
Quando si tratta di discutere del ruolo del sindacato e delle sue prospettive future, le opinioni degli esperti e degli osservatori tendono ad assumere posizioni diametralmente opposte. Da un lato c'è chi legge nel lento ma costante declino degli iscritti e nella frammentazione dell'attività sindacale - sia in Italia, sia in altri paesi - il segno inconfondibile della perdita d'importanza del sindacato. Dall'altro, vi è chi non manca di rimarcare una maggiore conflittualità sul fronte sindacale ed evoca nuovamente lo spettro di un "autunno caldo".
Come misurare la forza del sindacato
Mentre in Italia si moltiplicano i "patti per il lavoro" e gli "scioperi generali", in altri paesi la cronaca riporta come al fianco dei tradizionali scioperi nei settori dei trasporti e della sanità si cominci a scioperare anche tra gli addetti dei "call center", tradizionalmente il settore meno organizzato e sindacalizzato che si possa immaginare. Quale visione del sindacato è più vicina alla realtà e come interpretare i diversi segnali che sembrano caratterizzare le più recenti dinamiche sindacali? Quale è, alla luce dei fatti, la rilevanza del sindacato nel nuovo quadro economico (internazionale) e come il suo ruolo può evolversi?
Gli economisti per studiare la presenza e la forza del sindacato in un settore o in un paese utilizzano diversi indicatori che, seppur in modo approssimativo, cercano di cogliere sia le principali differenze sia le tendenze in atto. In particolare, il "tasso di copertura" e la "densità sindacale" sono tra gli indicatori più utilizzati. Il primo coglie gli effetti ‘negoziali' del sindacato registrando tutti i lavoratori che sono interessati da almeno un contratto collettivo; il secondo registra il potere di ‘rappresentanza' del sindacato attraverso la quota di lavoratori iscritti sul totale dei lavoratori occupati attivi (esclusi i pensionati). Confrontando i due indicatori si riscontrano significative differenze. A titolo di esempio, in Italia, nell'ultimo quinquennio, a fronte di una sindacalizzazione di circa il 38 percento, il tasso di copertura risulta più che doppio; in Francia tale differenza è ancora più marcata mentre in Svezia e negli Stati Uniti - pur trovandosi agli estremi opposti in termini di sindacalizzazione - lo scarto risulta essere minimo. Non solo, ma le differenze emergono anche in termini di dinamiche, mentre negli ultimi decenni Francia, Stati Uniti hanno visto ridursi progressivamente gli iscritti al sindacato, Finlandia e Svezia hanno visto aumentare progressivamente gli iscritti.
Da cosa dipendono queste differenze e quale diverso ruolo gioca il sindacato nei vari contesti economici?
Tasso di sindacalizzazione e Copertura sindacale
Fonte: Ocse 1999 - Ebbinghaus e Visser 2000
La visione tradizionale del ruolo economico del sindacato descrive i sindacati come dei ‘monopolisti' impegnati ad usare il potere di mercato (mercato del lavoro in questo caso) per contrattare livelli salariali più elevati per i propri iscritti o per tutti i lavoratori del settore (attraverso l'estensione delle condizioni negoziate), anche a scapito di una riduzione dell'occupazione da parte delle imprese a fronte dei maggiori costi. Questo "volto cattivo" del sindacato, pur non mancando di fondamento, presenta tuttavia una realtà molto parziale , ma soprattutto non descrive adeguatamente il funzionamento del mercato del lavoro.
Se da un lato, vi sono buone motivazioni per sostenere che i lavoratori si iscrivono al sindacato per ottenere salari più elevati, dall'altro, in un mercato del lavoro (e del prodotto) caratterizzato da profonde imperfezioni (asimmetrie informative, potere di monopsonio, rendite di posizione, scarsa concorrenza, ecc.), i lavoratori si iscrivono al sindacato anche, e forse soprattutto, per trovare una qualche tutela o protezione da eventi economici imprevisti e non assicurabili.
