
La riforma del sistema pensionistico è al cuore dell'attuale dibattito politico. Diverse proposte sono sul tappeto ed il problema è di grande importanza per il futuro del nostro paese. Per poter valutare le proposte in modo adeguato, l'opinione pubblica deve essere informata. Ciò significa avere accesso ai dati e, in primo luogo, a quelli raccolti dall'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, che eroga le pensioni degli italiani.
Stupisce dunque la circolare (lettera protocollata) del Commissario Straordinario dell'Ente, dott. Gian Paolo Sassi, casualmente arrivata a lavoce.info e riportata qui in calce, che, con esplicito riferimento ad una direttiva del Ministro del Welfare, on. Roberto Maroni, proibisce ai responsabili di tutte le strutture dell'Istituto di fornire "dati, stime o analisi sulle questioni o sui conti dell'Istituto" a chicchessia. Stupisce anche che il divieto venga esteso non solo ai privati (studiosi, giornalisti, parlamentari, ecc.), ma anche ad "alcuna pubblica autorità", con l'esclusione del medesimo Ministro e del suo Capo di Gabinetto. Si deve dunque intendere che tra le pubbliche autorità escluse sono anche comprese le strutture del Ministero del Tesoro e della Presidenza del Consiglio, istituzionalmente responsabili della politica economica del paese? Stupisce anche la data della circolare, il 6 agosto, cioè poco prima dello scatenarsi delle polemiche estive sulle pensioni. Infine, stupisce anche il tono della lettera, quel "portare a immediata conoscenza di tutti i responsabili" e quel "farmi avere assicurazione di adempimento" che rivela un'urgenza sospetta.
Delle proposte si può discutere, ma l'accesso ai conti delle amministrazioni pubbliche rappresenta un aspetto essenziale di ogni democrazia. Importante sottolineare che già ora l'INPS (anche attraverso l'ISTAT), non rende direttamente accessibile al pubblico una base dati su cui poter condurre elaborazioni. Inoltre i pochi dati pubblicati in forma sintetica non sono sistematicamente aggiornati. Ci chiediamo se si debba scendere ulteriormente sotto a questi standards di diffusione delle informazioni.
La trasparenza dovrebbe stare a cuore a chiunque, di qualunque colore politico. Non facciamo scherzi, per favore.
La redazione de lavoce.info

"Dunque l'INPS, sulla base di una direttiva del Ministro del Welfare, avrebbe proibito di fornire "dati, stime o analisi sulle questioni o sui conti dell Istituto" anche ad autorità pubbliche diverse dal Ministro medesimo per "non influenzare in alcun modo, ed in un momento così delicato, il dibattito in corso sul tema delle pensioni". Un paradosso che ricorda quel barone universitario che si vantava di non leggere mai le pubblicazioni dei candidati a una cattedra per paura di esserne influenzato. E' proprio mentre si discute di riforme previdenziali che l'INPS dovrebbe concedere maggiori informazioni a parlamentari, centri di ricerca e studiosi (per non parlare di membri del Governo che non siano il Ministro Maroni). Dal fatto che molti politici
e molti cittadini siano spesso disinformati non discende certo che si decida meglio essendo disinformati. Anche quel "controllo preventivo dei vertici dell'Inps" su stime e simulazioni svolte da sedi "non istituzionalmente competenti" si presta ad interpretazioni poche benevole. Chi decide quali sono le sedi istituzionalmente competenti? Solo il confronto delle ipotesi e dei risultati può verificare la robustezza delle proposte avanzate. Ci consola il fatto che questa scelta dell'INPS sia apparsa in tutta la sua gravità a molti giornali che hanno voluto unirsi a lavoce.info in questa denuncia."la redazione de lavoce.info