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L'istruzione non corre sul doppio binario

di Giorgio Brunello e Francesca Gambarotto 11.03.2003
La riforma Moratti rafforza la divisione tra licei e formazione professionale nella scuola secondaria. Ma l’eccessiva specializzazione produce scarsa capacità di adattamento e riduce la mobilità lavorativa. Mentre non è certo che la migliore allocazione dei talenti generi un guadagno di efficienza.

La riforma della scuola approvata alla Camera dei Deputati nei giorni scorsi introduce nel secondo ciclo della scuola secondaria due binari formativi: il sistema dei licei (quinquennale) e il sistema della formazione professionale (quadriennale e da estendere a cinque anni per proseguire gli studi in ambito universitario). Dai quindici anni di età, entrambi i binari possono essere completati utilizzando il sistema duale di alternanza scuola – lavoro, con una modalità formativa ispirata al modello tedesco, spesso indicato come esempio di efficace transizione da scuola a lavoro. In principio, i due binari hanno pari dignità e sono previste e "assistite" passerelle che consentano di passare dall'uno all'altro.

La Legge prevede che la scelta del binario avvenga alla fine della scuola media inferiore, a quattordici anni di età, preceduta da una attività di orientamento. Si tratta di una struttura non troppo dissimile dall'attuale e che inverte la tendenza messa in moto dalla Legge n.30 del 2000, o Legge De Mauro, che prevedeva invece soltanto un binario (i licei), anche se differenziato al suo interno in aree disciplinari diverse.

La presenza di due binari non è certo una particolarità italiana. Se classifichiamo gli ordinamenti scolastici a seconda del grado di differenziazione in binari e del grado di standardizzazione dei curricula, otteniamo un panorama variegato (vedi tabella).

Fonte: Hannan, Raffe e Smyth (1996), Cross – National Research on School and Work Transitions: an Analytical Framework

Il fatto che i principali Paesi sviluppati siano caratterizzati da gradi diversi di differenziazione dei sistemi scolastici suggerisce che non vi sia una relazione stringente tra stratificazione e benessere economico.

Per argomentare a favore di un sistema stratificato occorre prendere in considerazione due elementi: la maggiore specializzazione e la presenza di un moltiplicatore sociale (peer effect).

La maggiore specializzazione

Una certa divisione dei curricula genera specializzazione e migliora l'efficacia dell'insegnamento. Tuttavia, se la specializzazione è eccessiva, si corre il rischio di produrre, soprattutto nel binario "vocational", competenze professionali che diventano rapidamente obsolete e difficilmente spendibili lungo l'arco della vita lavorativa. Pertanto, se il sistema tende a specializzare troppo precocemente, il risultato atteso sul mercato del lavoro è una scarsa capacità di adattamento a nuove competenze e una conseguente tendenza alla diminuzione della mobilità lavorativa. E infatti nei principali paesi europei gli studenti tendono a iscriversi a binari generalisti e nei binari "vocational" i curricula diventano più generalisti, un fenomeno etichettato come "academic drift".

Questa prima riflessione porta a valutare negativamente la stratificazione del sistema scolastico. Si potrebbe obiettare, però, che in alcune aree del paese, ad esempio il Nord - Est, la struttura produttiva regionale fortemente ancorata a settori economici tradizionali richiede competenze tecniche e professionali specifiche, spesso scarsamente disponibili nel mercato locale del lavoro. Per colmare questa scarsità relativa e rendere più remunerativo l'investimento in istruzione, sarebbe perciò preferibile una precoce specializzazione. È un'obiezione condivisibile solo in un'ottica di breve periodo, ma difficile da sostenere se si considerano i cambiamenti strutturali in atto, ossia le variazioni attese nella geografia economica dell'Unione europea in seguito ai processi di integrazione e di allargamento a Est, che porteranno cambiamenti nella distribuzione regionale delle specializzazioni settoriali produttive.Una crescente mobilità del lavoro è un fattore importante di aggiustamento in un'area economica eterogenea in presenza di un'unione monetaria. Se le competenze della forza lavoro non costituiscono un portfolio sufficientemente flessibile e adattabile, l'aggiustamento tramite mobilità diventa più difficile, con conseguenze negative sui mercati del lavoro e sulle economie regionali.

Inoltre, il meccanismo di allocazione degli studenti ai binari può generare costi notevoli, soprattutto se avviene in età precoce, quando né la famiglia né lo studente hanno ancora sviluppato una percezione adeguata delle capacità e delle vocazioni individuali. Un efficace orientamento e un sistema di "passerelle" tra un binario e l'altro possono in parte risolvere il problema.

Il moltiplicatore sociale

Il secondo argomento a favore dei binari separati è che la divisione genera una miglior allocazione dei talenti e determina la possibilità di formare classi più omogenee per vocazioni e abilità. La differenziazione dei percorsi può generare un guadagno di efficienza se il rendimento scolastico individuale dipende anche dalle caratteristiche della classe che si frequenta (il cosiddetto peer effect). Purtroppo l'evidenza empirica esistente, relativa soprattutto alle esperienze di "tracking" delle scuole secondarie americane, non ci consente di dire con sufficiente certezza se i risultati scolastici complessivi siano migliori separando o mescolando tra di loro studenti con talenti e abilità diverse. Infatti, se gli studenti più abili guadagnano da un sistema differenziato, quelli meno capaci ne sono danneggiati, con un effetto complessivo incerto.

Né si possono trascurare questioni di equità. È difficile negare che l'allocazione degli individui ai diversi binari della formazione sia legata al contesto familiare e sociale. Negli anni Sessanta, è stata proprio la consapevolezza che i figli delle famiglie meno abbienti finivano sistematicamente nel binario "vocational" che ha spinto l'Italia e l'Inghilterra a riformare la scuola media inferiore. Resta da vedere però se la soluzione ai problemi di equità debba essere nel disegno della scuola secondaria superiore. Alcuni economisti, tra loro il premio Nobel James Heckman, sostengono che le differenze indotte dal background familiare vanno "compensate" prima, addirittura all'inizio della vita scolare.

Nel complesso, i rischi / costi della specializzazione precoce e l'assenza di evidenza forte a favore dell'esistenza di un moltiplicatore sociale ci spingono a pensare che, in termini di efficienza, un sistema che ritarda la specializzazione, ad esempio a partire dal 16 anno di età, sia preferibile al sistema suggerito dalla riforma attuale. In questo senso, la riforma Moratti rappresenta un passo indietro rispetto alla riforma De Mauro.