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Il nuovo Tfr: Trasferimento Forzoso di Risparmio

di Agar Brugiavini 02.10.2006
La Finanziaria prevede che il flusso di Tfr non destinato dai lavoratori ai fondi pensione venga versato su un fondo, istituito presso la Tesoreria centrale dello Stato e gestito dall'Inps, che dovrebbe servire a finanziare le infrastrutture. Il Governo si attende di ottenere da questo intervento 5,2 miliardi di euro. E' un modo di fare cassa ai danni dei lavoratori più giovani, un'operazione di finanza creativa che speriamo non venga accettata da Bruxelles. Si tratta di soldi dei lavoratori e i debiti sono debiti.
Il nuovo Tfr: Trasferimento Forzoso di Risparmio, di Agar Brugiavini

Un nuovo pilastro pubblico

Il Trattamento di fine rapporto è oggi un prestito obbligatorio dei lavoratori alle imprese. Si tratta a tutti gli effetti di soldi dei lavoratori, accantonati presso le imprese e iscritti ai bilanci di queste ultime come debiti perché, prima o poi, dovranno essere liquidati. Questi accantonamenti offrono ai lavoratori un rendimento basso, attorno al 2,5 per cento netto nel 2005. Se investiti in previdenza integrativa possono offrire rendimenti molto più elevati. Sempre nel 2005 la Covip stima rendimenti netti dei fondi pensione tra il 7,4 e l’8,5 per cento. (1)
E dal 2001 a oggi i fondi pensione hanno avuto rendimenti pluriennali più elevati del tasso di rivalutazione del Tfr.
Le riforme delle pensioni degli anni Novanta, in particolare la riforma Dini, hanno un senso solo se questo secondo pilastro di previdenza integrativa si realizzerà. I lavoratori più giovani, infatti, riceveranno pensioni pubbliche molto meno generose. Si è più volte chiarito su questo sito che i futuri pensionati – quelli a cui viene ora chiesto di contribuire ulteriormente a coprire i disavanzi correnti - avranno tassi di rimpiazzo molto inferiori a quelli attuali. Per proteggere le condizioni di vita di queste generazioni l’unica soluzione è permettere loro di ottenere rendimenti sui fondi Tfr attraverso i meccanismi propri della capitalizzazione.

Una scommessa contro il decollo della previdenza integrativa

La Finanziaria varata dal governo prevede ora di utilizzare il 50 per cento dei flussi di Tfr "inoptati", cioè non espressamente destinati dai lavoratori ai fondi pensione, per alimentare un fondo per il finanziamento delle infrastrutture istituito presso la Tesoreria. Si prevede in questo modo di raccogliere 5,2 miliardi di euro. Il flusso annuale verso il Tfr è di circa 13,5 miliardi, dunque il flusso potenziale verso le casse dello Stato è di 6,75 miliardi (il 50 per cento di 13,5 miliardi), ciò significa che la Finanziaria "scommette" che quasi l’80 per cento dei dipendenti non eserciteranno questa opzione. Si tratta, in altre parole, di una scommessa contro l’interesse dei lavoratori più giovani, che, come si è detto, hanno necessità di alimentare la previdenza integrativa per garantirsi una pensione adeguata.
È una stima, peraltro, molto generosa per le casse dello Stato. Le indagini Isae suggeriscono infatti che il 44 per cento dei lavoratori è indeciso, il 42,2 per cento intende mantenere il Tfr presso l'azienda e il 13,8 per cento ha già deciso di destinarlo ai fondi pensione. Se anche solo la metà degli indecisi decidesse di optare alla fine per la previdenza integrativa, le entrate garantite da questa operazione scenderebbero a 4,4 miliardi, se tutti gli indecisi optassero per i fondi pensione, le entrate scenderebbero al di sotto dei 3 miliardi. Questi esempi dimostrano che l’operazione rende questo esecutivo (e quelli che succederanno) cointeressato al mancato decollo della previdenza integrativa. Se il governo (come ieri dichiarato dal ministro Damiano) è invece genuinamente interessato a far decollare la previdenza integrativa dovrà in fretta trovare altre coperture per gli interventi finanziati con l’operazione Tfr. Non ci stupiremmo se un domani si decidesse di applicare il silenzio-assenso al contrario: se non dici nulla, il tuo
Tfr finisce all’Inps.
Nella Finanziaria è scritto che l’Inps continuerà ad applicare le regole (dunque offrire i rendimenti) oggi previste per il
Tfr gestito dalle imprese, dunque a garantire anche le stesse condizioni in termini di liquidità. Si noti che l’Inps non ha la struttura per gestire uno strumento così liquido, i trattamenti di fine rapporto non maturano con tempi facilmente prevedibili e sono utilizzati dai lavoratori per accedere a prestiti: bisognerà creare un’amministrazione ad hoc. C’è quindi un costo amministrativo non indifferente e un rischio di disfunzioni per i lavoratori che avessero esigenze di liquidità.

