
Il disegno di Legge Finanziaria per l'anno 2003 prevede il blocco delle assunzioni nelle amministrazioni dello Stato, enti pubblici non economici, università, enti di ricerca ed altri enti(1). Un taglio che ha suscitato le clamorose dimissioni dei rettori di tutt'Italia.
Questa misura temporanea ha una tradizione nella storia della finanza pubblica italiana degli ultimi venti anni. Tuttavia in tutte le precedenti occasioni in cui si è ricorsi a questo provvedimento, inclusa la Legge Finanziaria per l'anno 2002 (L. 448 del 28 dicembre 2001, art. 19, comma 1), era prevista una deroga per alcune figure professionali della Pubblica Amministrazione, tra cui il personale docente delle Università, categoria che invece non risulta compresa nelle deroghe al momento previste.
Il caso delle Università
In mancanza di modifiche quindi, le Università italiane non potranno procedere ad assunzioni di ricercatori, professori associati o professori ordinari per tutto l'anno 2003.
E' ovvio che un provvedimento che impedisce le assunzioni riduce la funzionalità di tutte le amministrazioni coinvolte. Se ad esempio in un qualsiasi Ministero per il periodo di un anno vengono bloccate le assunzioni è fuor di dubbio che il livello di funzionalità dell'ufficio si riduce temporaneamente. Tuttavia è verosimile che, nell'esempio del Ministero, una volta rimosso il blocco delle assunzioni e mano a mano che si proceda all'inserimento di nuove unità lavorative, la funzionalità dell'ufficio può venire completamente recuperata.
Il caso della docenza universitaria invece presenta alcune particolarità che lo distinguono dalla maggior parte delle altre professioni. Da un lato il personale docente delle Università italiane presenta un'età media elevata e da qualche anno in crescita ed un blocco delle assunzioni ha un evidente effetto peggiorativo, ancorché temporaneo, su questo fenomeno. D'altra parte i docenti universitari, o aspiranti tali, sono caratterizzati da una mobilità internazionale incomparabilmente maggiore di quella di quasi tutte le altre figure professionali.
Un blocco di un solo anno è sucettibile quindi di avere effetti permanenti e non solo transitori sulla già non ottima salute dell'Università italiana.
Gli effetti del blocco
In assenza di possibilità di assunzione in Italia infatti gli aspiranti docenti, e i docenti nelle primissime fasi della carriera, possono avere - e di fatto hanno - un forte incentivo a migrare all'estero.
Ovviamente non tutti gli aspiranti docenti potranno trovare un'offerta di lavoro al di fuori dell'Università italiana, ma questa situazione indurrebbe un fenomeno di selezione avversa: è altamente probabile infatti che i migliori tra gli aspiranti o giovani docenti, trovino una possibilità di assunzione in Università estere, cosicché una volta rimosso il blocco della assunzioni l'offerta di lavoro residua risulterebbe formata in gran parte da personale meno qualificato di quello presente come offerta prima del blocco, rendendo quindi permanenti gli effetti di una tale misura sulla funzionalità delle Università.
Il ragionamento appena esposto viene rafforzato da due considerazioni. Occorre per prima cosa valutare le condizioni attuali delle Università italiane in rapporto alle Università straniere.
E' ben noto infatti che il sistema universitario europeo e nord-americano accolgono moltissimi ricercatori italiani, mentre le Università italiane accolgono pochissimi ricercatori europei e nord-americani, fenomeno che costituisce la cosidetta "fuga di cervelli" (si veda PERI).
Ciò mostra che il sistema universitario italiano è già meno attraente di altre realtà, anche europee, e quindi gli effetti del blocco delle assunzioni sono ancora più rilevanti rispetto ad una ipotetica situazione in cui il sistema universitario italiano fosse in condizioni di vantaggio competitivo rispetto agli altri.
La seconda considerazione riguarda l'orizzonte temporale della misura. Il blocco in questione è proposto per un anno, ma dà un segnale sulla politica universitaria che introduce una incertezza per l'anno successivo, rendendo elevata la probabilità che una tale disposizione sia ripresentata nella finanziaria per l'anno 2004. La presenza di questa incertezza per gli anni successivi rafforza gli incentivi alla ricerca di un posto all'estero per i migliori candidati italiani.
Costi minimi
Certamente la Legge Finanziaria per l'anno 2003 si muove entro un difficile quadro di vincoli congiunturali, tuttavia anche dal punto di vista dei costi, una eventuale deroga al blocco delle assunzioni per il personale docente delle Università avrebbe un effetto molto limitato. Infatti, al contrario di molte altre amministrazioni pubbliche, le assunzioni nelle Università dei professori ordinari e professori associati avvengono nella maggior parte dei casi a favore di personale già impiegato nelle Università, è quindi facilmente prevedibile che il numero delle assunzioni di personale al di fuori della Pubblica Amministrazione sia all'incirca uguale al numero delle assunzioni nel ruolo dei ricercatori, ovvero nell'ordine delle centinaia di unità.
Certamente i costi affrontati sarebbero una minima parte di quelli che occorrerebbe affrontare in seguito per invertire parzialmente il flusso dei ricercatori tra l'Italia e gli altri paesi sviluppati.
(1) Il disegno di Legge prevede con l'articolo 22, comma 4 che "per l'anno 2003 alle amministrazioni di cui al comma 1, ivi comprese le Forze armate, i Corpi di polizia e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, è fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato". Nelle citazioni del disegno di Legge si fa riferimento al testo attualmente al Senato Pdl 1826, reperibile sul sito dello stesso (vedi testo del disegno di Legge)