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OLTRE IL CASO MASTELLA *

di Carlo Guarnieri 22.01.2008

L'eccessiva durata dei processi enfatizza il ruolo delle indagini preliminari. Le informazioni raccolte e divulgate in questa fase tendono fisiologicamente a rappresentare le posizioni di una sola delle parti processuali: l'accusa. Così, la loro divulgazione danneggia il politico in uno degli aspetti che più gli sta a cuore: la popolarità. L'ironia del caso Mastella sta nel fatto che il ministro ne è stato colpito proprio quando si accingeva ad annunziare provvedimenti che, accorciando i tempi del processo, avrebbero dovuto avviare a soluzione il problema.

Il 16 gennaio il ministro Mastella avrebbe dovuto riferire in Parlamento sullo stato della giustizia in Italia. In quella relazione il ministro si presentava come fautore del “dialogo” con la magistratura per superare i conflitti del passato e affrontare insieme i mali della nostra giustizia. Il ministro si mostrava fiducioso della collaborazione con il Csm e orgoglioso del recente lusinghiero giudizio del Consiglio d’Europa sui programmi del governo. La relazione non è stata pronunziata. Al suo posto, il ministro ha annunziato le sue dimissioni, denunziando “frange estremiste della magistratura” che si sarebbero accanite contro di lui, la sua famiglia e il suo partito, dando così l'avvio a una difficile crisi di governo.
È naturalmente difficile dare oggi un giudizio ponderato sulle indagini che hanno investito Clemente Mastella e l’Udeur. Comunque, finora non si era riprodotto il conflitto fra magistratura e politica della legislatura precedente. Le tensioni non erano mancate: nel caso Abu Omar o in quelli che avevano visto come protagonisti il giudice Forleo e il pubblico ministero De Magistris. Non avevano però compromesso i rapporti sostanzialmente buoni fra la nuova maggioranza e la magistratura associata. Del resto, il centrosinistra non si era certo mostrato insensibile alle domande della magistratura, modificando in più parti la riforma dell’ordinamento giudiziario varata dal centrodestra. Lo stesso Mastella, nell’assegnare gli incarichi ministeriali, aveva ritenuto opportuno dare spazio alle varie correnti giudiziarie, procedendo a quella che è sembrata una lottizzazione. (1)

PERCHÉ LE TENSIONI?

Tensioni fra magistratura e politica avvengono in molti paesi democratici, anche se in Italia con una frequenza e un’intensità più elevate. Le ragioni possono essere molte, ma bisogna ricordare almeno un aspetto: i magistrati del pubblico ministero possono esercitare le loro funzioni in piena autonomia dal potere politico e dispongono direttamente della polizia giudiziaria per le indagini che ritengono opportuno sviluppare. Il principio di obbligatorietà dell’azione penale li esenta poi da qualunque forma di responsabilità che sia esterna al sistema giudiziario. Il tutto si traduce così in una libertà d’azione nettamente maggiore di quella presente in altri paesi. (2)
A ciò va aggiunta, fra l’altro, una tendenza della magistratura a interpretare in senso estensivo reati già esistenti. Proprio nell’inchiesta Mastella vi è una propensione a inquadrare in termini giudiziari comportamenti di solito considerati caratteristici della lotta politica. Fra i capi d’accusa vi è, infatti, la concussione ai danni del presidente della Regione Campania Bassolino, “costretto” a certe nomine da campagne di stampa e minacce di mettere in crisi il governo regionale. La prospettiva di un Bassolino in stato di soggezione a opera dei coniugi Mastella può far sorridere, ma un altro caso recente si muove nella stessa direzione: l’indagine della procura di Napoli che ha considerato istigazione alla corruzione i tentativi di Berlusconi di far passare dalla propria parte alcuni senatori del centrosinistra, con promesse di benefici di natura non solo economica ma anche politica: candidature “sicure” alle prossime elezioni e posti in eventuali futuri governi di centrodestra. Se le indagini avessero successo, il tradizionale strumento per valutare questi comportamenti politici – la responsabilità del parlamentare verso gli elettori – sarebbe sostituito da una responsabilità di tipo giudiziario, con un inevitabile allargamento del raggio d’azione della magistratura.

IL CIRCO MEDIATICO-GIUDIZIARIO

I rapporti fra magistratura e politica sono poi influenzati dal “circo mediatico-giudiziario”, cioè dal ruolo crescente dei media nell’amministrazione della giustizia. (3)
È un fenomeno che si è sviluppato grazie all’interesse congiunto dei media - le notizie giudiziarie sono merce richiesta - e degli investigatori, contenti che la propria azione venga enfatizzata. Quando vi è di mezzo la politica, l’interesse dei media è ancora più elevato, mentre per i magistrati il sostegno di stampa e televisione è d’aiuto in inchieste politicamente delicate. Del resto, il fenomeno che più ha caratterizzato i tempi recenti – la diffusione di intercettazioni di conversazioni telefoniche – è accaduto con maggiore frequenza quando coinvolti erano politici.
L’impatto della diffusione di notizie ricavate dalle indagini preliminari è amplificato dalla durata dei processi. Quando una sentenza arriva a distanza di anni dalle indagini, queste ultime acquistano un rilievo elevatissimo: diventano in realtà il “vero” processo. Si avverano così i pericoli già da tempo segnalati (4), perché nel processo mediatico non vi è molto spazio per le tradizionali garanzie processuali, che hanno come principale obiettivo non tanto di ricostruire la verità, ma di evitare errori e di garantire i diritti degli accusati.

Torniamo così al punto di partenza. L’eccessiva durata dei processi enfatizza il ruolo delle indagini preliminari. Le informazioni raccolte e divulgate in questa fase tendono fisiologicamente a rappresentare le posizioni di una sola delle parti processuali: l’accusa. Così, la loro divulgazione danneggia il politico in uno degli aspetti che più gli sta a cuore - la popolarità – e questo spiega la reazione di Mastella e dello stesso Parlamento. L’ironia del caso sta nel fatto che il ministro ne sia stato colpito proprio quando si accingeva ad annunziare provvedimenti che, accorciando i tempi del processo, avrebbero dovuto avviare a soluzione il problema.

* L’intervento è parte di un articolo che verrà pubblicato sul prossimo numero de “Il Mulino” (2008, n. 1).

(1) Vedi M. Cappato et al., La pax mastelliana strangola la giustizia, in www.marcocappato.it, sito visitato il 10.12.2007.
(2) Vedi C. Guarnieri, Giustizia e politica, Bologna, Il Mulino, 2003.
(3) D. Soulez-Larivière, Il circo mediatico-giudiziario, Macerata, Liberilibri, 1994.
(4) Vedi ancora Soulez-Larivière e A. Garapon, Del giudicare, Milano, Cortina, 2007.