Quali benefici per i conti pubblici?

E il beneficio per i conti pubblici? Positivo e significativo sul disavanzo nelle fase di avvio perché vi sono solo entrate, ma negativo nel medio periodo in quanto si crea un debito dello Stato nei confronti dei lavoratori: le liquidazioni, prima o poi, dovranno essere pagate offrendo un rendimento che oggi è solo lievemente più basso di quello dei titoli pubblici relativamente liquidi, come i Bot. Sul piano dei conti pubblici, si otterrebbe perciò una riduzione dell'indebitamento, ma non necessariamente del debito pubblico. Infatti, è difficile che il debito associato al Tfr possa essere considerato come debito implicito, soprattutto perché è esigibile dal lavoratore.
In ogni caso, il trasferimento del
Tfr alla Tesoreria porta un sollievo solo di breve periodo alla finanza pubblica. È una misura che invece peserà sui conti pubblici nel futuro quando l’Inps avrà esborsi maggiori per pensioni e liquidazioni.
Il risultato: la riforma della pensioni resta incompiuta, i ritardi nello sviluppo della previdenza integrativa sono ormai incolmabili e le generazioni più giovani sono chiamate ancora una volta ad accollarsi i costi presenti e futuri.

(1) Relazione Covip per il 2005.

 
Per quanto tempo ancora parleremo di Tfr, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno

Il progetto di Legge Finanziaria contiene un punto positivo sullo smobilizzo del TFR: l’abbandono del prestito bancario con garanzia pubblica per compensare le imprese. Al di là di questo, il giudizio non può che essere negativo.
Agar Brugiavini fa correttamente notare come nelle previsioni sulle canalizzazioni future degli accantonamenti la Finanziaria assuma implicitamente che l’80 per cento degli aventi diritto non trasferirà il TFR ai pilastri privati: un vero e proprio auspicio di mancato decollo del pilastro privato.
Interroghiamoci, invece, sulla congruità delle compensazioni a regime: Per durata di carriera presso lo stesso datore e tasso di interesse nominale banca-impresa in linea con i valori medi correnti, il costo di integrale smobilizzo degli accantonamenti, al netto della sola deducibilità ordinaria IRES, è inferiore al mezzo punto percentuale di retribuzione annua lorda.

Per fronteggiare questo costo le imprese hanno a disposizione:

- la deduzione aggiuntiva IRES-IRAP del 4-6 per cento dell’accantonamento smobilizzato, pari allo 0,10-0,15 per cento della retribuzione annua lorda ("ral");
- l’esonero dal versamento del contributo al fondo di garanzia del TFR che, al netto dell’IRES, è pari allo 0,10 per cento del ral;
- l’esonero dai contributi alla Gestione Prestazioni Temporanee dell’INPS, per un complessivo pari a 455 milioni di Euro nel 2008 e 530 milioni dal 2009 in poi; circa lo 0,20 per cento del ral che, a meno di future integrazioni di bilancio, dal 2009 in poi è destinato a diminuire di pari passo con la crescita delle retribuzioni.

