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RAI-MEDIASET: UN RUOLO PER L'ANTITRUST

di Michele Polo 13.12.2007

Le notizie di questi giorni confermano che certamente serve una riforma radicale del sistema televisivo e dei media. Ma esiste già una norma che può efficacemente intervenire su molti dei comportamenti tenuti dai più alti dirigenti di Rai e Mediaset, la legge antitrust del 1990. Ed esiste un'autorità che può far rispettare i divieti di comportamenti anticoncorrenziali, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato. La presidenza Catricalà è molto attenta alle preoccupazioni dei consumatori, ora saprà cogliere l'inquietudine dei contribuenti al canone.

La Rai non riesce ad abbandonare il clamore delle prime pagine e il settore televisivo si conferma ancora una volta come grande malato nel panorama dell’informazione italiana. Appena riemersi dalla lettura delle intercettazioni sui fittissimi scambi di informazioni, consigli e favori tra altissimi dirigenti dei due principali gruppi televisivi abbiamo letto della censura della Commissione Europea per le mancate correzioni alla legge Gasparri. Ed è notizia di ieri il dialogo serrato tra il proprietario di Mediaset e l’ex-direttore generale della Rai, ora a capo di Rai fiction, in cui si intrecciano confidenze, richieste di favori, commenti sull’andamento del mercato televisivo e della politica. In questo incredibile scenario la legge Gentiloni, e la sua compagna sul conflitto di interessi, veleggiano come piccole scialuppe nel mare in tempesta, a volte dando l’impressione di prendere il largo per poi tornare nelle secche delle contrattazioni politiche tra i due schieramenti.

Comportamenti anticoncorrenziali

Se, di fronte a tanto spettacolo, è difficile non rimanere allibiti quali semplici cittadini (per di più fedeli al pagamento del canone Rai), lo sconforto di questo ultimo mese si accompagnava alla sensazione che purtroppo ben poco di nuovo c’era da dire sulle esigenze di riforma radicale del sistema televisivo e dei media. Sulla necessità di privatizzare la Rai per interrompere i perversi meccanismi di percorsi di carriera affidati all’obbedienza politica, sulla necessità di cedere reti a nuovi gruppi sia per Rai che per Mediaset per aumentare il numero di attori, sulla necessità di rivedere il piano di allocazione delle frequenze, che grazie alla Gasparri è riuscito nel miracolo di preservare una dominanza dei gruppi maggiori anche passando alla piattaforma digitale, che sulla carta doveva moltiplicare le possibilità di entrata dei concorrenti. 
Ma un punto rimane, che è sopravvissuto al diluvio di commenti giustamente scandalizzati di questi giorni, e che stranamente non è stato mai sollevato da quanti invocavano una (doverosa) accelerazione dei lavori parlamentari sulla riforma del settore televisivo del ministro Gentiloni. Esiste già una legge che può efficacemente intervenire su molti dei comportamenti che abbiamo appreso dai giornali, la legge antitrust 287/90. Esiste già un’autorità che può attivarsi per far rispettare i divieti di comportamenti anticoncorrenziali, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Dalle molte intercettazioni emerse in questi ultimi tempi emerge un quadro di totale coordinamento nei contenuti, nelle politiche commerciali, nelle politiche del personale tra i due gruppi televisivi maggiori. Quando leggiamo le lamentele dei rappresentanti delle major americane, che parlano del mercato italiano come di un ambito dove i due gruppi maggiori si muovono come un unico compratore, stiamo incontrando un esempio da libro di testo di pratiche collusive. Quando apprendiamo del coordinamento nei palinsesti, nella gestione degli spazi pubblicitari e nel dosaggio delle notizie tra i responsabili dell’informazione politica dei due gruppi televisivi non leggiamo solamente di pratiche che dovrebbero creare imbarazzo a qualunque giornalista, ma veniamo a conoscenza di violazioni della legge antitrust. Quando il proprietario di Mediaset interloquisce con il direttore generale del gruppo concorrente non proviamo solo stupore per come un uomo tanto impegnato trovi il tempo per favorire la carriera di qualche velina, ma apprendiamo di un’assenza di confini tra gruppi concorrenti che rientra tra le materie di competenza dell’Autorità antitrust.
Sotto la presidenza Catricalà l’Antitrust ha via via definito un proprio approccio e un proprio stile, attento alle preoccupazioni dei consumatori e pronto a sottolineare e garantire il proprio ruolo di advocat degli interessi diffusi. Le molte indagine conoscitive che sono state avviate, dai libri di testo scolastici ai servizi bancari alla distribuzione agroalimentare, hanno rappresentato uno strumento importante per valutare più approfonditamente i segnali di preoccupazione che emergevano dai consumatori. Molti casi hanno affrontato materie di grande rilevanza per i consumatori. Come consumatori e contribuenti al canone siano sicuri che il presidente Catricalà saprà cogliere la nostra inquietudine.