
La riforma dei concorsi universitari del 1998
I concorsi per professore universitario (si veda Jappelli) sono stati riformati nella scorsa legislatura nella convinzione che le regole in vigore non fossero più in grado di produrre esiti positivi. I concorsi si svolgevano con commissione unica nazionale, a cadenze troppo distanziate (cinque, sette anni) e per un numero di posti troppo limitato. L'iter era poi eccessivamente lungo, imponendo ai candidati e alle università tempi di attesa insopportabili. I vincitori non sempre erano ritenuti i migliori dalla comunità scientifica e si sono avuti molti casi di ricorsi e denunce, con ulteriori dilazioni nei tempi.
La riforma ha innovato molto, decentrando le decisioni a livello locale e mantenendo a livello nazionale solo la formazione della commissione di concorso. Una delle principali novità è stata la possibilità di avere più "idonei", tra i quali scegliere il vincitore.
I dati forniti dal Comitato per la valutazione del sistema universitario (1) mettono in luce alcuni problemi che si sono verificati nell'applicazione della riforma. In particolare, emerge che nella quasi totalità dei casi i nuovi professori erano già dipendenti della stessa università: ne consegue che i concorsi non servono per reclutare nuovi docenti ma come strumento per la progressione della carriera degli interni.
Concorsi e regole di decisione
Si potrebbe concludere che questo dipende dalla riforma dei concorsi, mentre in realtà quella normativa ha ben poca responsabilità. Quello che risulta invece determinante è l'intero complesso di norme che attualmente regola l'università. Per migliorare l'efficienza nell'ultimo decennio sono stati assegnati agli atenei molti gradi di autonomia ma il modello decisionale interno è rimasto quello di prima, legato alle decisioni di varie assemblee (consigli di facoltà e di dipartimento, composti da tutti i docenti), oppure di organi monocratici (presidi, rettori) e collegiali (senato accademico) comunque eletti dai docenti. Tutte le decisioni, non solo quelle relative ai concorsi, risentono quindi delle preferenze e convenienze dei docenti (2). Nel caso dei concorsi, in particolare, si assiste a un poderoso conflitto di interessi, in quanto i decisori sono i potenziali beneficiari delle decisioni.
Il processo decisionale nei concorsi
Le prime decisioni avvengono nei consigli di amministrazione e nel senato accademico, per assegnare a ciascuna facoltà le risorse finanziarie per il personale docente. Il passo successivo avviene nelle facoltà, per decidere in quali settori scientifico-disciplinari e in quale fascia (ricercatore, professore associato o ordinario) bandire i concorsi. Il settore scientifico-disciplinare dovrebbe essere condizionato dalle esigenze didattiche e dai programmi di ricerca. Il numero di posti e la fascia dipendono invece dal costo che l'ateneo dovrà sopportare per il nuovo docente.
Negli atenei sono in uso vari metodi per tener conto del diverso costo delle varie fasce di docenza: possono essere adottati dei sistemi a punti, a costo effettivo, a costo standard. Per esemplificare, utilizziamo un sistema a costi standard, che imputa un valore di 77.500, 62.000 e 36.000 euro all'anno rispettivamente per un ordinario, un associato e un ricercatore. Questi valori non sono lontani dal costo medio annuo dei docenti (al lordo di imposte e contributi).
Ipotizziamo che una facoltà decida di bandire un concorso per un posto di professore ordinario, impegnando 77.500 euro l'anno. Una volta espletate tutte le procedure burocratiche, vengono poi proclamati i due candidati idonei (tre fino al 2000) tra i quali il consiglio di facoltà deve scegliere il nuovo docente. Se tra gli idonei c'è un professore associato della stessa facoltà, i colleghi hanno la possibilità di preferirgli un esterno. Ciò che tuttavia gioca di più a suo favore è il fattore economico: se la facoltà chiama un esterno spende tutti i 77.500 euro che aveva impegnato, mentre se chiama l'interno riesce a recuperare il costo standard (62.000 euro) del suo stipendio da associato, che può essere impiegato dalla facoltà per bandire un nuovo concorso da associato. Se anche questo concorso viene vinto da un ricercatore interno, la facoltà può disporre ancora del suo costo standard (36.000 euro) per bandire un nuovo concorso da ricercatore. Con 77.500 euro, quindi, la facoltà riesce a promuovere due docenti interni e assumere un nuovo ricercatore. Con la stessa cifra la facoltà potrebbe anche promuovere cinque associati interni nel ruolo di ordinario, senza alcun aumento del numero dei docenti.
Il comportamento dei docenti: collusione per l'autopromozione
Appare ovvio, a questo punto, che le scelte su quali e quanti concorsi bandire sono influenzate dalle preferenze di docenti e ricercatori. Questo è un gioco che funziona solo in presenza di accordi compiacenti all'interno delle facoltà, ma è chiaro che tali accordi sono facilmente realizzabili in quanto si tratta di un gioco ripetuto, in cui tutti possono trovarsi prima o poi ad aver bisogno della compiacenza degli altri, per sé o per gli amici.
E' dunque difficile che una facoltà chiami docenti esterni. Di questo problema si è reso conto anche il ministero dell'Università, che è arrivato a proporre incentivi per la mobilità, finanziando parzialmente la chiamata di idonei di altre sedi, di docenti che insegnano all'estero e anche il semplice trasferimento di docenti da una sede all'altra.
Il problema quindi non è solo la riforma dei concorsi quanto il diffuso conflitto di interessi presente nelle facoltà, derivante dalla combinazione delle varie norme che regolano la vita universitaria (3).
Occorre predisporre urgentemente un corretto sistema di governance e di incentivi, in modo che un ateneo trovi conveniente dotarsi dei docenti migliori.
(1) Sul sito www.cnvsu.it il CNVSU presenta il terzo rapporto annuale "Le nuove procedure per il reclutamento dei docenti" (L. 210/98).
(2) Questa libertà di decisione non ha nessuna relazione con la libertà d'insegnamento garantita dall'art. 33 della Costituzione.
(3) Di questo tema si occupa l'articolo scritto con Paolo Silvestri : Mercato, concorrenza e regole nel sistema universitario italiano, "Mercato, concorrenza, regole", numero 1, 2001.