
La riforma è utile adesso
Le forze governative rispondono al monito della UE e alle critiche del FMI in materia di pensioni con una confusione di messaggi incrociati, nessuno dei quali sembra peraltro aver messo a fuoco il vero problema. Da un lato il Presidente del Consiglio Berlusconi ha parlato di "ineludibilità" delle riforme pensionistiche (successivamente trasformata in "ineludibilità di lungo periodo"); il Presidente del Senato Pera ha dichiarato che in materia di politica economica non è possibile ignorare il problema delle pensioni, e l'onorevole Brunetta ha invocato una riforma delle pensioni subito. Dall'altro il Ministro del Welfare Maroni ribadisce che le pensioni di anzianità non si toccano e il Ministro Tremonti aggiunge che fino al 2006 il problema non si pone. Quindi per una riforma complessiva del sistema previdenziale occorre attendere e meditare.
Ma l'urgenza di una modifica delle regole di uscita per pensionamento non è solo richiesta, con dati alla mano, da organismi sopranazionali (il monito della UE relativo al rapporto 2002 sull'occupazione si riferisce esplicitamente al tasso di occupazione degli anziani e all'allungamento della vita lavorativa), non solo è elemento importante di un patto sottoscritto con gli altri stati membri (vertice di Lisbona, 2000) ma è punto prioritario nel Piano Nazionale d'Azione per l'Occupazione (NAP) del 2002. I benefici per la finanza pubblica di un allungamento della vita lavorativa sono ovvi e condivisi [si veda Brugiavini-Peracchi e la relativa tabella]. Piuttosto, l'aspetto che sembra sfuggire è che la riforma è necessaria e utile adesso e non in un futuro lontano: è nel prossimo decennio che si sentirà l'effetto di aumento della spesa pensionistica dovuto ai pensionamenti delle coorti del baby boom, così come è nel futuro prossimo che si prevede la famosa "gobba" della spesa per pensioni sul PIL ed è entro il 2010 che ci siamo impegnati ad aumentare l'età effettiva di pensionamento. Passati questi decenni la riforma Dini andrà a regime e molti di questi fattori di pressione sulla spesa pensionistica si ridurranno, grazie a un sistema in cui, oltre all'applicazione del metodo contributivo, gli incentivi e le penalizzazioni saranno meglio dosati.
Vincoli sulla domanda o incentivi all'offerta di lavoro?
L'unica novità, che non colpisce positivamente né per efficacia né per creatività, è la recente proposta del Ministro Maroni in materia di uscite anticipate, che insiste sugli elementi di domanda di lavoro da parte delle imprese, vincolando effettivamente le scelte delle imprese. Non sorprende una immediata reazione negativa degli industriali che rende la proposta debole già sul nascere. Nella sua formulazione iniziale la Legge Delega 2001 proponeva un contratto tra lavoratore e impresa che garantisse l'esenzione totale dagli oneri contributivi a chi, avendo maturato il diritto alla pensione di anzianità, si impegnasse a lavorare per almeno un altro biennio. Gli oneri non corrisposti sarebbero stati spartiti tra lavoratore e impresa. In cambio, il lavoratore avrebbe rinunciato all'aumento permanente della pensione associato a ciascun anno di lavoro in più. Quindi l'obiettivo era quello di incentivare la prosecuzione del rapporto di lavoro per i lavoratori anziani (di comune accordo con le relative imprese) rendendo più vantaggiosi gli anni di lavoro addizionali. La critica mossa da più parti era la scarsa efficacia di tale misura per incoraggiare la prosecuzione del rapporto di lavoro a fronte di una mancanza di misure atte a scoraggiare le uscite anticipate. (si veda Brugiavini-Peracchi, "Il bastone e la carota" ).
La modifica sembra ora prevedere un proseguimento automatico del rapporto di lavoro per i lavoratori interessati. La nuova qualificazione non aggiunge nulla in tema di penalizzazioni economiche per le pensioni di anzianità. Si continuano a prospettare le seguenti tipologie:
lavoratori che intendono uscire con pensione di anzianità e possono ancora farlo senza particolari penalizzazioni;
lavoratori che sarebbero comunque rimasti sul posto di lavoro e ricevono, ora in forma automatica, un regalo;
lavoratori che valuteranno la scelta di proseguire l'attività lavorativa pur avendo maturato i diritti per l'anzianità (cioè quelli a cui la proposta si rivolge). Questi avranno modesti benefici monetari aggiuntivi nel posticipare il pensionamento e il loro calcolo di convenienza dovrà tener conto anche delle ampliate possibilità del cumulo tra lavoro e pensione, che rendono meno appetibile la rinuncia al trattamento pensionistico.
In altre parole l'unica novità è che le imprese sono ora vincolate a proseguire il rapporto di lavoro sia con i lavoratori di tipo 2 che con i (presumibilmente pochi) lavoratori di tipo 3 che decidano di continuare a lavorare.