
Le polemiche di questi giorni hanno riportato l'inflazione all'attenzione dell'opinione pubblica. Vi è una diffusa percezione da parte dei consumatori (italiani ed europei) e delle loro associazioni che l'introduzione dell'euro abbia comportato un aumento generalizzato del livello dei prezzi. I dati sull'inflazione - la variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo - diffusi dagli istituti di statistica dei vari paesi, per l'Italia dall'Istat (www.istat.it), negano questa percezione. Dove sta la verità?
Che cosa dicono i dati dell'Istat
Populismo e ignoranza hanno in questi giorni portato alcuni a mettere in dubbio la veridicità del dato sull'inflazione al consumo in Italia (pari in agosto al 2,3%), accusando implicitamente l'Istat di diffondere statistiche manipolate. In realtà le procedure di rilevazione dei prezzi e lo stesso assetto istituzionale dell'Istat posto sotto la supervisione della Presidenza del Consiglio non lasciano spazio a manipolazioni di sorta. I dati diffusi dall'Istat vanno pertanto considerati corretti, nel senso che non contengono alterazioni sistematiche ma solo i normali errori di misura cui va soggetta una qualunque statistica. Questi dati dicono che:
1.Tra gennaio e luglio del 2002, cioè dall'introduzione dell'euro, i prezzi al consumo in Italia sono mediamente aumentati dell'1,6%; nello stesso periodo del 2001 erano cresciuti dell'1,4%. Nei paesi dell'area dell'euro l'aumento è stato dell'1,6% (1,7% nel periodo corrispondente del 2001);
2.Vi sono differenze nel tasso di incremento dei prezzi tra categorie: in particolare, i prezzi dei beni alimentari, segnatamente quelli dei beni non trasformati come le verdure fresche, e di alcuni servizi sono cresciuti molto di più della media;
3.I prezzi degli beni manufatti non alimentari e non energetici fino a luglio sono aumentati meno della media mentre quelli dei beni dei prodotti energetici sono diminuiti. Questi ultimi, durante lo stesso periodo del 2001, erano invece aumentati;
4.A gennaio del corrente anno vi è una stasi dell'inflazione e per qualche categoria di beni un piccolo aumento dell'inflazione.
Come si vede tra i vari prezzi che compongono l'indice non vi è una dinamica uniforme dopo l'introduzione dell'euro: i prezzi di alcuni beni sono cresciuti più rapidamente (alimentari non trasformati), altri meno rapidamente, alcuni sono addirittura diminuiti. Ne consegue che di per sé la denominazione dei prezzi in Euro non ha avuto un effetto sistematico apprezzabile sul livello dei prezzi. Vi è però qualche evidenza che a gennaio, in concomitanza con l'introduzione dell'euro, il tasso di inflazione ha interrotto il processo di discesa che si verificava sul finire del 2001 e per alcuni categorie di beni (alimentrari freschi e alcuni servizi) il tasso di inflazione è lievemente aumentato.
Anche le percezioni dei consumatori sono vere
Ma anche le percezioni riportate dai consumatori sono vere, nel senso che riflettono una effettiva sensazione basata ovviamente sull'esperienza di ciascuno di noi come "rilevatore" di prezzi nel momento in cui effettuiamo gli acquisti. Come riconciliare le percezioni dei consumatori e le statistiche ufficiali? Una possibile spiegazione è la seguente.
1.Dall'introduzione dell'euro i consumatori stanno attraversando un periodo di apprendimento dei nuovi prezzi. Per capire se il prezzo di un bene è "elevato" o meno di solito lo si raffronta con quello di un altro bene: ad esempio 5000 lire per un pacchetto di sigarette è molto se, poniamo, una scatola di fiammiferi costa 20 lire. Ma questa operazione presuppone che si conoscano le quotazioni dei beni nella nuova valuta. Il processo di apprendimento dei nuovi prezzi in euro avviene con lentezza, mano a mano che i beni vengono acquistati. In questa fase, quando il consumatore si trova in difficoltà a capire la congruità di un prezzo in euro, lo trasforma in lire: 8000 lire per un chilo di cetrioli? Troppo cari, è la conclusione immediata: in lire, conserviamo ancora memoria dell'intero sistema dei prezzi e sappiamo valutare la convenienza relativa dei vari beni. Ciascuno di noi ha effettuato questa operazione tante volte, incorrendo talvolta nell'errore di confondere il "livello" del prezzo ("troppo caro") con la sua variazione, l'inflazione appunto ("è aumentato troppo").
