
Il principio dell'uguaglianza di fronte all'istruzione trova cittadinanza tanto nelle ideologie politiche di stampo socialdemocratico quanto in quelle di ispirazione liberale. Tuttavia, la convinzione secondo cui la democratizzazione degli accessi al sistema formativo dovrebbe rappresentare il veicolo principale per dare vita a una società fluida e aperta, nella quale i destini materiali e immateriali dei singoli sono decisi dalle loro capacità e dalle loro competenze, indipendentemente dalle rispettive origini e appartenenze sociali, deriva principalmente dalle ideologie liberali.
Le pari opportunità formative
Ragionevole attendersi una sua forte riaffermazione nelle finalità del progetto di legge sul sistema formativo italiano presentato dal ministro Letizia Moratti.. In realtà, il principio delle pari opportunità formative viene espresso in modi piuttosto sfumati (articolo 2, comma 1, lettera a) ed è affiancato al criterio del rispetto delle libere scelte formative e professionali dei singoli.
Il progetto di legge Moratti non parla di uguaglianza nelle chance di istruzione, bensì di "pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali". Questa dizione non preclude l'adozione di serie misure atte a garantire che soggetti di diversa origine sociale godano di identiche possibilità di raggiungere i titoli di studio superiori e universitari, ma non impedisce nemmeno di sostenere che questo principio sia stato realizzato anche in presenza di una piena stabilità, se non di un accrescimento, delle disuguaglianze. In effetti, le disparità culturali non sono identiche alle disparità formative e si potrebbe dire che un piccolo artigiano o un abile operaio hanno, nelle loro mani, tanta sapienza quanta un libero professionista o un dirigente della pubblica amministrazione nella loro testa,, anche se le condizioni e le prospettive di vita di questi sono di gran lunga preferibili ai modi dell'esistenza quotidiana e alle opportunità di promozione sociale di quelli.
Le scelte individuali
Considerazioni analoghe valgono per l'asserzione secondo cui le capacità e le competenze acquisite dai singoli devono essere "coerenti con le attitudini e le scelte personali" (articolo 2, comma 1, lettera a). Se, infatti, è indubbio che il rispetto delle decisioni educative individuali rappresenti un principio intangibile in società a economia di mercato e a regime politico pluralistico, è altrettanto certo che un generico richiamo a esse può essere utilizzato per legittimare la persistenza delle disparità, legate alle provenienze sociali delle persone. Come la ricerca empirica ha da tempo mostrato, gli appartenenti ai gruppi socialmente ed economicamente svantaggiati a parità di prestazioni didattiche, presentano propensioni al proseguimento degli studi dopo l'obbligo di gran lunga inferiori a quelle manifestate dalle loro controparti economicamente e socialmente privilegiate. In effetti, le cosiddette scelte individuali rappresentano spesso l'esito di inconsapevoli condizionamenti sociali più che di autonome e meditate riflessioni dei singoli. Ma se così stanno le cose, il rispetto delle decisioni personali costituisce un principio secondo, ossia un criterio che può entrare in gioco dopo che sia stata garantita l'eguaglianza delle chance formative tra gli appartenenti ai vari gruppi sociali.
Diritto allo studio e orientamento
Naturalmente, anche la decisione "educativa" di non iscriversi alle fasce superiori del sistema formativo va consentita e tutelata. Contemporaneamente, dovrebbe essere garantita la sua indipendenza da condizionamenti sociali e la piena consapevolezza delle sue conseguenze pratiche. Per farlo. sono necessarie adeguate politiche di diritto allo studio e opportune misure di diffusione delle informazioni. Ora, nel testo del progetto di Legge Moratti, delle prime non si trova praticamente traccia. Quelle relative all'orientamento sono sì elencate (articolo 1, comma 3, lettera j) tra le aree di intervento (anche finanziario) del ministero, ma poi nel resto dell'articolato si trova solo un breve cenno al compito, assegnato alla scuola secondaria di primo grado, di "aiuta[re] a orientarsi per la successiva scelta di istruzione e formazione". Dunque, l'attenzione verso il problema è scarsa, le disponibilità attuali di bilancio limitate e l'efficacia degli interventi di orientamento scolastico e professionale fin qui attuati nel nostro Paese contenuta: difficile perciò che la riforma Moratti possa dar vita a politiche di informazione adeguate a garantire scelte educative davvero libere e consapevoli. Anche perché, accanto e forse prima degli studenti, si dovrebbero orientare i genitori.
Per saperne di più
Antonio Schizzerotto, Vite ineguali, Il Mulino, 2002.