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Una definizione per il lavoro usurante

di Jacopo Canello e Stefano Marchiante 23.07.2007
I benefici previdenziali da assegnare ai lavoratori che svolgono mansioni usuranti hanno avuto grande spazio nell'accordo tra governo e sindacati. All'elenco già contenuto nel decreto Salvi dovrebbero ora aggiungersi i lavoratori notturni, gli addetti alle linee a catena e i conducenti di mezzi pubblici pesanti. Ma il punto principale è trovare una definizione basata su criteri "oggettivi", che tenga conto in maniera esplicita degli effetti sulla salute della mansione svolta, senza dover ricorrere a un criterio stringente come quello della effettiva invalidità.

Nel recente documento d’intesa firmato da governo e sindacati ha avuto grande spazio il tema dei benefici previdenziali da assegnare ai lavoratori che svolgono mansioni usuranti: secondo le stime del ministero del Lavoro la lista di queste mansioni dovrebbe coinvolgere quasi 1,4 milioni di lavoratori con un costo massimo pari a 2,9 miliardi dei 10 preventivati per l’abolizione dello scalone. Una loro corretta definizione è quindi un punto cruciale per la sostenibilità della riforma.

L’elenco delle mansioni

Ma cosa si intende per lavoro usurante? Secondo il decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 374 i lavori usuranti sono quelli per cui è richiesto un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non possono essere prevenuti da misure idonee. Per queste mansioni è previsto un anticipo del limite di età pensionabile di due mesi per ogni anno di occupazione, fino a un massimo di cinque anni, e una riduzione del limite di anzianità contributiva di un anno ogni dieci di occupazione in queste attività, fino a un massimo di quattro anni.
Il riferimento legislativo attuale sul tema è il decreto ministeriale 19 maggio 1999, n. 208 (il cosiddetto decreto Salvi) che riprende di fatto il decreto legislativo precedente. Le mansioni particolarmente usuranti, stabilite con criteri tra i quali la ridotta attesa di vita, elevata frequenza degli infortuni, l’esposizione ad agenti dannosi, e il cui svolgimento garantisce la possibilità di pensionamento anticipato, sono:

- lavori in galleria, cava o miniera: mansioni svolte in sotterraneo con carattere di prevalenza e continuità;
- lavori nelle cave: mansioni svolte dagli addetti alle cave di materiale di pietra e ornamentale;
- lavori nelle gallerie: mansioni svolte dagli addetti al fronte di avanzamento con carattere di prevalenza e continuità;
- lavori in cassoni ad aria compressa;
- lavori svolti dai palombari;
- lavori ad alte temperature: mansioni che espongono ad alte temperature, quando non sia possibile adottare misure di prevenzione, quali, a titolo esemplificativo, quelle degli addetti alle fonderie di 2ª fusione, non comandata a distanza, dei refrattaristi, degli addetti ad operazioni di colata manuale;
- lavorazione del vetro cavo: mansioni dei soffiatori nell'industria del vetro cavo eseguito a mano e a soffio;
- lavori espletati in spazi ristretti, con carattere di prevalenza e continuità e in particolare delle attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale, le mansioni svolte continuativamente all'interno di spazi ristretti, quali intercapedini, pozzetti, doppi fondi, di bordo o di grandi blocchi strutture;
- lavori di asportazione dell'amianto: mansioni svolte con carattere di prevalenza e continuità.

A questo elenco, secondo l’accordo raggiunto il 20 luglio, andrebbero aggiunti anche i lavoratori notturni, i lavoratori addetti alle linee a catena e i conducenti di mezzi pubblici pesanti: tuttavia la definizione più precisa spetta al parere di una commissione che dovrà decidere entro la fine di settembre.