2.L'apprendimento è ovviamente più rapido per i prezzi di beni (o servizi) che vengono acquistati con frequenza molto elevata, come il giornale, il biglietto del bus, la benzina e soprattutto i prodotti alimentari, che spesso vengono acquistati a frequenza giornaliera, o alcuni consumi specifici come il caffè al bar acquistati più volte al giorno. Su parecchi di questi beni dall'inizio dell'anno si sono verificati dei rincari marcati, come conseguenza di gelate e siccità principalmente. Se quindi si dovesse stimare la dinamica dei prezzi su questo sotto insieme di beni, come verosimilmente fanno le famiglie, il risultato sarebbe un tasso di aumento dei prezzi maggiore di quello registrato dagli istituti di statistica, che calcolano l'incremento con riferimento all'intero paniere di beni inclusi nell'indice. Quest'ultimo contiene anche beni, la cui importanza nella spesa per consumi della famiglia media è rilevante (come i beni non alimentari e non energetici) il cui incremento è stato inferiore a quello medio. Ma questi beni vengono acquistati con bassa frequenza (si pensi al vestiario, le calzature, i beni durevoli etc.) e dei loro prezzi in euro i consumatori non conservano ancora memoria (avete idea di quanto costa in euro un abito come quello che acquistate di solito? Probabilmente no. E in lire? Sicuramente si).
Gli aumenti dei prezzi e il contributo dell'Euro
Vi sono tre ragioni per cui l'introduzione dell'euro possa aver comportato un aumento dei prezzi.
1.Gli arrotondamenti. L'uso del cambio di conversione (1936,26 lire per euro) inevitabilmente genera molti decimali. E' più comodo per chi vende o acquista fare riferimento a prezzi arrotondati, ad esempio ai cinque centesimi o all'euro (a secondo del bene). In linea di principio l'arrotondamento può essere per eccesso o per difetto. In pratica se i prezzi hanno una tendenza ad aumentare perché vi è un po' di inflazione, l'aggiustamento verso l'alto diventa più probabile (si fa oggi un aggiustamento che comunque si farebbe domani).
2. Poiché cambiare i prezzi è costoso (costa ristampare i listini, riscrivere i cartellini etc.), si approfitta del fatto che i prezzi comunque vanno fissati in euro per aumentarli anche qui anticipando aumenti che comunque sarebbero avvenuti nel futuro prossimo.
3. In un periodo in cui i consumatori stanno apprendendo i prezzi denominati nella nuova moneta, essi hanno difficoltà a compararli con quelli di altri beni, in particolare dei loro sostituti più prossimi. Questa difficoltà conferisce un po' di potere di mercato ai venditori che possono approfittarne per accrescere il prezzo dei loro beni.
Quanto queste varie cause possano avere contribuito ad innalzare il livello dei prezzi è difficile dire. Uno studio della Banca d'Olanda stima un impatto sull'indice dei prezzi al consumo dello 0.3%, decisamente modesto. Per di più temporaneo perché le prime due ragioni hanno solo anticipato aumenti che sarebbero comunque avvenuti; la terza implica che mano a mano che i consumatori apprenderanno i nuovi prezzi in euro compreranno meno quei beni che hanno subito i rincari maggiori, sostituendoli con beni meno costosi, facendo così abbassare il prezzo.
Nessuno ci aveva promesso, e noi non lo avevamo pensato, che l'euro potesse metterci al riparo dalle gelate e dalla siccità, le principali ragioni per cui l'inflazione ristagna dall'inizio dell'anno.
In questi ultimi giorni divampa la polemica sull'Istat e sulla validità della rilevazione prezzi: l'inflazione è salita al 2,4%? no, è ferma al 2,1%? Boh!
Fermi tutti: ragioniamo per una volta con la testa dell'uomo di strada, o se volete, con quello della casalinga di Voghera. A questi due personaggi, e fra questi mi ci metto anche io, del paniere dell'istat non puo' importare di meno quando ti ritrovi una figlia adolescente che nemmeno 10 mesi fa ti chiedeva 10mila lire per la pizza con gli amici e adesso ti chiede 10 euro per la stessa pizza, verificate su ricevuta fiscale. E si da' il caso che abbia ancora qualche copia di qualche ricevuta della stessa pizzeria dello scorso anno; leggo: Pizza Margherita, 4500 lire; leggo quest'anno: Pizza Margherita 4 euro! E cambiando pizzeria il prezzo non cambia, nemmeno ci fosse un complotto delle pizzerie.