Sommando le agevolazioni, si ottiene un valore, pari a circa lo 0,45 per cento della retribuzione annua lorda, che è sufficiente a compensare le imprese per la fuoriuscita integrale degli accantonamenti.
La soluzione prospettata in finanziaria è insoddisfacente:

- per la copertura si continua a fare affidamento su risorse sottratte a prestazioni assistenziali, senza procedere né a una esplicita rivisitazione delle stesse, né all’individuazione di fonti di finanziamento alternative;
- le risorse della Gestione Prestazioni Temporanee dell’INPS non sono liberamente disponibili, specie se si considera la debolezza del welfare system italiano proprio su quella tipologia di prestazioni (famiglia, maternità, malattia, disoccupazione, etc.);
- dopo il 2009, di fronte alla crescita della retribuzione annua lorda, sarà necessario integrare gli stanziamenti di bilancio, per mantenere intatta la capacità compensativa allo 0,20 per cento del ral;
- infine, anche la deduzione aggiuntiva del 4/6 per cento è insoddisfacente: poiché la percentuale deducibile dipende dall’accantonamento smobilizzato, in un certo senso questa misura perpetua nella forma l’istituto del TFR, poiché costringe a continuare a far riferimento ai suoi parametri.

E’ necessario un cambiamento di rotta, capace di dare basi solide alla trasformazione multipilastro. Anche in considerazione della contenuta incidenza del costo di smobilizzo sul ral, la nostra proposta è quella di ridurre l’aliquota di contribuzione all’INPS a carico del datore di lavoro per un importo equivalente a quello del costo di smobilizzo al netto della deducibilità ordinaria IRES e del contributo al fondo di garanzia TFR. La scelta sul livello di decontribuzione potrebbe collocarsi un po’ al di sopra del suo livello medio, per tener conto anche ai casi in cui l’accesso al canale bancario è più costoso della media; potrebbe cadere, ad esempio, nell’intervallo [0,4%-0,7%]. Le pensioni e le quote di pensioni contributive dovrebbero essere corrispondentemente più basse, ma troverebbero l’integrazione dei pilastri privati, finanziati anche attraverso il TFR.

Una soluzione, questa, che presenterebbe numerosi vantaggi:

- risolverebbe definitivamente e su basi strutturali la vexata quaestio sullo smobilizzo;
- sarebbe coerente con l’obiettivo di diversificare la spesa pensionistica nelle sue componenti di finanziamento, con ciò riducendo l’incidenza delle pensioni sulla spesa sociale e liberando spazio a beneficio di altri istituti;
- responsabilizzerebbe le imprese, chiamate a concludere definitivamente la quaestio ai parametri correnti;
- responsabilizzerebbe i lavoratori rientranti nel calcolo contributivo (e quelli di transizione per la parte contributiva della loro futura pensione), che dovrebbero farsi protagonisti nell’avviare una trasformazione storica del welfare system italiano;
- proprio a fronte di questo "sacrificio", renderebbe relativamente più facile la responsabilizzazione dei lavoratori rientranti nel criterio di calcolo retributivo (e quelli di transizione per la parte retributiva della loro futura pensione), che potrebbero essere chiamati ad accettare correzioni attuariali della pensione pubblica a seconda dell’età di pensionamento, per superare lo "scalone" introdotto dalla riforma "Maroni-Tremonti".

Invece, per "paura" di affrontare un opting-out previdenziale consapevole e progettato, si stanno introducendo opting-out sociali opachi e striscianti, che non diversificano la spesa del welfare system e, al contrario, sottraggono risorse agli istituti assistenziali. Per la politica è il momento di mostrare un po’ di coraggio.

 
Risposte ai commenti, di Agar Brugiavini

La redazione ringrazia i molti che hanno voluto contribuire al dibattito. La lista dei commenti è lunghissima e ricca di spunti: ciascuno meriterebbe una risposta a parte o un pezzo di approfondimento: mi auguro ci sia l’occasione per dedicare una uscita a questi temi. Mi soffermerò solo su alcuni punti che per mancanza di tempo/spazio non sono stati chiariti e mi scuso di non poter rispondere a tutti personalmente.

(1) E’ importante precisare che si parla solo del flusso di TFR e non dello stock. In altre parole l’art. 84 è relativo all’accantonamento inoptato a partire dal gennaio 2007 e non del pregresso: mi sembrava piuttosto chiaro nell’articolo, altrimenti parleremmo di cifre strabilianti che le imprese dovrebbero trasferire alla Tesoreria a una data precisa. Il punto che l’articolo cercava di mettere a fuoco è che i soldi sono dei lavoratori, non delle imprese né dello stato. Quindi se c’è preoccupazione per le imprese questa è legata ai problemi di accesso alla liquidità, che come dice anche il Ministro Damiano, si applicano solo al differenziale tra il tasso sui debiti rispetto al tasso di rivalutazione TFR e solo per una parte. Credo questo si possa risolvere con misure opportune, avendo attenzione specialmente per le piccole imprese.

