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IL TRAMONTO DELL'ISPANO-TEDESCO

di Salvatore Vassallo 29.01.2008

Al di là dei potenziali effetti e delle sue implicazioni sistemiche, difficilmente il Vassallum sarà adottato. Molti partiti non accettano che l'assegnazione dei seggi sia appesa a un meccanismo non manipolabile e non prevedibile come il voto personale nei collegi uninominali. Per approvare una legge elettorale simile, i due maggiori partiti dovrebbero mettere sotto tensione i rapporti con gli alleati e turbare parte del loro elettorato. Il ciclo infinito dei tentativi di riforma è destinato a continuare. E tra un anno dovrà essere convocato il referendum.

Approfitto dell’invito de lavoce.info per fornire qualche chiarimento sui potenziali effetti del cosiddetto “Vassallum”, per discutere le sue implicazioni sistemiche, oltre a dire perché, sulla base dell’osservazione ravvicinata del processo decisionale delle ultime settimane, credo sia improbabile che venga adottato. Non c’è bisogno che descriva gli elementi caratteristici del sistema “ispano-tedesco” (d’ora in poi It), perché lo hanno già fatto accuratamente su queste stesse pagine Paolo Balduzzi e Massimo Bordignon. D’altro canto, chi fosse interessato può anche vedere il documento nel quale la proposta è stata originariamente spiegata .

SEGGI POSSIBILI

Dell’It si è detto, alternativamente, che è troppo proporzionale o troppo maggioritario. Come è ovvio, è questione di preferenze normative e utilità degli attori. È certamente un sistema elettorale meno distorsivo di quelli adottati in Gran Bretagna e Francia, dove con meno del 40 per cento dei voti si possono ottenere larghe maggioranze parlamentari; è certamente più distorsivo del sistema tedesco. Chi è interessato, e abbia familiarità con le funzioni di calcolo di Excel, può verificare direttamente se gli effetti meccanici di questo sistema gli aggradano, usando il file allegato. Il file contiene i risultati elettorali per la Camera del 2006 disaggregati in 46 circoscrizioni, in cui si assegnerebbero in media 13,4 seggi. La delimitazione delle circoscrizioni e la riaggregazione dei dati è frutto di un lavoro dell’Ufficio studi della Camera dei Deputati, che ha ricalcato i criteri indicati nel nostro modello.
Per chi non ha tempo o voglia di giocare con i dati, le tabelle 1 e 2 danno un’idea. Dicono quanti seggi otterrebbe ciascun partito, date due diverse distribuzioni dei voti. Nel leggerle si deve tener conto che il vantaggio dei partiti maggiori è funzione dell’entità del voto disperso verso partiti troppo piccoli per essere equirappresentati. Grosso modo, l’It sottorappresenta in misura decrescente i partiti fino a che non raggiungono una soglia intorno al 12 per cento e li sovrarappresenta in misura crescente quando superano quella stessa soglia. In questo modo incentiva le aggregazioni. Prevede che i parlamentari siano scelti in collegi uninominali, sia quelli eletti in base alla formula plurality (first-past-the-post), sia quelli ripescati in base alla quota di compensazione proporzionale tra i migliori perdenti. In questo modo (ri)stabilisce una maggiore prossimità tra elettori ed eletti. Prevede che lo stesso voto valga sia per eleggere il candidato del proprio collegio uninominale su basi maggioritarie, sia per influire sulla ripartizione dei seggi ai fini della compensazione proporzionale. In questo modo, tende a trasporre sulla “quota proporzionale” la propensione degli elettori a concentrarsi sui candidati più competitivi nei collegi, favorendo una dinamica bipolare imperniata intorno a due grandi partiti tra loro antagonisti.

