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Economisti in carriera

di Silvia Bagdadli e Luca Solari 24.10.2005
I risultati di una ricerca sulle carriere accademiche degli economisti italiani rivelano l'assoluta irrilevanza della qualità o quantità di pubblicazioni e quindi della produttività scientifica in qualsiasi modo essa venga misurata. Un esito inaspettato per un settore a forte internazionalizzazione. Occorre garantire maggiore trasparenza ai processi di selezione degli accademici definendo alcuni requisiti scientifici minimi, misurabili oggettivamente con tabelle non modificabili e predisposte in autonomia dai settori scientifici disciplinari.

Uno degli elementi centrali del dibattito sulla riforma dell’università riguarda le modalità con le quali avviene il reclutamento del personale docente. Le varie iniziative di riforma che si sono succedute a partire dagli anni Ottanta non sembrano aver contribuito a una maggiore meritocrazia e chiarezza se ancora oggi il reclutamento è lo scoglio principale sul quale i progetti di cambiamento sembrano infrangersi.

La letteratura

La nostra ricerca sembra confermare il giudizio negativo già emerso nei lavori di Daniele Checchi (2002) e Roberto Perotti (1999) sulle dinamiche dei concorsi universitari. L’analisi ha come oggetto i percorsi di carriera degli accademici italiani che rientrano nel gruppo disciplinare dell’economia politica, scelto perché tra i più esposti a fenomeni di internazionalizzazione. La nostra ipotesi implicita era che un settore a forte internazionalizzazione e caratterizzato da un approccio empirico rigoroso potesse rappresentare un contesto ideale per l’emergere nel tempo di una maggiore meritocrazia.
L’analisi accurata dei processi di selezione del personale docente rappresenta una tradizione di ricerca importante nel contesto sociologico e organizzativo d’oltre oceano, ma non ha trovato spazi rilevanti nell’accademia italiana.
La letteratura alla quale facciamo riferimento è di natura empirica e si basa sulla ricostruzione completa del percorso accademico e scientifico a partire dall’ottenimento del titolo di PhD. Questo richiede la costruzione di ampi dataset di natura longitudinale che rilevano per ogni individuo i dati salienti sulla carriera pregressa e che si prestano ad analisi di eventi. La maggior parte degli studi esaminati nella nostra rassegna della letteratura si concentra sui settori scientifici di punta nelle istituzioni accademiche statunitensi e ha dato luogo a due approcci contrapposti:
la teoria universalista presuppone che il merito e la produttività rappresentino i fattori determinanti il successo accademico;
la teoria particolarista, invece, ipotizza un ruolo fondamentale di elementi quali le relazioni, il prestigio dell’istituzione di provenienza o il caso.
Diversi studi hanno confermato l’approccio particolarista, rilevando l’importanza del prestigio dell’istituzione di provenienza, dello sponsor e talvolta anche l’effetto del caso (Hargen and Hagstrom, 1967). Altri autori, ad esempio Rosenfeld and Jones (1987), al contrario hanno riscontrato una relazione positiva tra produttività e carriera sebbene limitata ai primi sei anni successivi al dottorato di ricerca. In conclusione, la ricerca empirica ha fornito risultati contradditori nel caso delle scienze cosiddette dure e nel contesto nord-americano.

La ricerca

La nostra ricerca ha analizzato una popolazione composta dai 1.231 economisti (settori disciplinari da SECS-P/01 a SECS-P/06) presenti sul sito del ministero dell’Università e della ricerca scientifica suddivisi tra ricercatori (216 – 17,5 per cento), associati (433 – 35,2 per cento) e ordinari (582 – 47,3 per cento). Tutti i docenti sono stati contattati a più riprese per recuperare le informazioni rilevanti. Qualora non fosse disponibile un curriculum vitae, abbiamo cercato di ricostruire almeno gli eventi di carriera. Lo sforzo di raccolta dei dati ha condotto a un campione finale di 372 docenti (rispettivamente 10,7 per cento ricercatori; 36,0 per cento associati e 53,3 per cento ordinari). I dati così ottenuti sono stati codificati creando degli indicatori di produttività multipli. Accanto al numero delle pubblicazioni per tipo e per anno, abbiamo creato un indice annuale di rilevanza delle pubblicazioni stesse sentito il parere di esperti del settore.

Nella tabella riportiamo i dati di sintesi del nostro campione per i professori ordinari.

Variabile

Obs

Media

Std. Dev.

Min

Max

Evento (dummy: 1 = promozione)

1868

.0829764

.2759205

0

1

Età all’evento

1799

50.01112

8.147411

30

67

Phd (dummy: 1 = sì)

1839

.3882545

.4874856

0

1

Sesso (dummy: 1 = femmina)

1868

.243576

.4293547

0

1

Mobilità geografica (dummy: 1 = spostamento in una nuova città)

1821

.2888523

.4533536

0

1

Anzianità nella posizione

1868

12.32227

6.662416

0

38

Valore pesato delle pubblicazioni

1861

2.751746

4.609207

0

46

Numero delle pubblicazioni

1861

1.304138

1.850292

0

15

Indice di pubblicazione

1861

1.189654

1.447656

0

10

Di seguito invece i dati per i professori associati

Variabile

Obs

Media

Std. Dev.

Min

Max

Evento (dummy: 1 = promozione)

2303

.1298307

.33619

0

1

Età all’evento

2231

43.27835

7.53179

29

64

Phd (dummy: 1 = sì)

2256

.4534574

.4979394

0

1

Sesso (dummy: 1 = femmina)

2303

.2848459

.451439

0

1

Mobilità geografica (dummy: 1 = spostamento in una nuova città)

2195

.4068337

.4913553

0

1

Anzianità nella posizione

2303

4.446374

4.274626

0

24

Numero di professori ordinari promossi

2290

5.735371

7.166424

0

33

Valore pesato delle pubblicazioni

2295

2.607407

4.412339

0

46

Numero delle pubblicazioni

2295

1.237037

1.784249

0

15

Indice di pubblicazione

2295

1.162311

1.438368

0

10

I risultati dell’analisi statistica rivelano l’assoluta irrilevanza della qualità o quantità di pubblicazioni e quindi della produttività scientifica in qualsiasi modo essa venga misurata, rafforzando l’ipotesi particolarista nel caso italiano.
Per lo più in linea con i risultati presenti nella tradizionale letteratura sulle carriere appaiono quelli relativi alle altre variabili indagate: età, anzianità, sesso e mobilità.
La nostra aspettativa era completamente diversa. Avevamo scelto questo segmento della popolazione universitaria perché ci aspettavamo di trovare legami significativi e forti tra produttività e carriera. Il risultato ci lascia perplessi.
Come sempre, può trattarsi di un qualche problema metodologico al quale cercheremo di ovviare. Ma segnala con maggiore urgenza che la riforma del reclutamento universitario deve affrontare un tema prioritario, ovvero definire requisiti scientifici minimi e misurabili oggettivamente con tabelle predisposte in autonomia dai settori scientifici disciplinari, e non modificabili se non in archi temporali medio-lunghi.
Una volta chiarito il valore di diversi prodotti della ricerca in modo univoco, starà ai singoli ricercatori decidere come investire il loro tempo sapendo che esistono soglie minime non derogabili. Dopo di che, come accade anche all’estero, il fisiologico spazio per la cooptazione continuerà a esserci, ma solo su candidati realmente in gamba.

Per saperne di più

È possibile richiedere agli autori il loro working paper "Career Mobility in Italian Academia: in Search of Antecedents".