(2) Nessuno ha mai parlato di trasferimento dai fondi pensione allo Stato: ci mancherebbe altro….Si dice chiaramente che si sta parlando di fondi inoptati. Sempre perché i soldi sono dei lavoratori è giusto che essi ottengano il risultato finanziario migliore per proteggere la loro vecchiaia o per accedere alla liquidità in casi di spese inattese. Siccome una parte della loro pensione è nel primo pilastro pubblico – finanziato a ripartizione e legato fortemente alla demografia e alle sorti dell’occupazione - è importante che il secondo pilastro sia slegato da questo meccanismo e sia fondato sul metodo della capitalizzazione, come dice anche la legge. Quindi credo sia importante che i lavoratori optino per i fondi pensione.
Non è vero, come un lettore commenta, che l’art. 84 non ha effetti sulla previdenza integrativa Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca: se tutti optano per i fondi pensione verrà a mancare una parte del "gettito" previsto – quindi che incentivi ha lo Stato a spingere per i fondi pensione ? E comunque cosa c’entrano i soldi accantonati per conto dei lavoratori a scopi previdenziali con l’investimento in infrastrutture? Non mi sembra che questo articolo della finanziaria sia motivato da una preoccupazione a sviluppare la previdenza.

(3) Sui rendimenti dei fondi pensione, la loro governance e le correlazioni dei rendimenti con gli andamenti dell’impresa si potrebbe scrivere un lungo trattato, che non era il tema di questo pezzo. Siamo d’accordo che i lavoratori hanno bisogno di garanzie. E’ ovvio che a seconda del portafoglio prescelto dal fondo si possono avere situazioni più o meno rischiose ed è anche ovvio che un rendimento più elevato si accompagna a un certo livello di rischio. Tuttavia – a meno di periodi di elevata inflazione – i fondi pensione dovrebbero avere rendimenti attesi (anche nel futuro) più elevati del tfr. Il confronto giusto, se vogliamo proprio farlo bene, è su un trentennio: è dimostrato che in Italia il differenziale di rendimento del mercato azionario rispetto al tasso privo di rischio si attesta sul 5% netto. Nel pezzo in discussione il discorso è necessariamente generale e quindi non può che fare uso di dati medi "ufficiali" recenti. Ognuno può portare un contro-esempio se cerca bene: attenzione a non focalizzare l’attenzione su un singolo fondo "aperto" che può avere costi di gestione elevati. Di questo La Voce ha anche trattato e su questo si dovevano concentrare i legislatori: come garantire a tutti i lavoratori un accesso ai fondi pensione con regole chiare, garanzie e, più importante, come fornire le informazioni complete sulla gamma delle possibilità. Inoltre un punto che sfugge a molti è che i FP offrono contratti collettivi di rendita vitalizia che altri investimenti (tfr incluso) non posseggono e quindi il lavoratore ci guadagna, in sede di accumulo del capitale se il gestore del fondo fa il suo dovere, e in sede di restituzione della rendita per via della ripartizione dei rischi. Provate ad acquistare un vitalizio con il gruzzolo ottenuto dal tfr all’età di 65 anni e vedrete che il risultato netto – tenendo conto anche dei costi di transazione ecc..- non è certamente migliore di quello di un fondo pensione. Altro discorso è come viene usato oggi quel gruzzolo: molti ci comprano la casa ai figli ecc…e quindi il mio esempio sembra poco interessante, ma per le generazioni future è fondamentale che quel gruzzolo sia usato a scopi previdenziali e che renda bene.

Sull’assetto societario dei FP non commento – è un punto dibattuto – ma per quel che riguarda gli investimenti di portafoglio vorrei ricordare che le regole dei nostri fondi pensione sono piuttosto stringenti sia per quel che riguarda "il muro divisorio" rispetto all’azienda di riferimento sia per quel che riguarda la composizione del portafoglio nel complesso e quindi i casi catastrofici a volte citati non dovrebbero verificarsi.