Cosa fanno gli altri paesi

E in Europa? La posizione dell’Unione Europea non è esattamente in linea con l’Italia: alcune indicazioni interessanti sono contenute nella comunicazione n. 622/2000 della Commissione Europea, dove viene sottolineata l’impossibilità per i sistemi pensionistici, data la struttura dell’età della popolazione, di sostenere nel futuro i costi derivanti da prepensionamento per lavoratori che svolgono lavori usuranti. (1) L’Ocse è andata oltre, sostenendo che l’istituzionalizzazione del lavoro usurante tende a disincentivare gli sforzi per rendere più umano e sicuro l’ambiente di lavoro. (2)
Nonostante l’attenzione dell’Italia per la tematica (3), il legislatore comunitario sembra più orientato verso forme di progressive retirement anche per i lavoratori "usurati", nel tentativo di limitare al minimo pratiche di pensionamento anticipato difficilmente sostenibili da un punto di vista finanziario. Ma anche in considerazione di alcuni recenti studi epidemiologici che hanno mostrato una relazione tra anticipo del pensionamento e riduzione dell’attesa di vita. (4)
Se i paesi dell’Europa mediterranea dedicano maggiore attenzione al tema, in altri, come la Germania, il pensionamento anticipato è concesso solo a lavoratori in condizioni di inabilità oggettiva.

Per una definizione "oggettiva"

Il punto principale è quello di una definizione di queste mansioni, basata su criteri "oggettivi" su cui si sta costruendo anche in Italia una letteratura .
In un nostro studio con Agar Brugiavini, utilizziamo un campione casuale di individui ultra-cinquantenni (dati Share 2004) con informazioni sullo stato di salute attuale e sulla vita lavorativa. (5) Purtroppo, la dimensione del campione relativa al solo anno 2004 non garantisce un’elevata significatività statistica dei risultati. Tuttavia, il campione permette di individuare le mansioni usuranti in considerazione anche di indicatori della qualità della vita, come le limitazioni psicofisiche e un indice del livello di salute mentale, oltre che di prevalenza di malattie croniche o potenzialmente letali.
Dallo studio risulta che, basandosi sui codici Isco 88 per la classificazione delle mansioni, le prime tre posizioni per prevalenza di malattie croniche sono gli artigiani e operai specializzati della meccanica di precisione su metalli e materiali similari (2,75 malattie in media), le professioni non qualificate delle miniere e delle costruzioni (2,53) e gli addetti non qualificati a servizi di pulizia in imprese ed enti pubblici e assimilati (2,51). Per rendere i dati omogenei si sono considerati solo casi in cui la mansione è stata svolta per almeno dieci anni.
A differenza dell’elenco del decreto Salvi, riferito principalmente al luogo di lavoro, in questo caso si può tenere conto in maniera esplicita degli effetti sulla salute della mansione effettivamente svolta, senza dover ricorrere a un criterio stringente come quello della effettiva invalidità.
Una individuazione fondata su elementi scientifici delle mansioni usuranti potrebbe evitare la proliferazione di proposte di tipo soggettivo da parte dei vari attori della concertazione e potrebbe aiutare a definire una soluzione basata non solo sulla riduzione della fase attiva.

 

(1) COM/2000/0622 - La futura evoluzione della protezione sociale nel lungo periodo: pensioni sicure e sostenibili.
(2) Oecd (2007), "Economic Survey of Greece", charter 3. Pensions: a comprehensive reform is urgently needed".
(3) Si veda in proposito Brunetta R., Cazzola G. (2003), "Nota per una Maastricht delle pensioni". Work in Progress per il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea. Si fa riferimento, nell’ambito dei possibili interventi per i sistemi pensionistici europei, alla necessità di mantenere benefici previdenziali per i lavoratori che eseguono mansioni usuranti.
(4) Tsai P.S., Wendt J.K., Donnelly R.P., De Jong G. Ahmed F.S. (2005), "Age at Retirement and Long-Term Survival of an Industrial Population: Prospective Cohort Study", BMJ Online, 21 October.
(5) Brugiavini A, Canello J., Marchiante S. (2007) "
Il lavoro usurante nel sistema previdenziale italiano: spunti per una proposta di individuazione su base empirica". Nota di lavoro del Dipartimento di Scienze economiche, Università Ca’ Foscari di Venezia. www.dse.unive.it. Vi si può trovare anche una breve rassegna delle principali legislazioni europee sul tema.