
Una tutela brevettuale molto lunga
Forse non tutti sanno che in Italia le specialità farmaceutiche godono di una tutela brevettuale particolarmente lunga: ai venti anni di protezione normale se ne aggiungono diciotto di protezione "complementare", per un totale di trentotto anni. Una protezione brevettuale particolare per i farmaci, rispetto ad altri prodotti, è giustificata dal tempo relativamente lungo che in genere intercorre tra risultati della ricerca scientifica e sfruttamento commerciale (prima di poter essere messa in vendita una specialità farmaceutica deve superare una serie di verifiche delle autorità sanitarie). Ciò che rende peculiare la situazione italiana è l'eccessiva durata: diciotto anni sono del tutto fuori linea rispetto alle norme europee, che prevedono una tutela complementare di soli cinque anni (che, nell'insieme, garantiscono comunque venticinque anni di protezione). Una tutela brevettuale così lunga danneggia i consumatori italiani e le casse dello Stato, in quanto ostacola l'espansione del mercato dei farmaci generici (notevolmente meno costosi delle specialità farmaceutiche), che non a caso da noi ha dimensioni più limitate che negli altri paesi europei. Secondo una stima riportata dall'Autorità Antitrust, una durata di cinque anni della tutela complementare consentirebbe un risparmio di spesa per il Servizio sanitario nazionale di 1,8 miliardi di euro all'anno.
L'industria farmaceutica italiana e il Decreto Legge del governo
D'altra parte, non si può sostenere che la normativa italiana favorisca la crescita di un'industria farmaceutica nazionale, incentivando gli investimenti in ricerca: le imprese italiane in genere producono farmaci su licenza di imprese straniere e gli investimenti in ricerca sono in Italia inferiori a quelli di paesi con una tutela brevettuale più breve. Gran parte dei vantaggi va alle imprese farmaceutiche multinazionali che, paradossalmente, nei paesi in cui hanno effettuato i loro investimenti in ricerca e sviluppo godono di una protezione più breve. Vantaggi per le imprese farmaceutiche italiane possono derivare dalla possibilità di sfruttare più a lungo le licenze acquistate, il che può incentivare gli investimenti in marketing più che quelli in ricerca.
Il D.L. 63 del 2002 (noto soprattutto per aver istituito le società Patrimonio e Infrastrutture) opportunamente stabiliva di adeguare la durata della tutela brevettuale italiana alle norme europee. Lo faceva in modo graduale, ma comunque a un allineamento completo si sarebbe arrivati nel 2008. Tuttavia, nel corso dell'esame del decreto alla Camera è stato approvato un emendamento (di tre deputati della maggioranza), che rende molto più lento il processo di allineamento con un completamento al 2029. Ciò che colpisce, in un paese in cui molti si professano liberali nelle questioni economiche, è il risultato della votazione dell'emendamento: 397 voti a favore, 12 contrari, 1 astenuto. Il Senato, nonostante una segnalazione dell'autorità garante (1), ha poi approvato definitivamente il testo nella versione emendata dalla Camera.
(1) Autorità garante della concorrenza e del mercato, "Segnalazione in relazione alla durata della copertura brevettuale dei farmaci", 30 maggio 2002.