di Silvio Berlusconi di abolire l’Ici sulla prima casa. L’attenzione posta su questo tributo, che interessa circa l’80 per cento delle famiglie italiane, ha spinto il governo Prodi a intervenire, con la Finanziaria per il 2008, aumentando la detrazione Ici sulla prima casa. Si è trattato di un intervento discutibile sotto molti aspetti. Viola l’autonomia tributaria dei comuni, in quanto interessa il più importante tributo proprio a loro assegnato (si veda Bordignon-Guerra , Muraro e Barbero). Limita una fonte di prelievo a cui tutti i paesi fanno ampio ricorso, data anche la difficoltà di eludere l’imposta portando il relativo patrimonio all’estero, posto che si tratta di fattori “immobili”. Ha effetti redistributivi negativi (per quanto di modica entità).
Ha invece effetti redistributivi positivi, anch’essi però contenuti, l’introduzione di detrazioni, variamente articolate, per i contribuenti, con basso reddito, in affitto. Una importante novità, con la funzione di potenziare gli effetti redistributivi dell’intervento, è che queste detrazioni si traducono in trasferimenti positivi a favore dei contribuenti, nel caso in cui gli stessi risultino incapienti. Nel complesso, tuttavia, chi è in affitto resta discriminato, sotto il profilo fiscale, rispetto a chi vive nella casa di proprietà.
RIFORMA DELL’IRES E DELL’IRAP
Un altro importante intervento realizzato dalla Finanziaria 2008 riguarda la riforma della tassazione societaria. Si è agito, con obiettivi simili, sia sull’Ires che sull’Irap. È apprezzabile, innanzi tutto, che nonostante i cambiamenti, non si siano operate nuove radicali riforme, né rotture con il passato. Le imprese chiedono stabilità e soprattutto maggiore chiarezza degli ordinamenti e certezza nell’applicazione della norma. La riforma rivela una forte volontà di semplificazione degli adempimenti, sia per l’Ires che per l’Irap. Molto, tuttavia, dipenderà dall’effettiva applicazione della riforma.
Si è proceduto a significative riduzioni di aliquota: dal 33 al 27,5 per cento per l’Ires e dal 4,25 al 3,9 per cento per l’Irap. Per evitare perdite di gettito si è ampliata la base imponibile. Gli effetti sugli investimenti sono incerti, data anche la loro forte dipendenza da altri fattori, ma nel complesso la riforma ha consentito all’Italia di recuperare competitività, sul piano fiscale, rispetto ad altri paesi.
LA TASSAZIONE DELLE ATTIVITÀ FINANZIARIE
Il governo Prodi ha messo in cantiere anche un’importante riforma della tassazione delle attività finanziarie, che ha il suo perno nell’unificazione delle aliquote riservate alle diverse tipologie di redditi di capitale, e nella omogeneizzazione del trattamento riservato al risparmio, sia esso intermediato da gestioni individuali o collettive, o affidato in amministrazione o custodia a qualche intermediario finanziario . Il disegno di legge delega di iniziativa governativa che avrebbe dovuto portare a questa riforma, approdato alla Camera nell’autunno del 2006, è rimasto tuttavia bloccato dal mancato accordo all’interno della maggioranza su come gestire la fase di transizione dal vecchio al nuovo regime, senza smentire la ridda di promesse (contraddittoriamente a favore sia dei possessori dei titoli pubblici sia dei piccoli risparmiatori) avanzate in campagna elettorale.
REGIME FORFETARIO PER LAVORATORI AUTONOMI E PICCOLE IMPRESE
Sempre nell’ottica della semplificazione e della riduzione dei costi degli adempimenti richiesti ai contribuenti, la Finanziaria 2008 ha introdotto un nuovo sistema di tassazione, opzionale, per circa 900mila lavoratori autonomi e piccole imprese con un giro di affari inferiore a 30mila euro l’anno . Per questi soggetti, Iva, Irap e Irpef, vengono sostituiti da un’unica imposta del 20 per cento commisurata al reddito imponibile definito come differenza fra il valore del giro di affari annuale e il valore dei costi sostenuti per l’impresa. Una valutazione compiuta del provvedimento, che affronta in modo innovativo l’annoso problema dei contribuenti minimi e marginali, sarà possibile solo fra qualche mese, quando si saprà anche quanti soggetti vi avranno effettivamente aderito. In questo senso, decisivo sarà l’atteggiamento che verrà preso dalle organizzazioni dei piccoli imprenditori, dei lavoratori autonomi e dei consulenti fiscali.
Posto che la norma, in omaggio alla semplificazione, prevede la deroga all’utilizzo del principio di progressività – e di misurazione, il più fedele possibile, della capacità contributiva – è importante che venga monitorata al fine di garantire che la sua applicazione resti limitata ai contribuenti che effettivamente sono “minimi” o marginali”, evitando di trasformarsi nell’ennesimo possibile circuito disponibile, per i contribuenti e i loro consulenti, per ridurre il più possibile il carico tributario soggettivo.