E' forse colpa dell'alluvione in Germania? Oppure il rischio guerra con l'Iraq ha fatto schizzare in alto il prezzo delle Pizze Margherite? Mah! Come mai nessun esperto finora ha messo in evidenza il vero problema dell'avvento dell'euro: alcune categorie commerciali (e non parlo solo di pizzerie), se ne sono schifosamente e vergognosamente approfittate, contando in malafede sulla confusione che avrebbero fatto gli Italiani fra le migliaia di lire e gli euro. Hanno preso la palla al balzo, con la logica del "ora o mai più'. Questo è il vero problema! Come mai l'istat non se ne è accorto?
La mia banca che prendeva 5000 lire per una operazione di switch sui fondi di investimento, adesso prende 5 euro!!
A me, personalmente, che l'inflazione sia il 2,5 piuttosto che il 2,2 non toglie il sonno la notte: quello che mi fa arrabbiare prima, e deprimere poi, è vedere il saldo del conto corrente mese dopo mese: scende sempre più in basso, e non si vede il rimedio!
Risponde Luigi Guiso:
In un breve articolo pubblicato su www.lavoce.info (dal titolo l'euro e l'inflazione) ho cercato di spiegare perchè possono entrambe essere vere sia le impressioni di rincaro dei prezzi di certi beni che riportano (talvolta documentando con fatture datate) i consumatori e i cittadini, e lei fra questi, e il dato calcolato dall'Istat sull'incremento dell'indice dei prezzi al consumo. L'esempio della pizza che lei cita e quello della commissione bancaria sono senz'altro veri: hanno applicato un cambio di 1000 lire per 1 euro anzichè di 2000 lire, facendo leva esattamente sul meccanismo di "confusione" iniziale delle persone nella fase del cambio. Ma noti che questo non è avvenuto per tutti i beni: pensi alle automobili, alle case, ai computer, alla benzina e così via per numerosi altri beni che hanno un forte peso nella nostra spesa totale e che finiscono quindi per condizionare l'andamento medio del costo della vita, spiegando il 2.4 di inflazione stimato dall'Istat (la differenza rispetto al 2.3% di un paio di settimana fa è dovuta al fatto normalissimo che quel dato era calcolato su un insieme parziale dei prezzi, quelli delle cosidette città campione; i giornali poi gonfiano un pò le notizie). I rivenditori di pizze che hanno cercato di trarre vantaggio dal momento di confusione non avranno vita facile: passata la confusione lei ed altri clienti deciderete di mangiare meno pizze e più panini (se il prezzo di questi in euro non è aumentato) oppure più pastasciutta a casa: quando la domanda per le pizze scenderà stia tranquillo che il costo della pizza tornerà simile a prima.
L'articolo di Luigi Guiso del 28/8/2002 avanza l'ipotesi che l'euro abbia avuto un ruolo importante nella crescita dell'inflazione. L'ipotesi, del tutto condivisibile, e' che i prezzi siano aumentati in corrispondenza dell'introduzione dei nuovi listini, anticipando aumenti che comunque si sarebbero spalmati nel corso del tempo. questo puo' aver causato il salto nei prezzi che tutti i cittadini percepiscono. Se questa ipotesi e' vera, ci si puo' attendere un "riassorbimento" dell'inflazione nei prossimi mesi (presumibilmente a partire da gennaio prossimo), quando l'inflazione dovrebbe tornare ai livelli pre-euro. Detto questo quindi anche se osserveremo una diminuzione dell'inflazione non sara' da attribuirsi alle manovre tampone del governo sulle tariffe pubbliche, che come e' stato sottolineato sono destinate a produrre effetti molto limitati, visto che le tariffe sotto controllo del governo sono ormai poche. Anche questa manovra quindi ha l'odore di una furba operazione di propaganda, atta a prendersi eventualmente i meriti di una riduzione dell'inflazione nei prossimi mesi.
Risponde Luigi Guiso:
Caro Castellani:
le rispondo per quanto riguarda l'inflazione. Lei riassume bene quello che io dicevo nell'articolo, salvo un punto: sebbene il segno dell'impatto sul livello dei prezzi dell'introduzione dell'euro sia certamente positivo, l'entità è stata secondo me modesta oltre che meramente transitoria. Per questo credo che il rallentamento dell'inflazione che si verificherà nell'anno (a meno di effetti dovuti ad altre perturbazioni meteorologiche) per questa ragione sarà anch'esso modesto. Da questo punto di vista penso che non vi siano molti margini per il governo per appropriarsi di risultati sui quali non ha merito (non avendo demerito peraltro sui rialzi dei prezzi). Cordiali saluti