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Per chi è aumentato il costo della vita

di Massimo Baldini 28.10.2002
L’indice del costo della vita in Italia ha segnato nel corso degli ultimi mesi una significativa accelerazione. Si tratta di un livello superiore alla media dell’area Euro, .....

L'indice del costo della vita in Italia ha segnato nel corso degli ultimi mesi una significativa accelerazione (1). Si tratta di un livello superiore alla media dell'area Euro, e che suscita preoccupazioni per i possibili riflessi che tale aumento esercita non solo sulla competitività delle imprese italiane, ma anche sulle possibilità di consumo delle famiglie e sul loro tenore di vita. Negli ultimi mesi si è infatti sviluppato un acceso dibattito sugli effetti dell'inflazione, e c'è il timore che l'accelerazione dell'inflazione abbia colpito soprattutto le famiglie meno abbienti, in particolare quelle povere. E' fondata questa preoccupazione?

Va innanzitutto ricordato che l'indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale diffuso dall'Istat rappresenta solo un valore medio, costruito sulla base dell'insieme complessivo dei consumi delle famiglie italiane.

Come calcolare gli effetti dell'inflazione

Per calcolare indici del costo della vita specifici per famiglia, si possono utilizzare i dati dell'indagine campionaria sui consumi delle famiglie che ogni anno l'Istat svolge su circa 20.000 famiglie italiane. Questi dati contengono informazioni molto dettagliate su circa 300 beni e servizi acquistati, e permettono quindi di calcolare indici del costo della vita per ciascuna singola famiglia. Partendo da queste informazioni statistiche di base è stata avviata un'analisi per verificare se l'accelerazione in corso del tasso d'inflazione è un fenomeno che ha pesato soprattutto sui bilanci delle famiglie più bisognose o se, viceversa, esso ha colpito indistintamente tutti - ricchi e poveri - senza distinzioni di reddito.

Dopo aver applicato i coefficienti di variazione dei prezzi relativi agli ultimi dodici mesi disponibili ai panieri di spesa familiari dell'ultima indagine disponibile dell'Istat, si è scelto di approssimare il benessere di ciascuna famiglia con la sua spesa equivalente, ottenuta dividendo il valore della spesa totale per una scala di equivalenza (un insieme di coefficienti che permette di confrontare, in termini omogenei, il tenore di vita di famiglie non omogenee tra loro, quanto a numerosità e composizione). La scala di equivalenza da noi utilizzata è quella che si applica per calcolare l'Indicatore della situazione economica (ISE), una grandezza presa come riferimento dall'amministrazione centrale e da quelle locali per l'erogazione di servizi e trasferimenti monetari.

L'analisi per decili

Abbiamo quindi suddiviso le famiglie dell'indagine campionaria dell'Istat in dieci gruppi di uguale numerosità, i decili, ordinati per livelli crescenti di spesa equivalente, per verificare se esista una qualche correlazione tra tassi di incremento dei prezzi e tenore di vita. Dalla prima tabella si può notare che il tasso medio di inflazione risulta leggermente crescente all'aumentare del livello di benessere familiare. I prezzi sono insomma aumentati lievemente di più per i ricchi che per i poveri: mentre, ad esempio, per una famiglia del primo decile (il più povero in assoluto) acquistare lo stesso paniere dello scorso anno costa ora il 2.22% in più, questa percentuale sale al 2.56% per il 10% più ricco delle famiglie italiane (2).

 

La disaggregazione per condizione professionale e numero di componenti

Disaggregando i tassi medi di inflazione per alcune caratteristiche come la condizione professionale della persona di riferimento o il numero dei componenti (Tab. 2), si nota che l'incremento dei prezzi è stato superiore alla media complessiva per le famiglie dei dirigenti e dei lavoratori in proprio e, anche se in minor misura, per le famiglie di operai ed impiegati. Il costo della vita è invece aumentato meno della media per quelle dei pensionati e, conseguentemente, vivendo i pensionati in nuclei relativamente poco numerosi, per le famiglie con pochi componenti (uno o due).

 

Diverse fonti sostengono che in Italia, negli ultimi anni, la disuguaglianza dei redditi è aumentata. Per questo sarebbe interessante ripetere questa indagine su un più lungo intervallo temporale: se risultasse confermato che l'inflazione è più alta per i decili di reddito più ricchi, ciò potrebbe segnalare che l'aumento superiore alla media dei prezzi dei beni di lusso sia stato provocato proprio dall'aumento della disuguaglianza, che ha incrementato il potere d'acquisto soprattutto per i redditi più elevati.

In conclusione

I risultati dell'analisi sembrano smentire l'opinione diffusa che il costo della vita sia aumentato soprattutto a danno delle fasce di famiglie più povere. Tali risultati dipendono ovviamente dalla qualità delle informazioni di base su cui sono costruiti (si veda "La spesa di una grande famiglia"). Il timore ricordato all'inizio che il "vero" tasso di inflazione sia, soprattutto per le famiglie più bisognose, superiore a quanto sostenuto dall'Istat non va però sottovalutato. Esso richiede una grande trasparenza nelle modalità di rilevazione dell'Istat, in modo da fugare eventuali dubbi sulla affidabilità degli indicatori di prezzo.

(1) Il tasso annuo di inflazione, al 2.4% in agosto, si è portato in settembre al 2.6%. Sulla base dei primi dati delle città campione, l'indice dovrebbe essere ulteriormente salito, in ottobre, al 2.7%.

(2) Questo risultato si spiega osservando come sia aumentato più della media generale il prezzo di alcuni beni e servizi consumati in proporzioni maggiori da famiglie a reddito (e spesa) medio-alto. Il prezzo della categoria "pasti e consumazioni fuori casa" è aumentato ad esempio del 4.3%, quello di giornali e riviste invece del 6.2%. D'altra parte, molti generi alimentari e beni e servizi legati all'abitazione, che rappresentano una quota elevata della spesa delle famiglie a basso reddito, non hanno fatto segnare incrementi particolarmente significativi, se si escludono alcune voci, come la frutta (+8.3%) o gli ortaggi (+5.8%), certamente importanti, ma presenti con quote inevitabilmente ridotte nel paniere complessivo di spesa di quasi tutte le famiglie.

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