Come spiegare i diversi tipi di sindacalizzazione
Il rapporto di lavoro è ancora oggi per la maggior parte dei lavoratori la principale fonte di reddito e il capitale impegnato, il "capitale umano", non è facilmente diversificabile né esistono mercati in cui si possa assicurarsi contro il rischio di disoccupazione, o di perdita del potere di acquisto dei salari. Se è lecito sostenere che i lavoratori sono avversi al rischio, questi cercheranno di comperare -- attraverso forme diverse -- ‘assicurazione' contro eventi economici negativi che possono influenzare il benessere degli individui stessi e delle loro famiglie.
Il sindacato, attraverso la sua funzione di protezione del posto di lavoro, assistenza legale contro i licenziamenti discriminatori, la tutela della salute sul posto di lavoro e la protezione del potere di acquisto dei salari, offre dei servizi che i lavoratori acquistano attraverso il pagamento delle quote sindacali. In quest'ottica il ruolo del sindacato assume un "volto buono" e cioè volto a soddisfare una domanda di assicurazione e di protezione che viene dagli individui in un contesto economico turbolento ed incerto e che, soprattutto, il "mercato" non è in grado di soddisfare.
Viene lecito domandarsi perché non assegnare allo "Stato" o ai sistemi di "welfare" la protezione dei rischi, oppure perché non semplicemente migliorare il funzionamento del mercato. Ed è appunto questo uno degli elementi che consente di spiegare le differenze nei livelli e nelle dinamiche della sindacalizzazione nei vari paesi e che può servire come chiave interpretativa per interrogarsi sul ruolo del sindacato nel nuovo contesto economico.
Il contesto istituzionale è determinante per lo sviluppo e la prosperità del sindacato. In particolare, è possibile individuare alcune istituzioni che sono "complementari" al funzionamento del sindacato (regole di rappresentanza, diritto di sciopero, ambiente favorevole all'attività sindacale, centralizzazione negoziale, ecc.) e istituzioni che sono "sussidiarie" rispetto al sindacato (regimi di protezione all'impiego, automatismi di indicizzazione salariale, ecc.); le prime riducono i costi e accrescono i benefici di fornitura dei servizi sindacali e rendono più conveniente l'iscrizione; le seconde, per converso, rendono ridondanti i servizi sindacali e disincentivano la partecipazione sindacale. Non sorprendentemente, nei paesi in cui sono maggiormente presenti istituzioni (o leggi) a tutela del posto di lavoro (i cosiddetti regimi di protezione all'impiego, di cui l'art.18 dello Statuto dei lavoratori è un esempio) o automatismi di indicizzazione dei salari (non negoziati) e di estensione automatica dei contratti collettivi alla totalità dei lavoratori (del settore), il sindacato ha pochi iscritti (Francia) o presenta un trend decrescente (Italia). Per converso i paesi in cui maggiore (minore) è l'opposizione al sindacato e minore (maggiore) la tutela dell'attività sindacale la sindacalizzazione è bassa e in declino (aumento) (ad es. Regno Unito, Stati Uniti, e all'opposto Finlandia e Svezia). Tutto ciò deve essere interpretato alla luce delle supposte imperfezioni sui mercati (lavoro, prodotto, credito, ecc.) che rendono tanto più necessario iscriversi al sindacato in cerca di ‘assicurazione' contro i rischi del mercato del lavoro, tanto maggiori sono le imperfezioni esistenti o la mancanza di meccanismi di mercato adeguati.

Per saperne di più:
Checchi e Lucifora, "Unions and Labour Market Institutions in Europe", Economic Policy, Fall, 2002
Brucchi Luchino, Manuale di Economia del Lavoro, Il Mulino 2001, Cap 8.
Ebbinghaus e Visser, Trade Unions in Western Europe since 1945, Macmillan 2000.
Tito Boeri , Agar Brugiavini, Lars Calmfors (a cura di), "Il ruolo del Sindacato in Europa", Università Bocconi Editore2002.