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Chi beneficia della riforma dell'Irpef per il 2003?

di Massimo Baldini e Paolo Bosi 30.09.2002
La Finanziaria ha finalmente delineato i contorni della manovra Irpef per il 2003. Ancora 5 aliquote e corrispondenti scaglioni. Fa il suo ingresso una deduzione differenziata per lavoratori dipendenti ..........

La Finanziaria ha finalmente delineato i contorni della manovra Irpef per il 2003.

Ancora 5 aliquote e corrispondenti scaglioni. Fa il suo ingresso una deduzione differenziata per lavoratori dipendenti (7.500 euro), pensionati (7.000), lavoratori autonomi (4.500) e  altri redditieri (3.000) (si veda il box qui sotto con le nuove aliquote e deduzioni dell'Irpef per il 2003). La deduzione è decrescente in modo lineare fino ad importi compresi tra 26.000 e 33.000 euro di reddito imponibile. Il previsto calo di gettito si aggira attorno ai 5,5 miliardi di euro.  Secondo il Governo, i vantaggi fiscali andranno a favore dei contribuenti fino a 26.000 euro. E' possibile dire qualcosa di più sull'effetto distributivo degli sgravi? 

 

Gli effetti sulle famiglie

Utile calcolare gli effetti della riforma non solo sui contribuenti, ma anche sui redditi familiari. Questo permette di giudicare i cambiamenti intervenuti effettivamente nel benessere degli individui e valutare come cambiano i comportamenti di spesa.

Abbiamo   diviso le famiglie italiane, dalle più povere alle più ricche, in 10 gruppi di uguale dimensione (decili), misurando la loro condizione economica con il reddito familiare "equivalente" (vale a dire ponderato in base alle dimensioni del nucleo famigliare, dato che famiglie più numerose conseguono economie di scala, ad esempio nelle spese di vitto e alloggio).

La tabella qui sotto mostra, per decili di reddito familiare disponibile equivalente, il reddito imponibile, la variazione dell'imposta a livello familiare   e la variazione dell'aliquota media (vale a dire la variazione dell'imposta rapportata all'imponibile). La figura sottostante mostra, invece, sempre per decili, la variazione del reddito disponibile familiare equivalente e, infine, la variazione dello stesso reddito equivalente che deriverebbe dall'applicazione a regime della delega fiscale nel suo complesso (quindi anche le parti della riforma rinviate al 2004-5).

 

L'aliquota media si riduce nel complesso di un punto percentuale, corrispondente a circa 267 euro per famiglia. Il risparmio di imposta, insignificante per il primo decile, sale a circa 313 euro per una famiglia del quinto decile e ridiscende a  223 euro nel decimo decile, quello delle famiglie più ricche.

 

I vantaggi maggiori sono concentrati nella parte centrale della distribuzione: le famiglie che hanno redditi inclusi tra il terzo e il settimo decile vedono il proprio reddito disponibile aumentare tra l'1,3 e l'1,4 per cento. Poco favorite sono le famiglie più povere (primo decile) e quelle più ricche (ultimo decile).  In termini assoluti, lo sgravio più consistente è, però, quello che va a vantaggio delle famiglie dell'ottavo decile.

 

 

Perché i poverissimi non traggono grande vantaggio da questa manovra? Perchè è aumentata l'aliquota iniziale dal 18 al 23% e perché per questi individui non esiste un meccanismo di rimborso del credito dell'imposta, anche se le deduzioni sono alte.

 

Perché continuano  a guadagnare anche soggetti nei piani alti della distribuzione? Perché in una famiglia ricca possono anche esserci contribuenti relativamente poveri (pensionati, dipendenti pubblici, redditi a part-time), e perché gli individui con redditi medi possono raggiungere un reddito equivalente disponibile relativamente elevato, se non hanno carichi familiari. Le famiglie dal sesto decile in poi si appropriano comunque del 64% dello sgravio complessivo.

 

Volendo misurare l'effetto complessivo in modo più sofisticato (con l'indice di Gini, un indice che è pari a 0 nel caso di redditi equidistribuiti e pari a 1 nel caso in cui tutto il reddito nazionale sia posseduto da una sola famiglia) emerge che nel complesso la manovra è, più o meno, neutrale sull'entità delle disuguaglianze di reddito: la distribuzione del reddito complessivamente non cambia. L'indice di Gini della distribuzione del reddito disponibile equivalente familiare si riduce in misura impercettibile, passando da 0,340 a 0,339.

 

Complicazioni amministrative in vista 

La manovra include una clausola secondo cui nessuno deve pagare più imposte di prima: i contribuenti (o più probabilmente i Caf e i commercialisti) dovranno fare due volte il calcolo dell'imposta e verificare qual'è il caso più vantaggioso per il contribuente. Anche la modalità di calcolo della deduzione per  realizzare la progressività è destinata a creare complicazioni, dato che il meccanismo scelto renderà in molti casi necessario, in sede di dichiarazione dei redditi, il ricalcolo della nuova imposta associata ai sostituti di imposta. Sarà difficile realizzare modelli di dichiarazioni dei redditi semplici e sarà bene perciò sorvegliare l'anno prossimo le tariffe di queste prestazioni professionali.

 

In conclusione

Una manovra che fa aumentare i redditi delle famiglie, in media dell'1%, sostanzialmente neutrale negli effetti distributivi. Non si deve però dimenticare che questa è, per esplicita indicazione del Patto per l'Italia, una tappa intermedia del processo di riforma che porterà all'Ire: i passi successivi, sulla base di quanto previsto dalla legge delega di riforma fiscale, dovrebbero essere tutti a favore delle famiglie più ricche. Ciò è evidenziato dalla figura qui sotto, che mostra la variazione complessiva del reddito disponibile che dovrebbe fare seguito all'applicazione a regime dell'intera riforma dell'imposta sul reddito, come previsto dalla legge delega. Si può vedere che, per i primi cinque decili, l'incremento del reddito disponibile previsto per il prossimo anno quasi esaurisce il guadagno di benessere implicito nel complesso dela riforma. E' questo, in fondo, uno dei punti più critici del Patto per l'Italia: 5,5 miliardi sono impiegati per sgravi fiscali dagli effetti distributivi non esaltanti, come premessa di un'ampia redistribuzione fiscale a vantaggio dei contribuenti più ricchi, mentre si chiudono spazi e risorse per far avanzare la riforma del welfare state, l'unica che potrebbe davvero aumentare i redditi più bassi (vedi anche Boeri-Perotti).