
Chiaramente non è un piacere essere fra i 2887 lavoratori di cui il piano industriale Fiat prevede la rimozione dal ..........
Chiaramente non è un piacere essere fra i 2887 lavoratori di cui il piano industriale Fiat prevede la rimozione dal libro paga. Chi perde il posto non ha grandi possibilità di trovarne presto uno migliore (se no, se ne sarebbe già andato da solo).
Non stupisce che ciò susciti malumore, e che il sindacato, meno favorevole alla revisione delle tutele offerte
dall'art.18 dello Statuto dei Lavoratori, sia anche contrario al piano industriale proprio perché prevede esuberi.
Gli esuberi, la mobilità e il ponte verso la pensione.
In Italia, non c'è solo l'art.18. C'è anche ‘la mobilità. In caso di crisi aziendale e licenziamento collettivo, chi è messo in mobilità riceve per un periodo che può in alcuni casi arrivare fino a 4 anni l'80% dell'ultimo stipendio, con un massimo di circa 800 euro al mese. Un trattamento a termine, sotto la soglia di povertà relativa Istat (814 euro netti per famiglia di due persone), quindi non tale da suscitare entusiasmo tra i lavoratori in esubero. Posto che tutti preferirebbero restare, chi se ne deve andare? Efficienza vorrebbe che fossero quelli meno danneggiati dalla separazione, e quelli relativamente meno produttivi presso l'impresa in crisi. Almeno il primo criterio punta ai giovani senza carichi familiari, più inclini a cercare fortuna altrove: gli stessi che tipicamente sopportano le condizioni di lavoro precarie dei co.co.co.
Ma è possibile per impresa e sindacati accordarsi altrimenti e, tra i lavoratori, c'è un'altra categoria che può soffrire poco dalla separazione: quelli tanto anziani da poter utilizzare il periodo di mobilità come ponte verso una finestra pensionistica.
Il 24 luglio i sindacati (ma non la FIOM-CGIL) e la Fiat, con l'intermediazione del governo, si sono accordati per
mandare ‘in mobilità' lavoratori sui 53-55 anni che matureranno i requisiti per la pensione prima della scadenza del periodo di mobilità.
I costi per la collettività
Pare opportuno fare un passo indietro ed adottare una prospettiva un po' più ampia di quella dei datori di
lavoro e dei rappresentanti sindacali. Per gli esuberi Fiat la collettività spenderà circa 25 milioni di euro
nel primo anno: certo meno dei 500 stanziati per l'emergenza idrica, ma è anche questa una cifra che
sarebbe meglio non sprecare. In effetti, le conseguenze sociali della mobilità di giovani e anziani sono diverse.
Si può sperare che le risorse finanziarie della procedura di mobilità consentano ai lavoratori in esubero di riqualificarsi, cercare un lavoro nuovo, imparare un mestiere diverso, e tornare a produrre. La speranza però è fondata se si tratta di giovani. Gli anziani Fiat, se sono come i loro coetanei di altri Paesi, difficilmente potranno imparare altri lavori qualificati e, in assenza di generosi prepensionamenti, dovrebbero guadagnarsi da mangiare servendo panini nei fast food (o guidando taxi, il fato tipico dei lavoratori specializzati in esubero in Paesi
dove il prepensionamento non esiste, ma almeno è consentito guidare taxi con poche formalità, e poco guadagno).
Certamente sarebbero più produttivi se, invece di andare in pensione, restassero a fabbricare automobili per
un po', fin quando sarà conveniente produrre auto in Italia, e forse quel lavoro lo sanno fare meglio dei loro colleghi più giovani e meno esperti (anche se costano di più, e l'intenzione della Fiat di assumere un migliaio di giovani tecnici e laureati indica che oltre all'esperienza può anche essere utile un'educazione aggiornata).
Mobilità o rottamazione?
La destinazione degli anziani alla mobilità è un uso forse politicamente inevitabile, ma economicamente improprio di uno strumento che dovrebbe rendere il mercato del lavoro più fluido. Andare dalla Fiat alla pensione è più rottamazione che mobilità. Dà poco ai lavoratori e nulla al sistema produttivo.
Se l'industria dell'auto è in declino, e se la mobilità (come direbbe la parola) vuol essere orientata al riutilizzo di manodopera, allora sarebbe sensato che fossero i giovani ad andarsene dalla Fiat.
E sarebbe ancora più sensato che ai lavoratori in mobilità venisse offerta assistenza e riqualificazione - investimenti con qualche speranza di essere redditizi, se i soggetti sono giovani - invece di un sussidio a termine ed una vaga priorità per ipotetiche assunzioni presso enti pubblici e locali.