
I fatti
Dieci anni fa è iniziato il processo di riforma del sistema pensionistico italiano. Pochi i momenti di spicco, con le riforme del 1992 e del 1995 (riforme "Amato" e "Dini"), molte le battute d'arresto.
Colpisce una singolare asimmetria tra i richiami ripetuti, per riformare il sistema previdenziale italiano, e la scarsa attenzione dedicata a questi temi dalle forze politiche. Anzi viene ribadito dal Governo che non ci saranno interventi in materia (1). E' magra consolazione osservare che non siamo i soli in Europa a essere criticati per una inerzia riformista in tema previdenziale. Infatti, tra coloro che chiedono di mettere ulteriormente mano alle regole troviamo anche l'Unione Europea. Da un documento, non ancora reso ufficiale, della Commissione per la Politica Economica-CPE della UE, emerge che l'invecchiamento della popolazione pone tuttora una "sfida" per la gestione della finanza pubblica. Le riforme auspicate dal CPE (2) vengono definite "cambiamenti strutturali", cioè modifiche delle regole con effetti duraturi e non manipolabili, in grado di contrastare nel medio lungo periodo gli andamenti delle variabili demografiche ed economiche. In un sistema, come quello italiano, finanziato a ripartizione, la demografia ha un duplice ruolo: i contributi pagati correntemente dalla popolazione attiva finanziano direttamente le prestazioni pensionistiche erogate ai pensionati. Quindi tassi crescenti di dipendenza degli anziani, che sono difficilmente reversibili, contribuiscono ad una espansione della spesa e contemporaneamente determinano una riduzione del gettito contributivo. I disavanzi finanziari delle casse previdenziali che ne derivano pesano sulla finanza pubblica. Il CPE chiede che i paesi membri dichiarino una strategia organica di riforma, di cui punto centrale siano i provvedimenti per un effettivo aumento dell'età di pensionamento: uno dei pochi strumenti disponibili per contrastare gli effetti della demografia.
Il rapporto scomparso
Un rapporto pubblicato nel settembre scorso da una commissione del Ministero del Lavoro, istituita per valutare gli effetti della riforma del 1995, forniva indicazioni precise proprio su questo punto. Tale rapporto, noto come Rapporto Brambilla, mostrava apprezzamento per il disegno complessivo della riforma e per i risultati sinora ottenuti, ma esprimeva alcune preoccupazioni, particolarmente per la fase di transizione che stiamo attraversando. In primo piano l'esistenza di incentivi che tuttora incoraggiano il pensionamento anticipato. E' utile ricordare che, dal punto di vista delle casse previdenziali, un lavoratore che esce anticipatamente dalle forze di lavoro con una prestazione di anzianità comporta sia una riduzione del gettito contributivo, sia un aumento della spesa.
Gli impegni presi, realizzabili?
I richiami al rigore su questo punto trovano motivazione nei dati, ma hanno anche un valore di reputazione per l'Italia, reso tangibile dagli impegni sottoscritti nei vertici di Lisbona (2000) e Stoccolma (marzo 2001). L'obiettivo è di aumentare sostanzialmente il tasso di occupazione della popolazione e in particolare nelle forze di lavoro femminili e per i lavoratori di età comprese fra i 55 anni e i 64 anni. L'impegno a contrastare l'uscita anticipata dal mercato del lavoro è stato riconfermato nel recente vertice di Barcellona, che ha stabilito di innalzare l'età effettiva di pensionamento degli europei di ben 5 anni entro il 2010. Il tasso di occupazione della popolazione italiana per la fascia di età 55-64 è tra i più bassi in Europa, il raggiungimento di questo obiettivo impone in tempi brevi una modifica profonda dell'attuale sistema pensionistico.
La legge delega: efficace?
L'ultimo accenno al tema si trova nella proposta di legge-delega (dicembre 2001) riguardante, fra l'altro, "misure di sostegno alla previdenza complementare e all'occupazione stabile". La proposta si pone esplicitamente l'obiettivo di elevare l'età effettiva di pensionamento, incentivando i lavoratori anziani (dipendenti e non) a posticipare il pensionamento. Gli obiettivi del provvedimento sono in linea con gli impegni assunti, ma la natura ed efficacia dei provvedimenti proposti suscitano non poche perplessità. Si propone l'esenzione totale dagli oneri contributivi a chi, avendo maturato il diritto alla pensione di anzianità, si impegna a lavorare per almeno un altro biennio. Almeno metà degli oneri non corrisposti finirebbe nella busta paga del lavoratore; il rimanente andrebbe a ridurre il costo del lavoro per l'impresa. In cambio, il lavoratore rinuncerebbe all'aumento permanente della pensione associato a ciascun anno di lavoro in più. Per il lavoratore, il vantaggio di posticipare il pensionamento è dato dalla differenza tra la maggior retribuzione e l'importo della pensione di anzianità. Il vantaggio sarebbe però notevolmente ridotto dal contemporaneo ampliamento delle possibilità di cumulo tra reddito da lavoro e pensione di anzianità, previsto dal provvedimento stesso. Il DPEF 2003-2006 richiama molto brevemente i medesimi punti della legge delega e non presenta alcuna sostanziale novità in materia (Vedi attachment a fondo pagina). Da rilevare un accenno alla "progressiva abolizione del divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro" applicabile a coloro che dovessero superare i minimi richiesti per il pensionamento. La Legge Finanziaria del 2001 aveva già tentato una strada simile con effetti oltremodo deludenti (solo circa 300 le domande presentate!). Per incentivare davvero l'allungamento della vita lavorativa occorrono premi e penalizzazioni ben più rilevanti. Altrimenti si rischia solo di premiare chi avrebbe comunque continuato a lavorare, aumentando gli sprechi.
[1] Secondo il ministro per il Welfare, Roberto Maroni, "La riforma delle pensioni di anzianità non è all'ordine del giorno del governo".
[2] L'Economic Policy Committee della UE ha completato in questi giorni un documento di analisi "Sfide di Riforma che i sistemi pensionistici stanno affrontando" che è disponibile su: http://www.europa.eu.int/comm/economy_finance/news/whatsnew_en.htm. Le raccomandazioni che scaturiscono da queste analisi non sono ancora state rese note, ma le principali indicazioni sono disponibili sotto forma di "Opinioni".