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La legge 488 è stata utile per lo sviluppo del Mezzogiorno. Ma lo sarà ancora?

di Guido Pellegrini 28.11.2002
Gli obiettivi degli incentivi sono principalmente di due tipi. Innanzitutto agevolare iniziative valide, ovvero che generino sviluppo e occupazione duraturi nel tempo; in secondo luogo incentivare progetti addizionali .....

I soldi spesi nella 488. Una valutazione empirica

Gli obiettivi degli incentivi sono principalmente di due tipi. Innanzitutto agevolare iniziative valide, ovvero che generino sviluppo e occupazione duraturi nel tempo; in secondo luogo incentivare progetti addizionali, evitando di aiutare azioni che sarebbero comunque intraprese dal soggetto agevolato.

Da questo punto di vista i risultati delle analisi empiriche di valutazione dello strumento sono positivi: le imprese agevolate sono in media più profittevoli e redditizie di quelle che, pur entrate in graduatoria, non lo sono state. Il risultato è una misura della validità dei criteri di selezione dei progetti. Le imprese che hanno maggiori profitti sono infatti quelle che in generale sono meglio gestite e quindi hanno maggiori probabilità di sopravvivere a lungo. Queste sono le imprese che tenderanno a radicarsi nel territorio, e quindi a consolidare lo sviluppo dell'area.

Altra questione è quella dell'addizionalità. Il confronto tra imprese agevolate e non indica che le prime hanno avuto tassi di crescita del prodotto e dell'occupazione significativamente superiori rispetto a quelle non agevolate. Confrontando ad esempio le performance di un campione di imprese a tre anni dall'agevolazione nel Mezzogiorno, si rileva un tasso di crescita dell'occupazione del 13 percento, rispetto al 3 percento del campione di imprese non agevolate. Questo differenziale di crescita, sebbene in misura minore, permane anche utilizzando diversi metodi econometrici che tengano conto dei problemi di selezione delle imprese. Infine gli effetti della 488 appaiono addizionali anche rispetto al territorio: gli incentivi non "spiazzano" analoghi investimenti privati nella stessa provincia, ma anzi li attivano.

Il futuro della norma

Esiste sempre il rischio che interventi a modifica della 488 siano volti in realtà a "raffreddare" uno strumento che ha impedito i tanto vituperati finanziamenti a pioggia, tramite un sistema di selezione delle iniziative che ha aumentato l'efficacia dell'azione pubblica. Purtroppo, nessun progresso può essere dato per acquisito: esiste sempre il rischio di ritornare all'epoca degli aiuti "facili", inutili e inefficaci per lo sviluppo. Fortunatamente, la 488 è uno strumento che piace. Gli industriali l'apprezzano per la trasparenza e velocità, gli addetti ai lavori perché seleziona sulla base di obiettivi chiari e trasparenti, che quindi riducono le distorsioni che inevitabilmente porta sul mercato. Per questo modifiche al meccanismo, come quelle previste nelle prime versioni della Finanziaria 2003 ma poi eliminate, sono malviste, giacché possono introdurre attriti in un meccanismo fino ad ora molto ben oliato. Rimane però un pericolo serio che perlomeno la velocità di erogazione sia fortemente frenata: la cancellazione delle contabilità speciali, introdotta con un emendamento alla nuova Finanziaria, porterebbe a ingolfare l'Ufficio centrale del bilancio con l'emissione di ulteriori 15.000 nuovo mandati l'anno, con l'addio alla certezza dei tempi di erogazione.

L'eliminazione del meccanismo d'asta, dovuta alla concorrenzialità con lo strumento del credito d'imposta, porta a un aumento delle risorse richieste a parità di domande, e quindi a una maggiore selettività (e a un aumento degli insoddisfatti). Importante, a questo riguardo, è quindi la dotazione finanziaria, che appare, allo stato attuale, modesta rispetto al passato. Per la 488 e i contratti di programma sono fino ad ora previste, nella nuova Finanziaria, per il triennio 2003-2005, risorse aggiuntive pari a 950 milioni di euro (di cui 750 nel 2005). Ipotizzando che vengano destinati agli incentivi 488.700 milioni di euro, i fondi disponibili saranno circa la metà di quelli stanziati nell'ultimo bando. Inoltre non potranno più pervenire risorse dall'Unione europea: infatti la 488 ha già completamente utilizzato il cofinanziamento comunitario previsto per il periodo 2000-2006.

Gli aiuti alle imprese per la riduzione dei divari territoriali hanno necessariamente carattere transitorio, in quanto aiutano lo sviluppo fino a che questo non diventi autopropulsivo, anche per merito di azioni sui fattori strutturali di crescita. Questa logica è stata alla base della programmazione dell'intervento pubblico nelle aree svantaggiate, che aveva previsto una riduzione degli incentivi a fronte di un aumento degli interventi di contesto (infrastrutture, sicurezza, capitale sociale). Ma in presenza di un rallentamento di questiultimi rispetto a quanto programmato, siamo ancora sicuri della necessità di ridurre così drasticamente l'utilizzo di uno strumento utile come la 488?