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LA RESPONSABILITA' DEL FALLIMENTO

di Francesco Giavazzi 29.01.2008

Il fallimento del governo Prodi non è colpa della cosiddetta sinistra radicale. E non solo per il fatto ovvio che la sua caduta non è avvenuta per opera di questa componente. Era necessario e possibile uno scambio coraggioso fra un liberismo deciso e una forte redistribuzione a favore del lavoro dipendente dei giovani e delle famiglie più in difficoltà. Ma il governo non ha saputo farlo: basta guardare come sono stati distribuiti gli aumenti delle pensioni minime. O chi ha pagato l'abolizione dello scalone.

La responsabilità del fallimento del governo Prodi non è della cosiddetta "sinistra radicale". E non solo per il fatto ovvio che la sua caduta non è avvenuta per opera di questa componente della coalizione di governo. Non è vero infatti che il programma di riforme che Prodi avrebbe voluto attuare fosse incompatibile con la presenza della sinistra radicale nella maggioranza di governo.

LO SCAMBIO POSSIBILE

Una sintesi tra riformisti e radicali era possibile, ma Prodi l'ha perseguita al livello più modesto: gli aggiustamenti al margine, i continui rinvii, le ripetute promesse di sgravi fiscali, sempre annunciati ma mai varati, mentre le risorse venivano spese per accontentare un po' tutti tranne chi è davvero in difficoltà. Era necessaria (e possibile) una sintesi più ambiziosa, uno scambio coraggioso fra un liberismo deciso e una forte redistribuzione a favore del lavoro dipendente, dei giovani e delle famiglie più in difficoltà. L'evidenza del fallimento è nel grafico di Massimo Baldini che lavoce.info ha pubblicato il 12 luglio a commento dell'accordo sugli aumenti delle pensioni minime. Di fronte a risorse limitate il governo non le ha destinate prevalentemente alle famiglie più povere: del provvedimento hanno beneficiato un po' tutti, anche le famiglie appartenenti al decile più ricco della distribuzione del reddito e soprattutto quelle dei decili 2 e 3, i più difesi dal sindacato. Al decile più povero è andato solo il 12 per cento delle risorse totali. Lo stesso è accaduto quando è stato abolito lo "scalone", pagato per quasi una metà tassando i giovani precari. Con queste premesse era difficile chiedere alla sinistra di appoggiare un liberismo deciso.
Oggi che l'alleanza fra sinistra e riformisti è fallita, il partito democratico deve chiedersi con chi altro fare le riforme. Non è affatto evidente che esistano alleati migliori di quelli che in questi due anni Prodi ha di fatto tradito.