
Dai documenti della Commissione europea, Istat, Banca d’Italia e Capitalia, (1) abbiamo raccolto alcuni riferimenti per inquadrare il problema dello smobilizzo del Tfr e, in particolare, per valutare la coerenza con il disegno previdenziale dei costituendi fondo-infrastrutture e fondo di garanzia per le micro e piccole imprese.
Le imprese micro e piccole: numero, addetti e dipendenti
La classificazione delle imprese fa riferimento agli addetti che, oltre ai lavoratori dipendenti (per i quali vale il Tfr) comprendono anche titolari dell’impresa e collaboratori a vario titolo. Le imprese micro hanno meno di 10 addetti, mentre le piccole un numero superiore a 9 e inferiore a 50.
Il 94,9 per cento delle imprese italiane rientra tra le microimprese e il 4,5 per cento tra le piccole. Inoltre, il 47,8 per cento degli addetti si trova presso le microimprese, mentre il 21,3 per cento presso le piccole. Questo significa che circa il 70 per cento lavora in imprese con meno di 50 addetti.
Se dagli addetti si passa ai dipendenti:
- il 54 per cento si trova nelle imprese con meno di 50 addetti (il 25 per cento nelle micro);
- si osserva la differenza tra dipendenti e addetti: i dipendenti sono il 34,3 per cento degli addetti nelle micro, l’88,3 per cento nelle piccole, per poi convergere verso valori superiori al 99 per cento.
In termini di teste, il numero medio di dipendenti è inferiore a 0,7 nelle imprese micro, pari a circa 16 nelle piccole, pari a circa 1,3 se calcolato su tutte le imprese con meno di 50 addetti.
Il monte medio annuale degli accantonamenti per impresa
La tavola riporta il monte medio degli accantonamenti-2004 della singola impresa per classe dimensionale:
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numero addetti |
monte medio annuale accantonamenti Tfr per impresa Euro-2004 | |
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totale delle imprese industriali e dei servizi |
settore industriale in senso stretto | |
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1-9 |
680,00 |
1.400,00 |
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10-49 |
21.570,00 |
22.980,00 |
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1-49 (media ponderata) |
1.620,00 |
4.700,00 |
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50 e oltre |
351.160,00 |
337.180,00 |
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totale |
3.630,00 |
12.210,00 |
Fonte: elaborazioni su Istat (2006a; Tavola n. 4)
Dunque, per le imprese micro e piccole gli accantonamenti rappresentano rispettivamente lo 0,38 per cento e lo 0,71 per cento del fatturato medio di impresa; ordini di grandezza contenuti. Gli accantonamenti di tutte le imprese con 50 e più addetti sono pari a circa 8,5 miliardi di euro; se il governo prevede che all’incirca 6 miliardi di euro vadano al fondo-infrastrutture, significa che ci si attende che oltre il 70 per cento dei lavoratori dipendenti di queste imprese non aderisca ai pilastri privati (la "scommessa contro" di cui hanno già parlato Boeri e Brugiavini).
Il costo di smobilizzo e il razionamento debole e forte
Per carriere presso lo stesso datore e tasso di interesse nominale allineati ai valori medi correnti (sei-sette anni e 4-6 per cento), il costo di integrale smobilizzo del Tfr al netto della sola deducibilità ordinaria Ires è inferiore al mezzo punto percentuale di retribuzione annua lorda. Nello scenario più sfavorevole, con carriera di dieci anni e tasso del 10 per cento, il costo arriva a toccare l’1,7 per cento. Anche questi sono ordini di grandezza contenuti.
Le percentuali permettono non solo di valutare la congruità delle agevolazioni fiscali previste per tutte le imprese, (2) ma anche di ridimensionare i problemi per quelle che fossero razionate "debolmente" (cioè,. con tassi di indebitamento superiori alla media).
Inoltre, i dati Banca d’Italia (2005) mostrano che solo il 2 per cento delle imprese con 20-49 addetti ha problemi di razionamento forte (preclusione del credito); e quelli Capitalia confermano che tra le imprese manifatturiere e dei servizi con 11-50 addetti, il razionamento forte è un fenomeno limitato: 2,5 per cento circa dei casi.
Mancano dati specifici per le microimprese, ma è proprio in questa categoria che raggiungono i livelli minimi i parametri che incidono sui costi di smobilizzo: ratio dipendenti/addetti, numero medio di dipendenti, monte medio accantonamenti annuali.
Alcune proposte
Sulla scorta di questi dati, si possono trarre due conclusioni. Il governo cade in contraddizione: da un lato promuove la previdenza privata mentre, nel contempo, "spera" nel suo fallimento per dare operatività al fondo-infrastrutture. La qaestio dello smobilizzo potrebbe essere rivista in termini meno allarmisti e "paternalistici" per i bilanci delle micro e piccole imprese.
Se davvero l’obiettivo è l’avvio dei pilastri privati, servirebbero scelte più coraggiose:
- rinunciare al fondo-infrastrutture, che inficia la coerenza dell’azione di governo:
- rinunciare al fondo di garanzia, strumento non strutturale che lascia aperto il dilemma di che cosa verrà dopo. Potrebbe essere sostituito con una transizione di cinque-sette anni, durante i quali sono smobilizzabili percentuali crescenti dell’accantonamento e le micro-piccole imprese hanno tempo di adeguarsi. (3)
- condurre una campagna di creazione di "cultura" previdenziale, che soprattutto nelle micro e piccole imprese sia anche tutela della effettiva libertà di scelta circa lo smobilizzo;
- portare a compimento tutte quelle riforme strutturali (4) in grado di migliorare le compatibilità di bilancio delle imprese incidendo sull’efficienza e sulla qualità dell’"ambiente" in cui esse vivono.
(1) Commissione europea (2003), "Commission recommendation of 6 May 2003 (2003/280/EC)" a modifica della "Commission recommendation 98/280/EC". Istat (2006a), "Struttura e competitività delle imprese industriali e dei servizi" e Istat (2006b), "Conti economici delle imprese". Banca d’Italia (2006), "Indagine sulle imprese industriali e dei servizi – anno di riferimento 2005", Supplemento al Bollettino statistico del 12 luglio 2006. Capitalia (2005), "Indagine sulle imprese italiane – Ottobre 2005".
(2) Deduzione aggiuntiva Ires-Irap, esonero dai contributi al fondo di garanzia Tfr, esonero dai contributi alla Gestione prestazioni temporanee dell’Inps.
(3) Se si fosse fatta questa scelta nel 1993 adesso la progressione potrebbe esser applicata anche in combinazione con l’esclusione dallo smobilizzo dei lavoratori al di sopra di una data anzianità, non rientranti o rientranti per un minor numero di anni nel sistema contributivo di calcolo della pensione pubblica (come suggeriscono anche Boeri e Brugiavini nel loro ultimo intervento).
(4) Nei mercati dove le imprese acquistano, nelle utilities, nello stesso sistema bancario, etc. .