
Noi siamo quelli che sparano al vicino
Che aspettan solo la domenica del derby
Pronti a schierarci col Guelfo o il Ghibellino
In sala il busto di Uguccione de’ Monterbi.
Guardando indietro vedo un popolo rissoso
Appassionato a contese di cortile
Che si dirà profondamente religioso
Senza vergogna per l’ingiuria più incivile
In questa trama, un’unica eccezione
Con l’inclusione di tutte l’ali al centro
Della Balena Bianca la stagione
E i nostri umori a macerarsi dentro
Tolto quel tappo, caduto il triste muro
Con la stagione del maggioritario
Ci sentimmo moderni di sicuro
Ma sfoderammo il vecchio armamentario
Due mezze Italie arroccate su se stesse
L’un l’altra ostile, guardandosi in cagnesco
Pronte a emigrare, un piede sul calesse:
L’altrui vittoria ad accettar non riesco.
E la politica come cataclisma
Ognun si attende i barbari alle porte
Rozzezza estrema nella patria del sofisma
La vita che combatte con la morte.
Lo dico, ma io stesso son così,
passion politica come malattia
torcibudella, spirito maudit
col fiato corto e senza più allegria.
E so che mentre penso questa cosa,
di là si provan gli stessi spasmi urlati
come due specchi che rifrangon senza posa
una figura vista da due lati.
Come vorrei un paese più normale
Dove l’altro non ti evoca barbarie
Dove il giorno dello spoglio elettorale
Non finisci a rischiar le coronarie.