Partito % Voti Seggi %Seggi Diff  Partito % Voti Seggi %Seggi Diff
Sin 10,2 57 9,2 -1,0  Sin 10,2 55 8,9 -1,3
Pd 34,6 255 41,3 6,7  Pd 34,6 238 38,6 4,0
Fi 27,3 192 31,1 3,9  PdP 37,8 274 44,4 6,7
An 11,1 59 9,6 -1,5      
Udc 6,8 30 4,9 -1,9  Udc 6,8 28 4,5 -2,2
Lega 4,6 20 3,2 -1,3  Lega 4,6 18 2,9 -1,7
Svp 0,5 3 0,5 0,0  Svp 0,5 3 0,5 0,0
Udeur 1,4 1 0,2 -1,2  Udeur 1,4 1 0,2 -1,2
Altri 3,6 0 0,0 -3,6  Altri 4,2 0 0,0 -4,2
Totale 100,0 617,0 100,0 0,0  Totale 100,0 617,0 100,0 0,0

ALLEANZE PREVEDIBILI

Alcuni hanno criticato l’It perché non costringerebbe i partiti a dichiarare in anticipo le alleanze e non consentirebbe ai cittadini di “scegliere il governo”, oltre a non dare con certezza a chi vince una maggioranza sufficiente per governare. Queste osservazioni sono solo in parte corrette. Con due grandi partiti tra loro contrapposti in campo, tutti e due collocati a ridosso del centro, le alleanze, qualora si rivelassero necessarie, sarebbero abbastanza scontate e ampiamente prevedibili per gli elettori. Anche qualora il partito di centro dovesse giocare come pivot, lo farebbe in un quadro che attenua la sua capacità negoziale. È vero però che, in presenza di una forte stabilità del voto tra i blocchi, in assenza cioè di mobilità elettorale da un polo all’altro, gli effetti distorsivi del sistema possono essere a somma zero all’interno di ciascun polo. Potrebbero promuovere le aggregazioni, dare maggiore forza ai grandi partiti, ma non consentire di identificare con certezza un vincitore. Il premio «implicito» dato a entrambi i partiti maggiori potrebbe generare situazioni di stallo, anche se attenuate dall’assenza di un rigido vincolo pre-elettorale di coalizione. Il rischio, però, è linearmente correlato con il grado di disproporzionalità. Con un sistema puramente proporzionale è massimo, mentre è minimo con sistemi potenzialmente molto distorsivi. Ma non è escluso neppure con l’uninominale maggioritario semplice, come capitò nel 1974 in Gran Bretagna. È radicalmente escluso solo con leggi come la Calderoli, con un premio di maggioranza di dimensioni variabili, in presenza di una sola Camera.

PERCHÉ NON SARÀ ADOTTATO

Non è comunque per queste ragioni che l’It difficilmente sarà adottato.
Molti partiti, in primo luogo, non accettano che l’assegnazione dei seggi al loro interno sia appesa a un meccanismo aleatorio, non manipolabile e non prevedibile come il voto personale nei collegi uninominali. I partiti medi, il cui consenso è politicamente necessario per approvare la riforma, non vogliono correre il rischio di sprecare voti nelle circoscrizioni in cui dovessero rimanere sotto la soglia implicita, così come preferirebbero non dovere certificare il ruolo preminente dei due partiti maggiori. Alla fine dei conti, un sistema del genere può essere approvato solo sulla base di un solido accordo tra gli attori che la logica sistemica a esso sottesa tenderebbe a premiare. Ma i due maggiori partiti, per approvare una legge elettorale simile, dovrebbero prendersi il rischio di mettere sotto tensione i rapporti con i loro alleati e di turbare parte del loro elettorato. Silvio Berlusconi e Forza Italia hanno dato a vedere d’essere disponibili quando erano all’opposizione, si sono ritratti non appena hanno intravisto la possibilità di andare al voto con aspettative di vittoria. In questo modo, il ciclo infinito dei tentativi di riforma è destinato a continuare, e le difficoltà interne sperimentate dall’Unione a riprodursi tra un anno, al momento in cui dovrà essere convocato il referendum, anche qualora al governo ci fosse la Casa delle Libertà.

 
Allegato - Ispano Tedesco 46 circoscrizioni