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Un calcio al fisco

di Giuseppe Pisauro 27.02.2003
Torniamo sul decreto salva-calcio, per scoprirne gli effetti fiscali. Una questione rilevante anche sul fronte europeo perché è un elemento per determinare se si tratta di un “aiuto di Stato”. E, infatti, il provvedimento è un buono sconto sulle imposte valido quindici anni.

Alcuni lettori ci hanno chiesto chiarimenti sugli effetti fiscali del provvedimento salva-calcio. La questione è molto importante, in quanto la presenza di un vantaggio fiscale è elemento cruciale per qualificare un intervento come "aiuto di Stato". L'articolo 87 del Trattato europeo stabilisce che "sono incompatibili con il mercato comune (…) gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza". L'articolo precedente si è concentrato sugli aspetti negativi più gravi della norma salva-calcio: la distorsione della concorrenza e la manomissione delle regole contabili. Vediamo ora le implicazioni fiscali.

Pur sembrando improbabile, non si può escludere che il provvedimento salva-calcio determini uno sgravio fiscale futuro.

Per comprendere questo punto, partiamo dall'attuale normativa tributaria. Una spa paga l'Irpeg in percentuale dell'utile, naturalmente se quest'ultimo è positivo. Se, invece, è in perdita, la spa non paga imposte né riceve un sussidio dal fisco, ma può usare la perdita come una sorta di "buono-sconto" sulle imposte degli anni successivi. Nel linguaggio tributario, la società può "riportare in avanti" la perdita, vale a dire sottrarla dall'utile degli anni successivi prima del calcolo dell'imposta. La validità del "buono-sconto" ha, tuttavia, una data di scadenza: deve essere speso interamente entro cinque anni.

Le società di calcio attualmente sono in perdita, quindi non pagano imposte. L'emergere della minusvalenza, derivante dalla svalutazione del patrimonio calciatori, si aggiungerebbe alla perdita e darebbe luogo a un ulteriore buono-sconto sulle imposte future, da spendere sempre entro cinque anni. Immaginando, come è plausibile, che le società di calcio nei prossimi anni saranno ancora in perdita, il nuovo buono-sconto (la minusvalenza) non avrebbe per loro alcun valore, dato che non riusciranno a spenderlo.

Il decreto salva-calcio consente di spalmare la minusvalenza su dieci anni, in altre parole fraziona il buono-sconto e ne allunga la validità. L'ultima tranche del buono-sconto sarà originata tra dieci anni e avrà validità per altri cinque anni. Se – cosa su cui si può essere scettici, ma che è comunque possibile – nell'arco dei prossimi quindici anni le società calcistiche riusciranno a portare in utile i propri bilanci, potranno allora spendere la parte residua del buono sconto e godere di uno sgravio fiscale.