
Segretario generale della Fondazione "Giovanni e Francesca Falcone", Consigliere giuridico del Ministro dell'Interno.
“Qui si vince con il voto di scambio” ( Saviano in TV – Il Mattino)
“Tracciare una strada? Servono sei anni” (Sergio Rizzo sul Corriere della Sera)
“Truffe e tangenti sui fondi per l’occupazione” ( Report di Milena Gabanelli)
“Porterei i sindaci della Campania a visitare i termovalorizzatori di Brescia e Vienna” ( Italo Bocchino – Il Mattino )
“Otto anni per scrivere una sentenza” (Luca Fazzo – Il Giornale )
“Catastrofe scolastica e cecità politica” ( Mario Pirani – La Repubblica )
Sono titoli di articoli che ricordano che la criminalità organizzata non costituisce un punto prioritario nei programmi dei partiti; sottolineano la lentezza delle opere di modernizzazione e delle infrastrutture (lo studio di fattibilità del Metrobus, la metropolitana leggera di Brescia, risale al 1 giugno del 1986: per arrivare al progetto preliminare - ma soltanto del primo lotto – sono trascorsi tredici anni); ricordano che esistono in Italia e all’estero soluzioni adeguate per risolvere i problemi dei rifiuti in Campania; evidenziano le insufficienze della giustizia e della scuola.
Potremmo elencare altri punti dolenti dalle università all’immigrazione, ma quelli segnalati mi sembrano già sufficienti per svolgere alcune considerazioni.
Troppo spesso rilevo che da tutte le parti politiche molti dei nostri mali vengono fatti risalire al sud descritto come arretrato, neghittoso, criminale e causa del ritardo del Paese nella crescita economica e nella modernizzazione.
Sono una donna del sud e lo rivendico con orgoglio. Diventa sempre più insopportabile il peso che sento anche su di me per il degrado del mezzogiorno. Mi addolora l’immagine della “mia Napoli” rappresentata nel mondo come una grande discarica. Porto la mia parte di colpa.
Ma mi domando e vi domando: E’solo e tutta colpa del sud l’attuale degrado?
Il mio defunto amico Giovanni Falcone, si definiva “malato di Stato” non soltanto perché era un giudice di questo Stato ma, soprattutto, perché si sentiva parte di questo Stato e di questo Paese, dal nord al sud, da est a ovest.
Forse dovremmo “fare più squadra Paese” ogni giorno e non solo quando vogliamo essere scelti quale sede per lo svolgimento di campionati o di esposizioni.
Forse di fronte all’emergenza rifiuti a Napoli anche le altre regioni avrebbero potuto dimostrare maggiore disponibilità per aiutare i cittadini della Campania.
E poi, la Tav e il Mose, incompiute, sono opere del sud?
Vale ancora quello che diceva il Procuratore Generale Antonio Corrias, nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario a Milano nel 1983, “si è giunti in sostanza al predominio della mafia nel nostro Paese”?
In un recente rapporto sulla criminalità in Italia sono indicate le proiezioni nazionali ed internazionali che vedono presenze forti di criminalità organizzata in Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Trentino Alto Adige, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Basilicata, Lazio. Per non parlare delle “altre mafie”.
A fronte di questa situazione il centrodestra afferma che “La lotta alla mafia è un patrimonio che appartiene a tutti: non è di destra né di sinistra” (on.le Fini a Palermo). Il centrosinistra riafferma il contrasto alla criminalità con la dichiarazione “mafia, ndrangheta” sappiate che vi combatteremo> perciò non votate per noi (Veltroni in Calabria e Sicilia).
Il mio scetticismo mi porta a ritenere che la criminalità organizzata non si curi dei propositi; teme solo le decisioni adottate e con immediatezza.
Mi domando, a che serve il 41 bis se dopo due anni, al momento del rinnovo, il giudice di sorveglianza ha bisogno della prova della permanenza del rapporto criminale tra detenuti mafiosi e l’organizzazione all’esterno? Se vige il regime del 41 bis quel legame non può e non deve esistere! A che serve la confisca dei beni se questa può intervenire soltanto alla conclusione di tutti i gradi del giudizio ( da sei a dieci anni)? Non è possibile adottare misure amministrative e pochissime misure normative – con decreto legge- per la semplificazione del procedimento di sequestro dei beni dei mafiosi, riducendo al massimo il numero degli attori nella procedura? Troppo poco? “meglio un poco fatto che un tanto raccontato”.